Suono Immagine i loro significati

Ci capita di ricordare un film, magari neanche poi così riuscito, per la colonna sonora, o per un motivo che ci ha accompagnato per tutta la pellicola e che ci è rimasto in mente per parecchio dopo la visione del film.

Capita anche a distanza di anni, con quella particolare sequenza fatta di suono/immagine, che ci resta indelebilmente stampata nell’inconscio, con quella musica che caratterizza l’azione, il paesaggio, o il protagonista.

Come non ricordare i grandi compositori di Colonne Sonore (Nicola Piovani, Ennio Morricone, per citarne solo di italiani e fra i più rappresentativi del genere), resi celebri da motivi divenuti ormai celeberrimi, destinati senz’altro a diventare immortali nella memoria dell’umanità, andando a segnare la storia della musica con le loro meravigliose produzioni.

Eppure, fino a pochissimi anni or sono, i compositori di certa musica da film, erano snobbati dai musicisti in genere, che li consideravano come un sotto prodotto della produzione musicale vera e propria, indipendentemente da qualsiasi immagine, o riferimento extra-sonoro.

Oggi, viceversa, si recupera dignità artistica, nè più nè meno come per un qualsiasi altro musicista, capace di produrre in base alla richiesta, aderente al percorso ed efficace nel momento della fruibilità durante la realizzazione dell’evento, come appunto nel caso del rapporto con l’immagine, cui dovrà necessariamente riportarsi.

Comporre una colonna sonora, richiede una grande conoscenza della pellicola, della trama del film, delle tempistiche e di tutto quanto possa favorire un buon dualismo fra questi due linguaggi – suono e immagine – capaci di metacomunicabilità cognitive di notevole portata culturale ed emotiva.

Analizziamo le principali:

Le principali capacità per comporre una colonna sonora

  • descrivere: rumori, o rumori e musica, in appoggio alle parole e per rappresentare in modo più ricco ambienti e cose (ad esempio, la città, con il traffico, la folla, i clacson, ecc.).
  • interpretare: i rumori, ma soprattutto la musica, si propongono come descrittivi di una situazione, di un personaggio, di un luogo. Come la scena di una zona desertica, accompagnata da una musica triste e sconsolata che evidenzia il paesaggio in questione.
  • emozionare: centrali sono gli stati d’animo, i sentimenti dei personaggi, come il suono di una musica patetica dopo una scena dolorosa. È la funzione fra le più sfruttate nel cinema e spesso fra le più stereotipate (come la classica musica di violini durante una scena d’amore).
  • identificare: si precisa un luogo, un’epoca precisa in cui avviene un fatto. Come non associare “Il bel Danubio blu”, all’epoca degli sfarzi viennesi dell’ottocento?
  • informare: simile alla precedente, ma di solito viene svolta dai soli rumori e dice qualcosa che nell’immagine non c’è. Ad esempio, sentiamo un treno (senza vederlo) e ci informa che ci troviamo in una stazione, dello svolgersi di una situazione associata alla trama stessa.
  • completare: musica e rumore, non dicono nulla di nuovo rispetto alle immagini, ma semplicemente, concorrono alla ricostruzione realistica della realtà; come per la partenza di un Jet, completato realisticamente dallo strepito durante il decollo. Funzione ovvia, ma necessaria per dare più realismo all’immagine stessa.
  • collegare: un compito che musica e rumori spesso assolvono, è quello di legare insieme scene e momenti del racconto. Per esempio, vi è una scena che mostra il protagonista al lavoro in fabbrica, accompagnato da una musica gelida: più avanti si trova in autostrada e torna la stessa musica, collegandola alla stessa sensazione di tensione alienazione.

Appare chiaro, come la costruzione musicale, necessiti di una profonda analisi delle sequenze, dell’immagine, così come la sua struttura dovrà obbedire anche ad una precisa scelta formale e contenutistica, così da poter essere più incisive all’atto pratico.

Alcuni esempi pratici

Ad esempio, Ennio Morricone nel film “Mission”, sceglie di utilizzare due motivi distinti, entrambi di grande impatto e coinvolgimento: uno ritmico (“Vita nostra”) e l’altro (Gabriel’s oboe), decisamente più melodico.

L’istesso schema utilizzato da Randy Edelman nel celebre film “L’ultimo del Mohicani” e sappiamo bene di considerare due esempi davvero notevoli!

Ebbene, solo nel cuore del film i due motivi tematici vengono sovrapposti perfettamente, a dimostrazione di una scelta precisa da parte dei compositori, di concepire due brani sì autonomi, ma sovrapponibili e pensati a priori ad incastro e da utilizzare nel momento culminante della pellicola, per scatenare le maggiori funzioni emotive ed emozionali possibili…..

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