È davvero così rilevante, conoscere a fondo le proprie radici culturali?
La propria storia familiare, il retaggio culturale e le tradizioni aiutano a sviluppare una forte identità di fondo, forniscono un sostegno emotivo e permettono di evitare di ripetere errori passati, fungendo da bussola per la vita.
Le nostre origini sono come le radici di un albero: ci sostengono, ci nutrono e danno stabilità alla nostra identità. Conoscere il proprio retaggio culturale e le tradizioni di famiglia ci dà un senso di appartenenza a un luogo, a una comunità e al mondo, creando un senso di sicurezza psicologica. La storia familiare contribuisce a creare una nostra identità unica e autentica, aiutandoci a capire chi siamo veramente. La storia familiare è una fonte di sostegno emotivo e di significato nella vita di una persona. Conoscere da dove si viene è il punto di partenza per comprendere chi siamo oggi e quali modelli relazionali interiorizziamo fin dall’infanzia. Le proprie radici ci ricordano chi siamo e ci forniscono una direzione, evitando di sentirsi persi, specialmente in un mondo globalizzato. La narrazione della storia familiare aiuta a dare un senso alle esperienze, a elaborare paure e a imparare dalle vite e dai sacrifici di chi ci ha preceduto. Conoscere le proprie origini non significa rimanere legati al passato, ma piuttosto intraprendere un processo di “individuazione” sano, distinguendo ciò che è utile da ciò che non lo è più per diventare pienamente se stessi. Trovare la giusta distanza dalla famiglia d’origine, pur riconoscendone il valore, ci permette di trovare il terreno fertile per la crescita, l’indipendenza e l’autonomia. È importante tramandare la conoscenza delle proprie origini alle future generazioni, in modo che anche loro possano avere un ancoraggio solido e un senso di identità. La perdita delle radici porta a una maggiore insicurezza e a una perdita di identità.
Da qualche tempo faccio parte del Comitato Scientifico della Fondazione M° Daniele Maffeis (ETS), curandone in particolare la sezione scolastica, al fine di promuoverne l’Opera-Omnia e “dar voce” ad un grande musicista nostro conterraneo.
A tal proposito, riporto la sintesi del recentissimo articolo pubblicato da “Eppen” – rivista online dedicata alla cultura e al tempo libero di Bergamo e provincia – dal titolo: “Bergamo riscopre le sue radici musicali con la Fondazione Daniele Maffeis”.
• Le realtà musicali, a Bergamo,
sono una parte integrante della vitalità culturale che caratterizza la terra orobica in ogni sua forma: dalle istituzioni teatrali (Fondazione Teatro Donizetti) alle biblioteche di conservazione (Biblioteca Civica Angelo Mai e Biblioteca De Sabata-Ceccato), passando per le storiche realtà concertistiche, si è saputo valorizzare un
patrimonio secolare che ha saputo imporsi e proporsi a livello nazionale e non solo, divenendo emblema e patrimonio.
Ancora una volta, la musica tornerà protagonista a Bergamo con l’affacciarsi di una nuova realtà: la Fondazione M° Daniele Maffeis ETS, nata nel gennaio scorso dalla trasformazione dell’associazione musicale Daniele Maffeis e intitolata al compositore di Gazzaniga (1901-1966).
«La Fondazione raccoglie un’importante esperienza pregressa culminata nell’edizione completa degli Opera Omnia in 39 volumi a stampa terminata nel 2012, assieme a concerti, studi e iniziative pubbliche dedicati alla figura del Maestro».
• Il punto chiave
La Fondazione, attraverso le sue attività, si dedica alla tutela e alla valorizzazione dei beni materiali e immateriali legati all’opera e alla figura del Maestro Maffeis – compositore, organista e docente attivo nel contesto lombardo della prima metà del Novecento – promuovendo progetti culturali, educativi e sociali che guardano al futuro, affinché la complessità e la profondità della sua musica venga restituita anche alle nuove generazioni e contribuisca a nutrire il tessuto culturale e civico della società.
«La missione della nostra Fondazione si basa sul patrimonio di Maffeis, compositore bergamasco dalla visione musicale profonda e sfidante: un tesoro da conservare, una fonte viva per il futuro perché la sua musica possa parlare ancora a tutti, stimolando riflessione, suscitare emozioni e creare legami autentici».
Uno spazio attivo di incontro tra memoria e futuro, collaborando anche con diverse realtà del territorio e non solo (Biblioteca Civica Angelo Mai, Biblioteca Statale di Cremona, Politecnico delle Arti di Bergamo, Conservatorio Santa Cecilia di Roma, docenti del Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Milano, docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Liceo Musicale «Zucchi» di Monza, Liceo Musicale «Azuni« di Sassari, docenti del Liceo «Secco Suardo» di Bergamo e scuola primaria di Fiorano al Serio).
Anima viva della nuova realtà, è costituita da una rete di nove comitati scientifici, composti da musicisti, studiosi e professori universitari, professionisti e giovani volontari, impegnati in un lavoro collettivo di ascolto, ricerca e divulgazione.
• Chi è Daniele Maffeis?
Figura di spicco del Cecilianesimo lombardo, Daniele Maffeis è stato compositore, organista, direttore ed insegnante, la cui attività ha lasciato un importante segno nella tradizione musicale del suo tempo.
Nato a Gazzaniga il 1° agosto nel 1901, studiò privatamente con Pietro Zaninari (a Fiorano al Serio), per poi proseguire il suo percorso musicale all’Istituto Musicale di Bergamo con Alessandro Marinelli. Nell’ambiente cittadino venne a contatto con musicisti quali Agostino Donini (maestro di cappella della Basilica di Santa Maria Maggiore) e dell’ambiente del Movimento Ceciliano che plasmò la realtà musicale sacra dei primi anni del XX secolo.
Dopo la conclusione degli studi a Milano, conseguendo il diploma in pianoforte, organo e composizione con Arnaldo Galliera nel 1927, Maffeis iniziò l’esperienza didattica e organistica: insegnò in molte realtà dell’area lombarda tra Bergamo, divenendo anche organista e maestro di cappella presso la Basilica di Santa Maria Nuova di Abbiategrasso, nonché organista a Gorgonzola e in San Satiro a Milano. Tornò a Bergamo nel 1950, divenendo insegnante di organo e composizione organistica al Conservatorio «Donizetti»: fu un periodo intenso, tra eventi, collaudi di nuovi strumenti e impegni compositivi. Negli ultimi anni compose nuove «Messe», tra cui la «Missa Daniel Propheta» e due «Messe Popolari» in italiano, ispirate al rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano II. Scrisse anche per il periodico Giopì, dove propose riflessioni su musica, arte e memoria. Morì a Gazzaniga il 10 febbraio 1966, le sue ultime parole furono: «ho ancora tanta musica dentro».
Il patrimonio musicale di Maffeis, di cui oggi la Fondazione a lui intitolata si fa garante, abbraccia moltissimi generi (rispecchiati nella multiforme varietà dei Comitati Scientifici): opere liriche, operette (da intendersi come «melodrammi per fanciulli»), liriche vocali, pagine pianistiche, molta musica sinfonica, cameristica e, ovviamente, un corposo repertorio sacro («Messe», «Mottetti»).
Credo che l’ingente patrimonio lasciatoci dallo “Zio Daniele”- come ancora oggi viene affettuosamente chiamato – meriti quanto meno la nostra considerazione, nella certezza che possa contribuire al recupero delle nostre radici musicali più autentiche, ben rappresentate da quella che è innegabilmente una figura di grande valore umano, artistico, culturale, che certamente – in quanto musicisti – abbiamo il dovere almeno di conoscere.
• Citazioni citabili
“La musica della tradizione è la melodia originale dell’uomo; è lo specchio musicale del mondo” – Friedrich Nietzsche
“Le vere radici della cultura sono la musica della tradizione”- John Lydon
“La storia di un popolo si trova nelle sue canzoni”- George Jellinek
“La musica popolare ci riporta alle radici della nostra cultura” – Tulsi Kumar
“La più vera espressione di un popolo è nelle sue danze e nella sua musica” – Agnes De Mille
“Maffeis ha sempre solcato la lunga strada della tradizione, guardando ad essa non come istituzione assoluta ed inviolabile di uno status quo, ma nutrendola ed evolvendola verso un discorso musicale nuovo che coniugasse spontaneità e ricercatezza” – William Limonta
Ora confrontiamo alcuni aspetti: di ieri, di oggi, di sempre…..


La città di Bergamo, pur avendo raggiunto la sua massima fama storico-musicale nell’Ottocento grazie a Gaetano Donizetti, natìo di Bergamo Alta e protagonista indiscusso dell’opera italiana, e a istituzioni come il Teatro Donizetti, conserva una vibrante tradizione musicale anche nel Novecento, capace di coniugare musica sacra, attività didattica e repertorio colto. Conoscere queste tradizioni è fondamentale, poiché solo attraverso la consapevolezza del passato è possibile comprendere il presente e progettare in modo responsabile il futuro.
Anche i paesi della provincia bergamasca hanno dato i natali a musicisti di rilievo, lasciando un segno significativo nella storia musicale del territorio. Tra questi spicca Daniele Maffeis (1901–1966), figura emblematica di come la musica possa coniugare tradizione, formazione e responsabilità civile.
Per approfondire la sua vita e la sua opera, ho effettuato una ricerca online. Grazie a un articolo di William Limonta, ex studente del nostro liceo musicale, apparso sul periodico Eppen de L’Eco di Bergamo del 28 marzo 2023, ho appreso numerosi dettagli sulla formazione e sulla carriera dell’artista. Inoltre, consultando il sito dedicato al compositore ho potuto rendermi conto della vastità delle sue opere. Alcuni brani possono essere ascoltati anche su YouTube, ad esempio l’Agnus Dei dalla Messa Mariae Nascenti, eseguito dalla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” con organo di Paolo Sebastiani, sotto la direzione di Alessandro Bianconi.
Maffeis ha scritto numerosi brani corali, in particolare musica sacra per coro con organo e pezzi vocali a più voci, che possono essere efficacemente utilizzati nell’attività di musica d’insieme corale all’interno di un liceo musicale. In questo contesto, l’educazione civica trova una delle sue applicazioni più autentiche nella pratica della musica d’insieme, luogo privilegiato in cui i valori della convivenza civile vengono sperimentati non in forma teorica, ma attraverso l’esperienza diretta.
La musica d’insieme corale di Maffeis costituisce uno strumento ideale per educare al rispetto delle regole condivise: tempi, dinamiche, entrate e ruoli devono essere osservati affinché il risultato musicale risulti coerente. Questo processo rispecchia il funzionamento di una comunità civile, nella quale il rispetto delle norme è condizione indispensabile per il bene comune. Allo stesso tempo, l’attività corale sviluppa un ascolto reciproco, poiché ogni studente è chiamato a modulare il proprio intervento in relazione agli altri, rinunciando a qualsiasi forma di protagonismo individuale.
Un altro aspetto centrale è la responsabilità personale. Ogni componente del coro è indispensabile: lo studio della propria parte e la partecipazione consapevole alle prove incidono direttamente sulla qualità del lavoro collettivo. In questo senso, la musica d’insieme diventa una vera e propria palestra di cittadinanza attiva, nella quale l’impegno del singolo acquisisce valore solo all’interno del gruppo.
Inserire lo studio e l’esecuzione di brani di Daniele Maffeis in un percorso didattico significa anche valorizzare il patrimonio culturale del territorio, rafforzando negli studenti il senso di appartenenza e la consapevolezza della musica come bene comune. La performance corale diventa, infine, occasione di partecipazione alla vita culturale della scuola e della comunità, trasformando l’esperienza musicale in un autentico atto civico.
In conclusione, la musica d’insieme corale, e in particolare la musica sacra del Novecento rappresentata da Daniele Maffeis, si configura come uno strumento educativo di grande efficacia, capace di integrare formazione musicale ed educazione civica in un percorso unitario, concreto e profondamente formativo.
Leggendo quest’articolo, mi colpisce come il lavoro sulla tradizione venga visto come qualcosa di fermo o superato. In realtà, studiare autori come Daniele Maffeis significa imparare a parlare con la storia. Conoscere questa musica aiuta a capire meglio chi siamo oggi e da dove veniamo.
La tradizione, se vissuta davvero, non blocca: dà basi solide su cui costruire. È un atto di rispetto verso il territorio, verso chi ci ha preceduto e verso la comunità che ha dato vita a quella musica. Solo partendo da queste radici la musica può continuare a crescere ed essere davvero viva
Nell’edizione completa degli Opera Omnia in 39 volumi, potrai trovare una fonte non inesauribile ma certamente ricchissima cui attingere. Mi chiedo a quali brani fai riferimento, cosa conosci in particolare dello “zio Daniele”, cosa ti porta a sentenziare – anche con una certa decisione – che si tratta di “un atto di rispetto verso il territorio, verso chi ci ha preceduto e verso la comunità che ha dato vita a quella musica…” A quale musica in particolare? Parli di cameristica, oppure coristica? O ti riferisci alle grandi opere?
Non mi riferivo a singoli brani né volevo fare un’analisi dettagliata dell’intera produzione. Parlavo in generale del modo in cui mi rapporto all’opera di Daniele Maffeis, soprattutto alla produzione coristica e cameristica, che considero la più legata al territorio e alla pratica musicale reale.
Quando parlo di “atto di rispetto”, intendo il riconoscere che questa musica nasce da un contesto preciso, da persone e comunità concrete, e che studiarla serve prima di tutto a capirne il linguaggio e le radici, non a fissare modelli o a fare confronti tra generi. È questo approccio, più che il riferimento a un’opera o a un brano specifico, che volevo esprimere.
Il mio intervento andava quindi letto come una riflessione generale sul valore dello studio della tradizione, non come una presa di posizione su singole composizioni o su un ambito specifico della produzione.
La musica della tradizione è importante perché racconta la storia dell’uomo e del mondo, come dice anche la citazione di Friedrich Nietzsche.
Attraverso la musica possiamo capire il passato e le emozioni delle persone che ci hanno preceduto. Conoscere le nostre radici è fondamentale, non per restare fermi nel passato, ma per costruire il futuro.
Il compositore Daniele Maffeis ha dedicato molta attenzione ai giovani, scrivendo cori e musiche pensate anche per i ragazzi. Le sue opere trasmettono valori come l’unione e la condivisione.
La Fondazione nasce per far conoscere Daniele Maffeis alle nuove generazioni e per ricordare quanto la musica sia una parte importante della nostra storia e della nostra cultura, nonostante io abbia conosciuto solo grazie a quest’articolo lo zio Maffeis sono grata di tutta la bella musica che ci ha lasciato.
Daniele Maffeis fu un organista, compositore, direttore e insegnante bergamasco vissuto dal 1901 al 1966. E’ notevole per averci donato una produzione estremamente ampia e variegata, che spazia tra la musica strumentale e quella vocale, sia sacra che profana. Ebbe un ruolo importante nello scenario del Cecilianesimo lombardo. Il Cecilianesimo è un movimento musicale molto diffuso in Italia nel primo Novecento. Ha riformato la musica sacra della Chiesa cattolica, ricercando maggiore sobrietà e una partecipazione dei fedeli attraverso il canto. Le composizioni di Maffeis hanno degli schemi ritmici semplici, ma rivelano un’esperta padronanza armonica. Si intuisce il suo intento di creare una musica “accessibile ma mai banale”. Ha uno stile sensibile, tenero, lento che sembra lasciare spazio per percepire, ascoltare ed interpretare le singole note. Inoltre, il maestro aveva un forte senso di comunità; scriveva la sua musica per regalarla agli altri.
Recentemente ha preso il via l’iniziativa della Fondazione M° Daniele Maffeis, la quale ha origine dalla trasformazione dell’omonima associazione. Quest’ultima era stata fondata nel 1998 da Adriano Maffeis, nipote del maestro. La Fondazione si fa carico dell’Opera Omnia, un lavoro di raccolta, catalogo e pubblicazione di tutto il patrimonio musicale di Maffeis in 39 volumi. Vuole anche favorire “concerti, studi e iniziative pubbliche” dedicate alla figura del maestro. Quello che la Fondazione sta facendo rappresenta un impegno di riconoscimento musicale e culturale volto al futuro, al lungo termine, all’eterno. Oltre a ciò, è un’occasione per dare credito e prestigio anche alla nostra città.
Noi, in quanto musicisti di Bergamo, abbiamo almeno il dovere di conoscere la figura di Daniele Maffeis. Dobbiamo prendere consapevolezza del nostro passato e sviluppare un senso critico, mettendo a confronto le risorse del maestro con il nostro bagaglio culturale. Infine, studiare un’opera di una figura relativamente recente e nostra compatriota ci fa sentire vicini ad essa. Ci spinge a metterci nei suoi panni e ci connette, quasi come se imparassimo a “parlare con la storia”. Questo ci aiuta ancor di più a fare nostro il brano ed a restituire una buona esecuzione.
Detto tutto ciò, ho un dubbio. Nel mero senso pratico, come può la cosiddetta “tradizione” influenzarci nel presente? In quale ambito potrebbe accadere? Nei gusti, nella composizione? E poi, perché si parla della musica di Maffeis come unico sguardo sulla tradizione musicale bergamasca? Quale altra musica tradizionale bergamasca esiste?
Sì, la mia è una goccia nel mare magnum del labirinto di composizioni del passato, anche della nostra tradizione. Lo scopo era di far conoscere in particolare il “nostro” Daniele Maffeis, se poi questo fosse il trampolino per arrivare anche ad altri musicisti bergamaschi e non, ben venga, è ciò che ogni insegnante si augura, provocare una spirale infinita di stimoli…. Chissà…
Daniele Maffeis è divenuto una figura di spicco per la musica novecentesca, preminente nell’ambito operistico bergamasco. È importante ricordarlo per la sua musica ricercata e variegata, condita da elementi sacri e colti, fortemente influenzata da tradizioni folcloristiche inerenti al paese di Bergamo.“La musica della tradizione è la melodia originale dell’uomo; è lo specchio musicale del mondo” (Friedrich Nietzsche). È per questo fondamentale conoscere la realtà culturale musicale che distingue il proprio territorio di provenienza. Daniele Maffeis è tra i più dotti e ingegnosi musicisti di questa corrente ed è rilevante e istruente interiorizzare le sue opere, per comprendere al meglio la storia della musica operistica bergamasca e le varie identità territoriali che la attorniano.
“La musica è una parte indispensabile della cultura universale. Chi non ne possiede le radici nel proprio terreno non potrà mai comprendere appieno quella degli altri popoli.” Zoltan Kodály (Compositore e pedagogista).
Esordendo da questa citazione e meditando una mia ponderazione personale, l’ascolto e l’intendimento della musica dei nostri predecessori consente, oltre ad un accrescimento del proprio spirito critico, di conoscere le svariate culture dei popoli e territori dal quale provengono. Porgere ascolto a musiche contemporanee, avendo consolidato le basi di un genere definito e circoscritto, diviene uno stimolante esercizio di memoria, ma particolarmente genera un legame fra presente e passato. È quindi fondamentale divulgare l’operato dei nostri antesignani.
Ecco, è proprio questo che mi incuriosisce: l’ascolto e l’intendimento della musica dei nostri predecessori consente l’accrescimento del proprio spirito critico. Quali musiche esattamente? Ad esempio io sono molto legato a “SPIRITELLI DELL’ORGANO”, che è stato definito dallo stesso compositore un pezzo caratteristico….
Il concetto che ho espresso nel commento al blog riguardo alla consolidazione delle basi di un certo genere musicale è di carattere universale. Nei miei interessi facevo riferimento alla musica rock internazionale con tutte le varie sfumature (progressive, punk, new wave, alternativa, sperimentale…). Essendo un grande appassionato di questa musica e consumando centinaia di album tra i più vari generi non potevo esimermi dal trattare questo mio pensiero. Non avendo conoscenza della musica d’organo, mi sono informato e ho approfondito la vita e la musica di Daniele Maffeis. Online non sono riuscito a recuperare tutte le sue opere e nemmeno Spiritelli d’organo. Ho potuto ascoltare i brani disponibili su YouTube. Sa dove potrei ascoltare altra musica di Maffeis? Mi hanno colpito particolarmente Advesperascit e Incontro (dalla suite Schilpariese). È stato molto gradevole l’ascolto di Canto d’amore, un brano dal carattere più scolastico e “ingabbiato” in certi schemi strutturali, senza nascondere un grande motivo: è quando la semplicità colpisce che un compositore si rivela di alto livello.
Sì, non si trova tantissimo – almeno per ora su you-tube, ma spero possiate aiutarci voi tutti: guarda caso, le poche registrazioni che esistono, le hanno realizzate ex allievi del Suardo e penso sia un segno chiarissimo ed un esplicito invito, a raccogliere il testimone a procedere convinti in tale direzione. Dunque avanti, la strada è tracciata!
“La più vera espressione di un popolo è nelle sue danze e nella sua musica” – Agnes De Mille.
Questa citazione, a mio parere, ci comunica un bel messaggio, ovvero che la musica può rappresentare le caratteristiche di un popolo e dunque ci permette di distinguerci da altri popoli. Ogni tipologia di musica riflette la storia, i valori e le tradizioni di un popolo. Un buon esempio può essere il Blues e jazz, che nasce dalla sofferenza degli schiavi afroamericani deportati. Anche il fattore geografico può influenzare la tipologia di musica, come i popoli delle montagne (essi tendono a sviluppare canti a distanze elevate come jodel e richiami, per comunicare tra valli). Un altro importante fattore, forse il più importante, che permette di distinguere tra le varie musiche popolari è ciò che la sua terra gli offre. Dunque se hai foreste, avrai violini e flauti di legno; se hai greggi, avrai cornamuse; se hai metalli, avrai ottoni.
Questi fattori determinano il “timbro” di un popolo.
Condivido pienamente il messaggio di Agnes De Mille: la musica è l’anima di un popolo, ne riflette la storia e i valori in modo profondo e viscerale. Tuttavia, il suo potere non si ferma alla mera distinzione; risiede nella sua straordinaria capacità di unire.
Pur nascendo da esperienze specifiche e fattori geografici (come il blues), la melodia e il ritmo superano le barriere linguistiche. La musica è un ponte che connette persone di culture diverse, permettendo una comunicazione non verbale ed emotiva che va oltre le singole identità, creando un legame profondo e un’esperienza condivisa.
[In risposta a E.Pini, da E.Brundì] – Leggere questo articolo mi ha permesso di riscoprire un artista straordinario. Il legame tra la tradizione e la spinta verso il futuro emerge chiaramente in questa analisi. Complimenti per la cura con cui è stato trattato il lascito artistico di Maffeis, un vero viaggio nelle radici della nostra identità
Magari un’occhiata a https://www.danielemaffeis.it/opera-omnia/ che ti fai un’idea più concreta di questo lascito artistico che definisci un autentico “viaggio nelle radici della nostra identità”
“La storia di un popolo si trova nelle sue canzoni”.
Questa frase, scritta da George Jellinek, mi ha fatto riflettere molto.
Spesso, infatti, pensiamo alla musica come mera forma di intrattenimento; molto spesso la ascoltiamo in modo superficiale senza capirne il senso. Ma la musica, in realtà, è molto più di questo: la musica ci racconta chi siamo e chi siamo stati, ci racconta come si viveva nel passato e come si sentivano le persone. Per questo la musica è “viva”, ogni generazione e ogni popolo la rielabora e la rende propria, ma non perde mai il legame che ha con le sue origini, ed è importante che ciò non accada, per non perdere un pezzo della memoria e dell’ identità del popolo a cui appartiene.Ed è proprio in questo ambito che la figura di Daniele Maffeis diventa fondamentale: “Lo zio Daniele” infatti si è nutrito della musica del passato, soprattutto della musica sacra, ed è riuscito a rielaborarla ed adattarla al contesto storico in cui è vissuto.
Penso che Daniele Maffeis dovrebbe essere maggiormente conosciuto, in quanto egli ha contribuito ad arricchire il patrimonio musicale bergamasco con svariate opere che variano dalla musica sacra alla musica da camera, attraversando diversi generi.
“Le vere radici della cultura sono la musica della tradizione” John Lydon.
Con queste parole John Lydon, cantante britannico nato nel 1956, vuole dire che le proprie radici ci ricordano chi siamo e ci forniscono una direzione, evitando di sentirsi persi, specialmente in un mondo così globalizzato come il nostro.
Personalmente, mi ritrovo molto in ciò che è citato in questa frase, soprattutto per il fatto che nel mondo di oggi tutto sembra andare alla velocità della luce e non fermarsi mai, e rivalutare la propria storia familiare e le proprie tradizioni è l’unico modo per fermarsi un attimo e riscoprire veramente sé stessi e il proprio Paese evitando di lasciarsi “travolgere” dalla cultura di altri.
Oggigiorno molti giovani non hanno la minima conoscenza della loro identità culturale, e queste non è altro che un danno per la propria patria dato che conoscere il passato permette di evitare molti errori già commessi un tempo.
Un esempio di patrimonio musicale del nostro Paese è proprio Daniele Maffeis.
Daniele Maffeis fu un grande musicista, venuto a mancare nel ‘66, che ha lasciato un grande segno nella cultura bergamasca. Purtroppo, molti giovani d’oggi non sono al corrente di questo grande artista a causa di questa attuale uniformazione culturale.
Grazie alla Fondazione M. Daniele Maffeis si sta riuscendo a dar voce a questo musicista e anche grazie ad altre fondazioni si sta contribuendo sempre di più alla diffusione culturale del nostro Paese.
In conclusione, penso che la cultura musicale della propria Patria sia di vitale importanza e che il lavoro di tutte quelle persone che contribuiscono alla sua diffusione sia estremamente importante e degno di riconoscimento.
Sono d’accordo con te, la frase di Jellinek è super vera. La musica è la nostra memoria emotiva.
Non è solo intrattenimento, è il modo in cui i popoli hanno espresso come si sentivano (felici, stanchi, arrabbiati) in un certo periodo. I libri danno i fatti, ma le canzoni ci danno l’anima di quel tempo.
Per questo Maffeis è importante: ha preso la musica del passato (tipo quella sacra) e l’ha “tradotta” per la sua epoca, mantenendo viva la radice bergamasca.
In poche parole, ogni canzone è un pezzo di storia che possiamo sentire
Leggendo questo pezzo su Daniele Maffeis non ho potuto fare a meno di riflettere su quante volte trascuriamo le eccellenze che abbiamo a disposizione. L’articolo spiega chiaramente che l’Opera-Omnia di questo artista non è solo una semplice raccolta di spartiti, ma rappresenta un autentico pezzo di Bergamo, legato profondamente alla sua storia e alla sua identità culturale. Conoscere figure come Maffeis non implica soltanto esaminare il passato, ma anche comprendere le origini delle nostre radici e come la tradizione si connette con il futuro. La musica, in questo modo, si trasforma in una autentica “memoria collettiva”, in grado di narrare i valori, le decisioni e la storia di un insieme di persone. Esempi di questo tipo servono a colmare quella “distanza culturale” menzionata nell’articolo. Se non ci abituiamo a riconoscere e valorizzare ciò che ci circonda, non potremo mai realmente comprenderlo.
George Jellinek afferma che la storia di un popolo si trova nelle sue canzoni. Le opere di Daniele Maffeis sono un esempio di questo. Non sono solo composizioni artistiche, ma rappresentano anche il contesto sociale, religioso e culturale del territorio bergamasco nel Novecento.
Studiare la sua produzione musicale ci permette di conoscere meglio la storia della comunità di Bergamo e di riconoscere l’importanza della musica nel patrimonio culturale locale.
La musica di Daniele Maffeis è una sorta di finestra sulla storia e sulla cultura del territorio bergamasco. Ci aiuta a capire meglio il contesto in cui è stata scritta e la ricchezza del patrimonio culturale di questa regione. La musica diventa così uno strumento per rafforzare il senso di appartenenza e la consapevolezza delle proprie radici culturali.
Daniele Maffeis è un musicista, organista e compositore bergamasco, la cui vita è stata profondamente legata alla fede, all’insegnamento e alla creazione artistica. Maffeis ha fatto molto, dal punto di vista musicale, nella bergamasca. Ha scritto principalmente : Musica Sacra e Liturgica, Musica per Oratori, Musica Organistica, Musica Pianistica, Opere Liriche e Teatrali, Operette Didattiche (per ragazzi) e Musica da Camera.
Quindi possiamo dire che è stato un importante musicista per la nostra popolazione. Ma la maggior parte dei bergamaschi non ne è a conoscenza. Dunque credo che far conoscere alla popolazione (tramite progetti, blog e concerti) Daniele Maffeis, ma anche altri importanti autori della bergamasca, sia importante.
Ogni cittadino di Bergamo dovrebbe conoscere le sue “vere radici della cultura”.
Di solito quando pensiamo alle tradizioni musicali ci vengono in mente Mozart, Bach, Beethoven, Verdi…compositori che sono alla base della nostra cultura musicale ma che sono molto distanti da noi, essendo vissuti tantissimo tempo fa e personalmente trovo molto difficile immergermi in quei secoli per capire le tradizioni e il contesto storico di quell’epoca. Ho apprezzato molto questo articolo perchè mi ha permesso di conoscere la storia di Daniele Maffeis, un compositore e organista della prima metà del Novecento, che ha composto musiche ispirandosi alla tradizione bergamasca dei suoi anni. Essendo un compositore vissuto nel secolo scorso mi è risultato più semplice immedesimarmi nel contesto in cui egli scrisse le sue opere, perchè è vissuto in un periodo non troppo distante dal nostro e, soprattutto, perchè la maggior parte delle tradizioni bergamasche del Novecento sono ancora vive ai giorni nostri.
Sono d’accordo con ciò che dici Angela e penso inoltre che la storia di Daniele Maffeis possa esserci d’esempio e possa spingerci ad impegnarci sempre al massimo mettendo sempre un po di noi, delle tradizioni della nostra cultura e dei nostri valori così che se anche noi un giorno comporremo dei pezzi di musica da essi si potrà vedere la nostra persona.
La musica a volte penso sia un po’ come la carta d’identità di una persona o di un popolo.
Sono pienamente d’accordo con te Angela, Maffeis è un grande compositore e organista quasi dei nostri tempi che ha composto musiche ispirandosi, come hai detto tu, alla tradizione bergamasca, le quali ancora tutt’oggi sono ancora vive…
Tengo a sottolineare questa citazione di George Jellinek :”La storia di un popolo si trova nelle sue canzoni”;
al giorno d’oggi è difficile che un artista, scriva canzoni, pezzi ispirandosi alla tradizione del proprio popolo, ed è proprio per questo che più tempo passa più alcune tradizioni vengono dimenticate, ma per fortuna che c’è stato qualcun altro prima di noi che si spese, componendo pezzi e segnando la storia del proprio paese, come appunto lo “Zio Daniele”…
Credo quindi che meriti al meglio la nostra considerazione.
L’opera di Maffeis (1901-1966), compositore, organista e docente del Cecilianesimo lombardo, incarna questa filosofia: ha saputo solcare la strada della tradizione guardando al futuro, coniugando “spontaneità e ricercatezza” nelle sue vaste composizioni, che spaziano dal sacro al profano.
La Fondazione M° Daniele Maffeis ETS è un luogo dove il passato e il futuro si incontrano. Lavora con scuole e istituzioni culturali per proteggere il nostro patrimonio. Il suo obiettivo è onorare la figura del Maestro Daniele Maffeis e aiutare i giovani a capire chi sono e dove stanno andando. Questo aiuta a evitare la confusione che si prova quando si perdono le proprie radici culturali. La Fondazione M° Daniele Maffeis ETS vuole dare alle nuove generazioni gli strumenti per comprendere la propria identità e trovare la loro strada.
Leggendo il blog mi sono sorpresa molto poiché mi sono resa conto di quanto la vita di ogni essere vivente possa risultare insignificante una volta terminata, anzi direi che per la grandissima maggioranza delle persone va a finire così e pensare che tra un secolo nessuno si ricorderà di me a meno che non compio un’azione davvero importante mi spaventa un po’, come se avessi sprecato il mio tempo.
Questa volta però è andata diversamente, l’associazione nasce per ricordare il nome di questo grande uomo che ha fatto tante cose di un certo spessore ed è bellissimo vedere quanta gioia e impegno ci mettano alcune persone affinché sia ricordato.
Ho letto un articolo dell’ Eco di Bergamo e lui dedicato e nelle parole scritte fuoriusciva l’immensa volontà di riportarlo in vita.
Ascoltando Introito per Pasqua del musicista onestamente non è stato molto di mio gradimento ma mi è piaciuto il fatto che secondo il maestro, “ i sentimenti puri e nobili trasformano e plasmano il materiale sonoro, sconvolgendolo, plasmandolo e trasfigurandolo verso un’altra dimensione”, pensare quindi che si sia lasciato trasportare delle emozioni per comporre la sua musica mi ha fatto molto rifletto su quanto la musica per ognuno di noi possa significare qualcosa di differente e possa soprattutto aiutarci a esprimerci al meglio.
Sono d’accordo con te Claudia. Fa un po’ paura pensare a quanto facilmente anche persone molto talentuose vengano dimenticate col tempo. Alla fine si tende quasi sempre a ricordare solo Donizetti, che è giustamente importante, ma non è l’unico ad aver lasciato qualcosa di valore.Proprio per questo trovo bellissimo che esistano associazioni e persone che si impegnano per tenere vivo il ricordo di figure meno conosciute: è un modo semplice ma molto umano di non lasciare che tutto vada perso.
Anche io sono d’accordo, ho trovato molto ammirevole lo scopo di questa fondazione in quanto penso sia più che giusto, addirittura doveroso, dare del riconoscimento a chiunque lo meriti. Daniele Maffeis ha sicuramente portato qualcosa alla nostra comunità e al territorio di Bergamo e non solo e trovo davvero giusto che questo qualcosa venga tenuto in vita anche dopo la morte del musicista, che non ha avuto magari la stessa fortuna di personaggi come Mozart o Verdi la quale fama ha contribuito da sola a portare avanti il loro ricordo nei secoli
Anche secondo me questo progetto è molto bello, bisognerebbe estenderlo anche in altre città e province perché sono sicura che in ogni luogo si nasconda qualcuno che merita di essere ricordato per tutto quello che ha lasciato dopo la sua morte, questo progetto ha un grande valore, la cultura va tramandata e coltivata.
Purtroppo dato che Maffeis non è ancora così conosciuto non sono riuscita a trovare molte delle sue opere, mi sarebbe piaciuto ascoltarne di più ma purtroppo sono riuscita a trovare solo la Suite Schilpariese per pianoforte e il Canto d’amore, che mi sono piaciute molto, solitamente non ascolto questo tipo di musica, ma le ho trovate opere interessanti e piacevoli, sono molto semplici ma allo stesso tempo ricercate, spero di poter ascoltare anche il resto del suo lavoro.
Sono molto contento di aver conosciuto la figura di Daniele Maffeis.Io penso che ricordare e trasmettere le tradizioni musicali del proprio territorio significhi tenere viva una memoria che parla di noi e delle nostre origini. Come afferma Tulsi Kumar, “la musica popolare ci riporta alle radici della nostra cultura”: attraverso melodie e canti si tramandano storie, emozioni e valori che uniscono le persone. La musica popolare non appartiene solo al passato, ma continua a trasformarsi, creando legami e dialogo tra le generazioni. L’impegno di figure come Daniele Maffeis è fondamentale per raccogliere, valorizzare e condividere questo patrimonio, affinché rimanga una risorsa viva, capace di rafforzare l’identità e il senso di comunità.
Sono d’accordo con Gioele, quando dice che ricordare e trasmettere le tradizioni musicali del proprio territorio, significa tenere viva una memoria che parla di noi e delle nostre origini. È vero: conoscere la musica del passato ci aiuta a capire chi siamo e da dove veniamo. Mi piace molto anche quando scrive che la musica popolare ci riporta alle radici della nostra cultura. Le melodie e i canti non sono solo suoni, ma storie ed emozioni. Questo è proprio quello che fa Daniele Maffeis, e il suo commento lo mette in evidenza in modo chiaro. Sono d’accordo con Gioele anche quando dice che la musica popolare non appartiene solo al passato, ma continua a trasformarsi. Ogni generazione può darle nuova vita e creare legami tra giovani e anziani. In questo modo, le tradizioni non si perdono, ma diventano ancora più forti e significative.
Mi hanno colpito molto le sue ultime parole: «ho ancora tanta musica dentro».
Le trovo rappresentative della grande passione che metteva in ciò che faceva, una passione che, anche sul letto di morte, non smetteva di brillare.
Dopo aver ascoltato alcune delle sue composizioni e aver letto la sua storia, ritengo che la popolazione bergamasca dovrebbe valorizzare maggiormente gli artisti della propria terra, non limitandosi ai nomi più celebri come Donizetti.
Io penso che l’identità di un paese con le proprie culture e tradizioni non potrebbe essere tale senza la conoscenza della propria tradizione musicale che è a sua volta uno specchio di come era la società di quel tempo e di cosa ha portato alla creazione di ciò. La figura di Daniele Maffeis è stata fondamentale per riuscire a tenere viva le tradizioni musicali bergamasche perché senza gente come lui tutto ciò sarebbe andato perduto. Queste cose ci permettono non solo di sapere da dove veniamo e cosa ci ha portati a tutto ciò e le influenze che ha avuto la nostra musica ma anche di poter andare avanti senza mai dimenticare le nostre origini e magari prendere spunto per nuove musiche. Il fatto che uno come lui sia stato dimenticato, ma come tanti altri musicisti bergamaschi, ci fa capire che molto spesso i sacrifici che una persona fa nella propria vita purtroppo finisce per essere dimenticata nell’enorme passato che ha la storia qui in Italia.
Anche a me hanno colpito le sue ultime parole Riccardo.
“Ho ancora tanta musica dentro” è una frase così breve ma così piena di significato. Da queste parole traspare tantissimo la sua passione, come hai detto. Trovo che sia qualcosa di davvero meraviglioso, quest’uomo ha dimostrato il suo grandissimo amore per la musica tanto da renderla parte della sua intera vita, perfino nei suoi ultimi secondi.
Secondo me questa è proprio la dimostrazione di quanto seguire la nostra passione sia importante perché, fare ciò che ci piace ci aiuta a vivere con serenità e a superare gli ostacoli che ci si pongono davanti.
Sono d’accordo con Ilaria.È davvero incredibile come un uomo possa provare tanta passione, e una tale devozione per un qualcosa di apparentemente astratto. Penso che la figura di Daniele Maffeis possa essere di ispirazione per tutti, non solo per chi ama la musica, ma anche per chi crede nel suo sogno e che cerca di portarlo avanti con tutti i propri mezzi.Conoscere questo compositore è stato sicuramente importante per scoprire le radici di questa terra ed ho trovato piacevole ascoltare delle composizioni di un nostro conterraneo.in conclusione questo blog lo trovato molto interessante soprattutto perché ho avuto la possibilità di scoprire nuovi aspetti della mia terra; inoltre credo che sia importante sensibilizzare la scoperta di nuovi compositori,e di nuovi artisti, che fanno emergere le vere radici del nostro territorio
Anche a me ha colpito molto quella frase e sono d’accordo con te Riccardo, quelle parole fanno capire davvero quanta passione mettesse Daniele Maffeis nella musica, una passione così forte da restare viva fino all’ultimo, capace di brillare anche nei momenti più difficili. Proprio questo mi ha fatto riflettere ancora di più su quanto sia importante anche per me, la mia passione per la musica.
Credo che Daniele Maffeis sia stato uno dei più grandi musicisti e compositori che abbiano mai camminato su questa terra, è una figura importante per la musica ancora oggi. E’ riuscito a riportare le persone che ascoltavano le sue composizioni alle proprie radici culturali utilizzando “solo” note, ritmi e suoni. Ha fatto riemergere la cultura di un tempo ormai passato dando valore all’idea che la musica sia la vera radice della nostra cultura come detto da Jhon Lydon, e anche dopo la sua morte nel 1966 il suo spirito e le sue composizioni non verrano mai dimenticate per il loro unico carattere.
Ciao Alessio, sono d’accordo con te per ciò che hai scritto. Anche a me l’articolo ha colpito molto, soprattutto per il modo in cui mette in luce quanto le radici culturali e familiari influenzino profondamente una persona e il suo modo di fare musica. Le persone tendono a guardare solo al presente, ma capire il contesto da cui nasce un compositore come Daniele Maffeis aiuta davvero a leggere meglio anche la sua opera e il valore che ha avuto per il territorio. Secondo me è importante che queste figure vengano studiate e ricordate, soprattutto da noi giovani, perché non sono solo “storia”, ma parte di ciò che siamo oggi. Il fatto che il suo spirito musicale sia ancora vivo oggi dimostra quanto la musica possa davvero essere una radice fondamentale della nostra cultura.
La Fondazione nasce con l’obiettivo di valorizzare i beni materiali e immateriali legati alla figura del compositore Daniele Maffeis, oltre a promuovere progetti sociali e culturali come concerti, esibizioni, ma anche progetti all’interno delle scuole che ne consentono la conoscenza. Ma la Fondazione non mira soltanto a far conoscere la figura del Maestro Maffeis, ma a riconnettere ognuno di noi alle proprie radici. È infatti fondamentale per ogni uomo conoscere il proprio passato, la propria storia, non per restarci ancorato, ma per guardare al futuro. Ogni minuscola parte di musica contiene un enorme porzione di storia, fondamentale per ricostruire l’infinito puzzle della vita. Il Maestro Maffeis ci ha lasciato numerosi spartiti corali e operette didattiche per ragazzi che credo ci comunichino parte dell’anima del compositore, lo rendono ai miei occhi un uomo che apprezza l’unione e che desidererebbe trasmettere la sua passione alle generazioni future. Era inoltre un uomo religioso, ce lo dimostrano anche le numerose opere sacre come “Advesperascit” lirica con testo scritto dalla poetessa Tullia Franzi, cara amica del Maestro, che canta del timore della perdita del confronto con Dio da parte del fedele. La Fondazione crea questo progetto per far conoscere Daniele Maffeis anche alle ultime generazioni, credo quindi che sarebbe fantastico creare questo tipo di progetti anche per altri artisti e compositori meno conosciuti del passato, in modo di poter davvero scavare nelle profondità della nostra storia e conoscere altri artisti meritevoli di essere riscoperti.
Sono pienamente d’accordo con ciò che hai scritto.
Infatti, come diceva Agnes De Mille “La più vera espressione di un popolo è nelle sue danze e nella sua musica”.
Con questa frase De Mille dice che ognuno di noi per scoprire se stesso è tenuto a conoscere le proprie origini e le proprie tradizioni.
Questo è possibile anche grazie alla Fondazione Daniele Maffeis, che contribuisce ogni giorno a diffondere la conoscenza di questo grande musicista e delle sue opere.
Daniele Maffeis è stato un musicista e compositore di Bergamo, molto legato alla fede e alla musica. Ha fatto davvero tanto per la nostra città, soprattutto scrivendo musica sacra, per la chiesa, per l’organo, ma anche musica per il pianoforte, opere e musica da camera.
Secondo me è una figura molto importante per Bergamo, anche se purtroppo non molti lo conoscono. Proprio per questo sarebbe bello farlo conoscere di più alle persone, magari con concerti, progetti o blog, insieme anche ad altri musicisti bergamaschi importanti.
Penso che conoscere questi autori aiuti a capire meglio la nostra storia e la nostra cultura, perché fanno parte delle vere radici di Bergamo.
Daniele Maffeis è stato una figura di spicco per la musica e per la cultura bergamasche. Leggendo questo articolo ho confermato la mia idea preesistente della musica che rappresenta il popolo, perché quando finiscono le parole, inizia la musica. Qui mi voglio collegare alla citazione di Tulsi Kumar: “La musica popolare ci riporta alle radici della nostra cultura”. Questa frase la reputo molto affine al mio concetto di cultura e di tradizione. Io sono originario rumeno, e ogni volta che mi capita di ascoltare la musica popolare della mia terra, è come ritornare là, in quella casa dove vivono i miei nonni. Il punto a cui voglio arrivare è proprio questo: noi abbiamo il dovere di conoscere e riconoscere le nostre radici e di tramandarle, perché esse non fanno altro che raccontare qualcosa in più di noi stessi. E qui il compositore di Gazzaniga riesce molto bene nel suo intento, infatti a tutto il popolo bergamasco ha lasciato solide e profonde radici, che aiutano a descrivere ancor meglio questa magnifica terra.
condivido il tuo intervento Gabriele.
Ogni volta che ascolto un brano popolare, riaffiorano in me i ricordi della mia infanzia. In particolare, penso ai momenti trascorsi nella casa in montagna, dove ancora oggi passo gran parte del tempo della mia estate. Quando rifletto sulla tradizione, mi vengono in mente le giornate in cui si celebrava la festa del paese: c’erano una o due fisarmoniche e un gran numero di voci penetranti che cantavano all’unisono la stessa melodia.
Le risate, i balli e il profumo dei piatti tipici che si diffondevano nell’aria creavano un senso di comunità e appartenenza. Ogni canzone raccontava una storia. La musica diventava un legame tra le generazioni, un modo per trasmettere valori e ricordi che continuano a vivere nel presente.
Ritornare a quei momenti, ascoltando le melodie familiari, mi ricorda l’importanza della tradizione e delle radici culturali, e sapere che esistano delle associazioni come quella di Daniele Maffeis mi rincuora, in quanto dimostra che ci siano persone che sostengono e condividono ancora il piacere della musica tradizionale.
In mia opinione l’articolo riesce molto bene a far capire quanto le radici culturali siano fondamentali per costruire l’identità di uno persona e di una comunità. Spesso noi giovani pensiamo che il passato sia lontano o poco interessante, ma in realtà senza conoscere la nostra storia rischiamo di perdere il senso di chi siamo. Appunto, Daniele Maffeis mi sembra un esempio concreto di questo legame tra passato e presente: attraverso la sua musica ha mantenuto viva la tradizione del territorio di Bergamo, ma allo stesso tempo ha cercato uno stile personale. A mio parere è importante valorizzare persone come lui, perché dimostrano che la cultura locale non è una cosa secondaria, ma una parte fondamentale del patrimonio italiano
Personalmente trovo molto significativa la raccolta dell’Opera-Omnia di Maffeis, perché permette di conservare e trasmettere tutta la sua produzione musicale alle nuove generazioni. Credo che iniziative come questa dovreb bero essere più presenti nelle scuole, perché aiutano a vedere la musica non solo come una materia, ma come parte della nostra storia e identità culturale. Inoltre penso (come nell’articolo) che la musica abbia una funzione sociale importante: unisce le persone, crea memoria collettiva e rafforza il senso di appartenenza.
In conclusione, valorizare il patrimonio musicale locale è un modo concreto per educare al rispetto della cultura e alla cittadinanza attiva
Daniele Maffeis appartiene senza dubbio a una categoria di compositori che non esistono più ai giorni d’oggi, ma la musica di Daniele Maffeis si può anche definire contemporanea, e dopo un ascolto che ho avuto modo di sentire su youtube di una sua improvvisazione all’organo, mi sono reso conto che non stiamo parlando di una persona a caso che suonava semplice musica, ma anzi, di una persona che oltre a vivere di musica padroneggiava in maniera sbalorditiva la sua idea di fare musica e di farla vivere anche agli uditori; importante però sottolineare che la figura di Daniele Maffeis rischia di essere dimenticata, in questi tempi in cui si è sempre più stimolati da musiche senza significato e anima… Daniele non deve essere dimenticato ma anzi bisogna iniziare a conoscere figure poco note come lui, perchè la musica popolare è un bene da conservare, infatti descrive e caratterizza l’identità dei popoli.
A volte, più ci si butta a capofitto, come nell’ascolto di generi e stili nuovi di musica, più si impara tanto, e non si direbbe che si può scoprire un nuovo mondo da realtà tanto vicine geograficamente a noi, ma lontane nel tempo.
La musica popolare è stata sempre parte integrante di un popolo e riflette gli stili di vita di esso. I canti tradizionali ci aiutano a capire da dove veniamo e a comprendere le condizioni di vita dei nostri antenati, per esempio tra i temi principali nella bergamasca vi erano il duro lavoro nei campi, nelle montagne e la transumanza.
La musica era tramandata oralmente ed è merito di Daniele Maffeis se oggi ci sono rimasti alcuni di questi preziosi canti. Infatti il compositore di Gazzaniga è stato il primo bergamasco ad aver trascritto e armonizzato, aggiungendo voci secondarie e accompagnamenti strumentali, alcuni canti popolari bergamaschi.
Per esempio, nel periodo dell’Avvento erano diffuse (e lo sono tuttora, in particolare a Bergamo), composizioni dette “Pastorali”. Daniele Maffeis ha composto la “Piccola Pastorale” per organo, dedicata al nipote, riuscendo a fondere elementi tradizionali più semplici con uno stile più complesso, trovando il giusto equilibrio tra popolare e contemporaneo.
Maffeis è un esempio di come si possa essere moderni mantenendo un legame con le nostre radici.
Trovo questo aspetto tutt’altro che banale, soprattutto in questo periodo, in cui la globalizzazione ci impone modelli di intrattenimento e di consumo che stanno mettendo a rischio le varie realtà locali, facendoci perdere di vista le nostre origini.
Credo che Maffeis sia un valido esempio per tutti noi, insegnandoci che le tradizioni non sono statiche ma possono sempre rinnovarsi ed essere un punto di riferimento per la nostra identità.
Mi ha colpito molto l’abbinamento “Radici e Visioni” presente nel titolo poiché abbina le radici musicali sacre di Maffeis a idee da visionario come liriche in dialetto. Leggendo l’articolo, ho pensato che spesso, io compreso, cerchiamo modelli culturali e musicali molto lontani da noi, dimenticando che il nostro territorio custodisce un patrimonio importante che rischia di andare in rovina se non lo curiamo. Credo che studiare figure dei dintorni, per me che abito in provincia di Bergamo, di cui non solo Donizetti, ma anche come Amadei, o lo stesso Maffeis, non sia solo un esercizio di storia della musica, ma una riscoperta culturale: avere coscienza del proprio patrimonio locale, in questo caso del territorio bergamasco, sia non solo il primo passo per sviluppare un senso di appartenenza e identità, ma anche capire che anche le piccole realtà musicali siano piene di bellezza. Le “radici”, quindi, non servono a rimanere fermi nel passato, ma a darci una base, come in un albero, per aprirci al confronto con altre culture. Voi cosa ne pensate? Credete che conoscere e apprezzare la storia musicale della propria città, che sia piccola o grande, cambi il modo in cui apprezziamo la semplice, e al contempo caratteristica quotidianità?”
Leggendo questo articolo ho riflettuto molto su quanto sia importante essere a conoscenza delle proprie origini. Mi trovo d’accordo in particolare con queste parole: “La propria storia famigliare, il retaggio culturale e le tradizioni aiutano a sviluppare una forte identità di fondo”. Questo secondo me è proprio vero perché le tradizioni, la cultura e la famiglia formano la nostra identità e per questo motivo sono fattori che vanno preservati visto che purtroppo oggi, con le nuove generazioni, si stanno perdendo.
Questa associazione, facendoci conoscere questo artista, contribuisce a salvaguardare cultura e tradizioni del nostro territorio.
Ammiro molto la figura di Daniele Maffeis per tutto il patrimonio musicale che ci ha lasciato. Sono davvero contenta di aver avuto la possibilità di conoscere la sua storia e, ora mi sento sicuramente più arricchita riguardo alla città in cui vivo.
L’obiettivo che avete è davvero ammirevole.
Hai ragione Ilaria, queste associazioni sono fondamentali per mantenere viva la musica di questi compositori meno conosciuti.
Se non ci fossero, rischieremmo di perdere parte di quella che è la storia del nostro territorio e della nostra cultura o comunque di dimenticarcene.
Ringrazio quindi i membri delle associazioni e il nostro professore per parlarci di questi compositori, che da bergamaschi non possiamo non conoscere.
Sono d’accordo con te Ilaria, la fondazione Daniele Maffeis non solo ci fa conoscere la storia di un compositore legato alla nostra tradizione bergamasca, ma gli riconosce l’importanza che merita. Spesso opere scritte da compositori non molto conosciuti rischiano di essere giudicate meno importanti rispetto ad altre scritte da compositori famosi. Grazie alla fondazione possiamo conoscere la storia di Maffeis e ciò ci permette di apprezzare al meglio le sue opere.
Leggendo l’articolo, mi sono soffermato sulla parte del retaggio culturale e le tradizioni famigliari. Mi ritrovo pienamente d’accordo con quanto detto nell’ articolo perché dal mio punto di vista, molte delle qualità che acquisiamo sono strettamente collegate con il vissuto dei nostri genitori o delle esperienze vissute da noi stessi o dai altri. Quindi secondo questa mia ipotesi conoscere il proprio retaggio può aiutare nel trovare la propria strada. Infatti, Daniele Maffeis ha acquisito anch’esso conoscenza da altri maestri che a loro volta ne hanno acquisita da altri. Conoscere le tradizioni ci può aiutare, nel nostro percorso. Dato ciò ho preso in considerazione la frase di John Lydon: “Le vere radici della cultura sono la musica della tradizione” E come già detto mi ci ritrovo pienamente. Io stesso molta della dedizione alla musica che ho è dovuta al fatto che mio padre era musicista. Dopo delle ricerche ho constatato che pure Daniele Maffeis aveva i genitori legati profondamente alla musica.
Daniele Maffeis è stata per me una grande rivelazione. Fu un grandissimo musicista con grandissime doti compositive e improvvisative, per l’appunto, mi ha colpito molto la registrazione di una sua improvvisazione all’organo risalente al 1960. E’ un’esecuzione estremamente ricca, nel senso più puro del termine. Quando l’ascolti riesce ad entrare dentro di te in una maniera delicatissima, ma che ti permette comunque di essere coinvolto in un vortice di emozioni, dove solo la musica può avere importanza, guidandoti e tenendoti per mano fino alla fine del brano. Eppure se dovessi pensare ad un aggettivo riferito alla sua musica, sarebbe semplicità. Sembra un paradosso, ma è proprio questa una delle cose che più mi ha colpito di lui: la sua voglia di scrivere musica semplice, accessibile a tutti, ma riuscendo a non risultare mai banale, anzi lasciandoti di stucco con le sue note e lasciandoti sulla pelle quel brivido dato dalla consapevolezza che, nonostante tutto, quella semplicità è stata in grado di commuoverti e di lasciare un segno indelebile dentro di te.
Leggere la storia di Daniele Maffeis mi ha fatto capire che la musica bella, non la si trova solo nei grandi nomi. A volte basta guardarti intorno e imparare a conoscere la musica delle tradizioni locali, concedendoti di scoprire davvero da dove vieni e, forse, innamorarti di quelle melodie che ti faranno sempre sentire a casa.
Il tuo commento mi ha spinta ad ascoltare la registrazione a cui ti riferivi, ho così avuto il piacere di comprendere tutte le tue affermazioni. Mi ha colpita l’impatto che qualcosa di non programmato, come appunto un’improvvisazione, può suscitare nell’ascoltatore. La musica di Maffeis, come hai detto tu, sa di casa, di famiglia, di qualcosa che ci fa sentire al sicuro, ma allo stesso tempo sa di novità, di innovazione. In particolare mi ha colpita la sua capacità di riprodurre una sorta di ritornello durante l’improvvisazione, questo dimostra un grande controllo e un’importante conoscenza della musica, oltre ad una fantastica memoria. Mi sembra a questo punto più che giusto prendere in considerazione anche composizioni di diverso tipo. Mi sono quindi imbattuta nella rappresentazione del Poema Sentimentale “Sul Lago” eseguito da violino e pianoforte. Il brano inizia con una dolce melodia del violino con un altrettanto dolce accompagnamento del pianoforte, durante la continuazione del brano mi sono accorta che all’interno delle composizioni di Maffeis i diversi strumenti che suonano contemporaneamente non si coprono a vicenda, in questo caso quindi il violino non prevale sul pianoforte, che non pare svolgere la funzione di accompagnamento. Credo che i diversi strumenti dialoghino e si uniscano a formare una melodia pressochè perfetta, che comunica un senso di malinconia ma allo stesso tempo di tranquillità.
La lettura di questo blog è stata molto interessante perché penso che sia importante conoscere le nostre radici, anche se noi giovani non c’è ne rendiamo conto. Pensiamo che il passato sia qualcosa di molto lontano ma in realtà è proprio da lì che veniamo, noi e le nostre tradizioni.Tra il passato e il presente c’è molta differenza;ieri la musica era legata alle trazioni, alla famiglia e al proprio paese, Daniele Maffeis lo dimostra, per lui la musica non era solo intrattenimento ma anche un lavoro,tanto impegno e una grande passione. Mi stupisce che abbia dedicato tutta la sua vita alla musica e con questo ho capito che una grande passione come la sua può durare negli anni.Invece oggi ascoltiamo musica senza sapere da dove viene e cosa vuole rappresentare o dirci. Per questo mi ha fatto molto piacere leggere questo blog perché ho capito meglio da dove vengo e soprattutto ho imparato ad apprezzare le tradizioni. È stato molto bello conoscere questo musicista, mi sono accorta che si rende a ricordare solo artisti famosi quando invece ci sono persone come Daniele Maffeis che sono state un punto fondamentale per il nostro paese, che dovremmo ricordare più spesso e mantenere anche in loro ricordo le nostre tradizioni.
Pensa che tu abbia ragione spesso noi giovani non ci rendiamo conto di quanto siano inportanti le nostre tradizioni e radici perché è proprio da lì che proveniamo infatti conoscere un musicista così importante per il nostro territorio mi ha fatto capire che la musica è una parte di noi e dobbiamo utilizzarla per continuare queste tradizioni musicali dovremmo prendere esempio da i nostri predecessori per appassionarci e impegnarci al nostro massimo
Se partiamo dalla domanda con cui inizia il blog, è davvero così rilevante conoscere a fondo le proprie radici culturali? Possiamo fare mille considerazioni: certo che è importante e rilevante conoscere le proprie radici culturali perché sono quelle che ci formano come persone, che ci danno i nostri ideali, i nostri pensieri e altre mille cose che ci riguardano. Tutti noi conosciamo i nostri piatti tipici, i balli, i dialetti che si parlano, l’architettura, l’arte, le usanze e gli abbigliamenti…ma, perlomeno qua, della musica si parla troppo poco. In altri stati, la musica tradizionale se ne parla tantissimo, soprattutto del nord Europa. Ma allora perché non parlarne anche qua? Come tutte le regioni e nazioni siamo pieni di diversità, di cose uniche e rappresentative che nessun altro potrà mai copiare e farle come le facciamo noi ed è per questo che dobbiamo onorarle e diffonderle. Se pensiamo a Bergamo, ci viene in mente subito Gaetano Donizetti, perché è il musicista che ha avuto più fama in Italia e in Europa, se non nel mondo. Ma non sempre le tradizioni vengono mantenute dai più famosi, infatti ci sono molti compositori rimasti nell’ombra dei più famosi per cui ci dovrebbe essere più attenzione. Uno di questi è Daniele Maffeis, nato a Gazzaniga nel 1901. Lui è un grande esempio di radici culturali, infatti di lui nessuno di noi ha mai sentito parlare nonostante sia un nostro “compaesano”. Lui, grazie a questi blog e articoli di cui noi trattiamo a scuola o per curiosità riusciamo a capire veramente da dove veniamo e alle bellezze della nostra provincia, anche quelle più nascoste come il Maestro Maffeis, un uomo di musica eccezionale, sacra e no, che va ricordato e tramandato alle prossime generazioni per far capire la magnificenza e la grandezza di Bergamo, non solo in ambito musicale, ma in tutti gli ambiti.
leggendo questo blog , ho capito che conoscere le proprie radici non è solo una cosa appartenente al passato, ma è importante anche oggi. secondo me sapere da dove veniamo ci aiuta a capire meglio chi siamo e ad affrontare la vita con più sicurezza.
La musica di Daniele Maffeis non è solo un ricordo del passato, ma qualcosa che è ancora viva e significativa. Riscoprirla sarebbe un modo per dare valore alla nostra cultura e permettere anche ai giovani di conoscerla. Per me non è solo nostalgia, ma è rispetto per ciò che siamo stati e soprattutto per il lavoro svolto da Daniele Maffeis.
Secondo me, il vero problema non è guardare al passato, ma dimenticarlo. Senza le nostre radici rischiamo di perderci. Progetti come questo dimostrano che conoscere e trasmettere la nostra storia è importante.
Io credo che conoscere il proprio passato e le proprie radici sia giusto, perché ci aiuta ad avere più consapevolezza di “chi siamo”, ci dà un senso di appartenenza e comunità. Ciò che ci sta dietro non è dà dimenticare ma da costudire è rispettare. Ogniuno ha radici diverse, questo di rende ancora più unici.
Ci capita spesso, quasi a tutti, di vivere proiettati già nel futuro e questo a volte può farci sentire un po’ persi. È giusto pensare al futuro ma volte è anche giusto fermarsi un attimo e guardarsi indietro, sapere cosa c’è stato prima può anche aiutarci a affrontare ciò che ci deve ancora accadere.
Certo però non bisogna rimanere intrappolati nel passato, così facendo non si riuscirà mai a vivere bene nel presente, il mondo, la musica e l’arte stanno avanzando quindi non ha senso approfondire e pensare solo a qualcosa di già trascorso. C’è bisogno di trovare il giusto equilibrio tra passato, presente e futuro che ci faccia stare bene e che possa soddisfarci.
Quindi secondo me è importante studiare chi c’è stato prima di noi, ma è altrettanto giusto approfondire anche qualcosa di più contemporaneo.
Non sono del tutto d’ accordo con il commento di Marzia perché secondo me la sua conclusione è applicabile alla vita ma non alla musica.
La maggior parte della musica che studiamo proviene da epoche anche precedenti a quella di Maffeis, e il contemporaneo certo esiste, ma non riscuote lo stesso peso e successo di musica scritta anche secoli fa, quindi secondo me dire di cercare un equilibro è giusto ma secondo me la parte più importante resta cercare di assimilare tutto ciò che c’ è stato prima di noi.
concordo con te, sopratutto nella frase “senza le nostre radici rischiamo di perderci”. verissimo. le nostre radici culturali sono fondamentali per comprendere il passato e il presente.
spesso si tende a pensare che la cultura e la tradizione è solo una cosa del passato ma invece senza di esse nemmeno il presente avrebbe un senso
Trovo la fondazione Daniele Maffeis un’iniziativa molto interessante perchè promuove progetti culturali, educativi e sociali, per preservare la musica e consegnarla alle generazioni future. La musica è azione e la fondazione Daniele Maffeis non solo racconta la storia di un compositore importante per la nostra tradizione bergamasca ma collabora con realtà del territorio bergamasco ma anche con realtà al di fuori della nostra provincia, come per esempio la Biblioteca Civica Angelo Mai, la Biblioteca Statale di Cremona, il Politecnico delle Arti di Bergamo e Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Inoltre collabora a stretto contatto con i ragazzi, trasmettendo loro una cultura musicale, affinché la possano portare avanti negli anni. La fondazione Daniele Maffeis è costituita da nove comitati scientifici, composti da musicisti, studiosi e professori universitari, professionisti e giovani volontari( tra cui anche vecchi studentidel secco suardo), impegnati in un lavoro collettivo di ascolto, ricerca e divulgazione. Trovo che coinvolgere tante persone che si occupano di ambiti diversi favorisca la diffusione della storia e delle opere di Daniele Maffeis.
Trovo innegabile che la musica, come in realtà secondo me anche le altre forme di arte, sia un modo per renderci più consapevoli e legati alle nostre tradizioni e origini. Sono per questo d’accordo con il testo letto sopra. Fin da piccola, se devo fare un esempio preso da un’esperienza personale, mi sono state insegnate canzoni popolari del nostro Paese risalenti agli anni ’40: sono cresciuta con mia mamma e i miei nonni che mi cantavano Bella Ciao, insegnandomi senza imporsi le mie le mie radici e quelle del Paese in cui sono nata, che soprattutto adesso mi aiutano a capire lentamente chi voglio essere e diventare tracciandomi una linea che credo potrà servirmi anche a lungo termine.
Penso che capire e scoprire nuovi dettagli della nostra storia, come l’esistenza di questo grande compositore che ha vissuto fino a non troppi anni fa nei nostri territori, possa darci una mano a definire e ricercare qualche dettaglio nel nostro futuro.
Sono d’accordo, anche per me è stata la stessa cosa, fin da piccola ho sempre ascoltato questo tipo di canzoni e credo che sia importante preservarle e tramandarle, anche perché ci aiutano a ricordare periodi storici molto importanti per il nostro paese che non possono essere dimenticati.
Molto spesso la musica popolare ha un valore di insegnamento e consapevolezza, grazie alla musica possiamo tener vivo il ricordo di tradizioni e culture che ormai non ci appartengono quasi più ma che comunque abbiamo il dovere di preservare.
Leggendo l’articolo, ho apprezzato il modo in cui vengono esaltate le tradizioni territoriali: io stesso sono molto legato alla tradizione della mia valle e penso che portarla avanti sia qualcosa di davvero importante. Tradizione non significa solo testimonianza nel presente di eventi tramandati da un passato più o meno lontano, ma di identità sociale e culturale che svolge anche una funzione educativa: se un popolo perde le sue radici culturali, perde la sua identità storica, che può risultare molto utile e ricercata nel mondo contemporaneo globalizzato.
Penso che la fondazione sia una realtà davvero interessante e che il M. Daniele Maffeis meriti migliore visibilità, specialmente dagli abitanti della zona.
Tuttavia, avrei preferito che l’articolo, per invogliare all’approfondimento, contenesse una visione generale del suo stile compositivo e della singolarità della sua musica.
sono molto d’accordo con te alberto.
Daniele Maffeis merita secondo me più visibilità, soprattutto nella sua zona, ma non solo. La sua musica è legata alla tradizione del territorio ma non è una semplice ripetizione di quelle del passato ma una sua rielaborazione personale. Per questo anche secondo me sarebbe stato utile che il blog approfondisse, anche brevemente, il suo stile musicale e ciò che rende unica la sua produzione, così da incuriosire di più il lettore e invogliarlo ad approfondire.
“La musica della tradizione è la melodia originale dell’uomo; è lo specchio musicale del mondo” – Friedrich Nietzsche
Per Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco nato nel 1844, la musica non è solo intrattenimento, ma è un linguaggio profondo in grado di unire l’interiorità umana al mondo esterno. Sono pienamente d’accordo con la citazione di Nietzsche, ma per comprenderne appieno il significato bisogna ricorrere alla conoscenza delle proprie radici, in modo da creare una connessione tra la propria interiorità umana, cioè la dimensione più profonda di noi stessi, che è sede della conoscenza e del pensiero, e il mondo esterno. Conoscere le proprie radici è molto importante non solo per conoscere il passato, ma anche per creare un futuro.
Daniele Maffeis (1901-1966) è stato un compositore, pianista e intellettuale di spiccata sensibilità, che ha legato suoni, parole e immagini ricche di tradizione e innovazione. Maffeis è stato un intellettuale che non vedeva la musica soltanto come un intrattenimento, ma come un linguaggio comune che lega diverse tradizioni.
Secondo me conoscere le proprie radici è importante perché aiuta a capire chi siamo e da dove veniamo. Anche la musica fa parte delle nostre radici, soprattutto quella legata al nostro territorio. Per questo la figura di Daniele Maffeis è importante, un musicista bergamasco che ha dedicato tutta la sua vita alla musica e all’insegnamento, lasciando tante opere che oggi rischierebbero di essere dimenticate. Questa fondazione che porta il suo nome serve proprio a non perdere questo patrimonio e a farlo conoscere anche a noi giovani. Studiare Maffeis non vuol dire restare attaccati al passato, ma capire meglio la nostra storia musicale e darle valore. Conoscere musicisti come lui ci aiuta a rispettare le nostre radici e a non dimenticare chi ha costruito la cultura che abbiamo oggi.
le nostre origini ci danno stabilità. Ma oggi siamo sempre connessi e ci muoviamo tanto. Si conoscere la storia è per capire chi siamo ma non è che a volte ci blocca? molte volte le radici ti tengono fermo, legati al passato
é bella l’idea della Fondazione recuperi Maffeis, mail vero problema è farci interessare alla musica “vecchia”. Non basta dire che è importante. Come possiamo noi, che ascoltiamo altro, sentirci legati alla sua musica? e cosa si può fare di pratico per farla diventare una nostra scelta e non un obbligo?
Verissimo, assolutamente!!!! La disponibilità, la curiosità, la sete di sapere, quella è la strada. Se non conosco, non apprezzo, se non cerco, non trovo, se non mi metto in gioco, difficilmente avrò la possibilità di trovare altre strade, se non investo – …e investire, costa fatica…. – perderò certamente delle opportunità di crescita… capire e apprezzare chi è venuto prima di noi, è di grande importanza per orientarsi e strutturarsi – cit. < Tutto ciò che è "vecchio" aiuta a capire quanto dobbiamo a chi ci ha preceduto.>
Personalmente penso che sarebbe molto interessate e formativo portare nelle scuole più progetti relativi alla cultura locale; non solo sotto forma di storia, ma anche,ad esempio sottoforma di musica.Ad esempio nel gruppo corale Vokal Total, di cui io faccio parte,abbiamo avuto il piacere di cantare una ninna nanna di Daniele Maffeis, intitolata “È nato Gesù”. A me è piaciuto molto cantare questa canzone, in quanto mi ha dato modo di scoprire una parte della musica bergamasca che non conoscevo e che mi ha incuriosita. Penso che ciò,però, dovrebbe accadere più spesso, perché infatti molte persone non conoscono nessun musicista proveniente dal loro paese, e ciò è un peccato perché c’è molta musica poco conosciuta che certe volte è anche migliore della musica famosa dei grandi musicisti.Ad esempio penso che sarebbe interessante suonare dei brani di Daniele Maffeis come “l’intermezzo per archi”.
Penso che approfondire questi temi sia molto importante perché spesso la musica ci unisca e crea un senso di appartenenza e unione.Leggere questo blog è stato molto interessante, ho scoperto una parte di tradizione che non conoscevo, e mi ha colpito particolarmente la sua ultima frase prima di morire “ ho ancora tanta musica dentro” fa proprio capire come una persona dedichi tutta sé stessa a ciò che gli piace,Daniele Maffeis ha contribuito ad arricchire la nostra cultura ed è una persona che degna di essere ricordata, purtroppo la globalizzazione non sta aiutando affatto a mantenere solida l identità di un popolo, ed è proprio leggendo e scoprendo le nostre radici che capiamo quanto sia importante sapere da dove proveniamo e la storia di chi ci ha preceduto.
Seguendo la lettura del blog, mi trovo completamente d’accordo con l’idea espressa dall’autore, ovvero che la musica tradizionale di un territorio sia fondamentale per permettere ai suoi abitanti di conoscere le proprie radici e le proprie origini. Senza di essa non si potrebbe avere un’identità propria come popolo, anche se molti, parlando di radici, tendono a trascurare la musica. Io stesso ammetto che, prima di averne sentito parlare dal professor Giupponi, non ero a conoscenza della figura del Maestro Maffeis, né tantomeno del suo patrimonio musicale. Dopo aver letto sia l’articolo al quale allego il commento sia l’articolo su Eppen, però, mi sono incuriosito non poco e ho deciso di ascoltare alcuni brani dello “Zio Daniele”. Malgrado su YouTube le registrazioni siano davvero poche, ho trovato dei bellissimi brani di musica sacra per organo, come L’Introito per Pasqua, oltre a brani per strumenti diversi, come L’Intermezzo lirico per archi, ugualmente magnifici. Dopo aver riflettuto, sono rimasto colpito dal fatto che tutta questa musica (scritta, oltretutto, da un nostro conterraneo) sia praticamente sconosciuta. Infatti, dell’Opera Omnia del Maestro Maffeis (che, tengo a ricordare, è composta da 39 volumi) sono riuscito a stento a trovare online poco più di una decina di brani; inoltre, chiedendo anche a persone decisamente più esperte di musica di me, mi è stato riferito che, già appena al di fuori della provincia, sono davvero poche le persone che conoscono Daniele Maffeis come compositore. Specialmente in tempi come questi, nei quali la musica dei secoli scorsi sta andando perduta, bisognerebbe invece prestare maggiore attenzione e portare alla luce questo grandissimo esponente musicale della nostra terra, ricordandoci le nostre radici per poter andare avanti con una piena consapevolezza della nostra identità. In conclusione, ritengo che la Fondazione M° Daniele Maffeis ETS svolga un lavoro davvero importante nel far conoscere a un pubblico più ampio il patrimonio musicale della propria città, oltre a rendere il giusto omaggio al Maestro e alle sue opere che, altrimenti, rischierebbero di andare perdute.
Questa iniziativa penso che sia una delle più belle propostaci finora, con riguardo al pensiero critico musicale. Mi ha fatto capire che i compositori (anche in Italia) ci sono e che vanno solo scoperti e valorizzati, come fa la fondazione Daniele Maffeis. Nonostante io non sia mai stato legato alla tradizione bergamasca, sono contento di essere nato in un contesto aperto alla musica colta, con iniziative di qualità che ho frequentato con i miei compagni di classe come la stagione della Società del Quartetto, il festival pianistico internazionale, il festival organistico e le numerose opere di Donizetti suonate al teatro Sociale. Ho ascoltato alcune tra le poche opere di Daniele Maffeis su youtube: Avdesperascit per canto e pianoforte, intermezzo per archi e un’improvvisazione all’organo suonata dal compositore. Trovo la musica di Maffeis piacevole da ascoltare e orecchiabile, anche se non mi ha trasmesso molto. E’ un compositore che si ispira alla musica sacra ma che ha anche studiato le correnti musicali del romanticismo e del 900. Penso che la tradizione sia importante, ma che l’insegnamento migliore che Maffeis possa trasmetterci è che tutti possiamo impegnarci per offrire musica valida al nostro territorio.
non sono del tutto d’accordo con te Alberto. Trovo che la musica di Daniele Maffeis, dopo aver ascoltato le poche opere presenti su youtube, riesca a trasmettere emozioni molto dolci e soavi. ho trovato molto piacevole l’ascolto del advesperascit per canto e pianoforte infatti, la melodia gradevole che caratterizza questo brano mi ha riportato ai miei vecchi ricordi di infanzia. in conclusione credo che la musica di Daniele Maffeis sia di grande ispirazione e che faccia provare, al contrario di altri compositori, emozioni molto forti
La lettura di questo blog e stata molto interessante per fare conoscere a noi le nostre radici.
La musica di Daniele Maffeis non è solo un ricordo del passato, ma qualcosa che è ancora viva e significativa.
Daniele Maffeis non è stato solo un musicista, ma una sorta di “artigiano mistico” del suono.
grazie a questi blog e articoli di cui noi trattiamo a scuola o per curiosità riusciamo a capire veramente da dove veniamo e alle bellezze della nostra provincia.
Leggendo l’articolo su Daniele Maffeis, mi ha colpito molto il titolo “Radici e visioni”. Secondo me le “radici” rappresentano il legame con il territorio di Bergamo e con la sua tradizione musicale, mentre le “visioni” indicano la capacità di guardare avanti, senza rimanere fermi al passato. Maffeis mi sembra una figura che riesce a unire queste due cose: conoscere bene le proprie origini culturali e, allo stesso tempo, usare la musica per creare qualcosa di nuovo e attuale.
Questo aspetto ha anche un significato civico, perché valorizzare la cultura locale aiuta a sentirsi parte di una comunità. La musica, in questo senso, non è solo intrattenimento, ma diventa un modo per conservare la memoria e per trasmetterla. Mi ha fatto pensare a quanto sia importante conoscere il patrimonio culturale del proprio territorio per rispettarlo e non darlo per scontato.
Sono molto d’accordo con te, Giulia. Per rispettare l’incredibile lavoro di Daniele Maffeis bisogna non solo ricordarsene, ma anche diffonderlo e addirittura di lanciarlo come una palla per le nuove generazioni. Una volta stavo parlando con la mia professoressa di pianoforte dell’idea che la composizione di musica colta e locale sia ancora viva ai giorni nostri. Lei mi rispose di no, presentandomi parecchi punti a sfavore sull’idea. Io invece, con fiducia e ottimismo, sono quasi sicuro di questo fatto: secondo me siamo in un periodo dove ci sono talmente tante onde di notizie e di cose nuove, che riprendere ciò che ci ha dato il passato non solo può fungere da vero spunto culturale, ma anche da rifugio. E in questa società, e più precisamente nella nostra generazione dove le tendenze sono ben diverse dalla musica colta, una ripresa della “musica vecchia”, può essere facilmente fattibile. Personalmente, io partirei dall’unire le tendenze musicali attuali con appunto la musica colta, facendo capire alla società, attraverso i “suoi occhi”, la bellezza di essa. Infatti, se uniamo quello che va ora, con quello “trascurato”- dalla la maggior parte delle persone -, faremo emergere quello che è bello dell’una e dell’altra. In questo modo, potremmo far capire a tutta la società la vera importanza dei beni materiali e immateriali che possediamo.
“La musica della tradizione è la melodia originale dell’uomo; è lo specchio musicale del mondo” Questa frase di Friedrich Nietzsche mi ha colpito fin da subito e mi ha spinto a una riflessione profonda sull’importanza della musica tradizionale. Spesso i compositori di musica locale, tendono a non essere particolarmente riconosciuti, in quanto molto spesso si può pensare che una melodia tradizionale, composta da un nome sconosciuto, possa essere meno bella di un brano “classico” scritto da un nome noto a tutti. Di certo si parla di due mondi molto diversi, ma trovo che l’ascolto della musica locale possa accendere a ciascuno di noi la curiosità di scoprire veramente da dove veniamo. Come suggerisce la citazione di Nietzsche, la musica locale è un vero e proprio specchio del mondo. Ti permette di capire cosa era davvero il posto in cui vivi prima del tuo arrivo, e lo stesso per qualunque luogo nel mondo. La musica tradizionale è un vero e proprio libro aperto, che non aspetta altro di essere letto per davvero.
Daniele Maffeis, compositore, organista direttore e insegnante bergamasco è una figura che ha rappresenta al meglio ciò che la musica locale vuole trasmettere. “Zio Daniele” come viene tutt’ora chiamato è l’esempio lampante di ciò che rappresenta questo compositore: una figura vicina a noi, che con la sua musica vuole affettuosamente insegnarci la tradizione del suo tempo, in cui lui ha lasciato un segno indelebile.
Non sono molte le registrazioni di brani che si possono trovare online, ma tra quelle che ho sentito mi hanno colpito molto “Sul lago”, un poema sentimentale per violino e pianoforte e “Advesperascit”, un brano per voce e pianoforte. Entrambi sono brani estremamente dolci e delicati, ma riescono a rimanerti dentro anche quando terminano. Sicuramente ti lasciano molto spazio per rifletterci sopra, e se inizi a farlo, chissà se finirai mai.
Ma forse è proprio questo il punto. La musica tradizionale ti porta a farti molte domande, che non hanno una risposta oggettiva. Ciò significa che la risposta che ti darai sarà sempre diversa da quella degli altri. Se nascesse un confronto diretto tra più persone, si potrebbe creare una catena infinita di opinioni che si incrociano e cambiano tra di loro, creando in qualche modo una comunità più unita e consapevole di ciò che è.
Perché la musica locale è anche, e soprattutto questo: unione.
Una volta letto questo blog ho realizzato l’importanza di conoscere le proprie radici non solo culturali ma anche dall’aspetto musicale, sentendo le emozioni e i sentimenti che la musica trasmette su di noi. uno dei brani di Daniele che veramente esprime numerosi sentimenti in me è la sua improvvisazione sull’organo registrata nel 1960, esprime un senso di melanconia ma allo stesso tempo di potere e rabbia. Questa improvvisazione, secondo il mio parere, è una delle più belle di Daniele Maffeis.
Leggendo questo articolo, ho capito quanto sia importante conoscere le nostre radici culturali. Le radici servono per ricordare da dove veniamo e per capire meglio chi siamo oggi. Spesso non pensiamo a queste cose, ma fanno parte della nostra vita e della nostra storia. La figura di Daniele Maffeis mi ha colpito molto perché non era solo un musicista, ma una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla musica e al suo territorio. Questo fa capire che per lui la musica non era solo un lavoro, ma una vera passione. Attraverso le sue opere si può capire meglio la storia e la cultura del luogo in cui ha vissuto. La musica diventa quindi, un modo per raccontare il passato e per trasmettere valori importanti. Mi è sembrato molto interessante anche il lavoro della Fondazione, che conserva tutte le sue musiche e i suoi scritti. Questo è importante perché senza queste iniziative molte opere rischierebbero di essere dimenticate e nessuno potrebbe più conoscerle o studiarle. Secondo me, la Fondazione svolge un ruolo molto utile, perché aiuta a mantenere viva la memoria di Daniele Maffeis e a far conoscere la sua musica anche alle nuove generazioni. Questo articolo mi ha fatto riflettere sul fatto che conoscere il passato è utile per guardare al futuro con più consapevolezza. La cultura e la musica non sono cose lontane, ma fanno parte della nostra vita e ci aiutano a sentirci parte di un gruppo e di una comunità.
La figura e l’opera omnia di Daniele Maffeis rivelano un compositore, organista e insegnante poliedrico, la cui musica spazia dalla profonda tradizione sacra del Ceciliano lombardo a composizioni profane e didattiche, sempre con un’attenzione particolare all’accessibilità e all’espressività. La sua eredità è valorizzata dalla Fondazione Daniele Maffeis.
Questo mi colpisce di più della sua vita.
Sono rimasto molto colpito anche dal fatto che la figura e l’opera-omnia di Daniele Maffeis ci insegnano l’importanza delle radici culturali e della tradizione musicale italiana del Novecento, in particolare nell’ambito della musica sacra. La sua eredità artistica sottolinea come la conoscenza delle proprie origini sia fondamentale per sviluppare un’identità solida e trovare una direzione nella vita.
Leggendo quest’articolo mi colpisce come il Maestro Daniele Maffeis possa essere ancora poco conosciuto, nonostante abbia dato un grandissimo contributo allo sviluppo della cultura musicale bergamasca. A parer mio la storia di questo compositore, maestro e musicista (molto importante per la storia della nostra provincia, e non solo) andrebbe per lo meno accennata in tutte le scuole superiori (o medie) della Bergamasca. Ancora meglio sarebbe se venisse spiegata e approfondita, in quanto la storia di Daniele Maffeis non è importante solo per lo sviluppo musicale della nostra provincia, ma anche (come citato nell’articolo) per conoscere le proprie origini e le proprie radici culturali.
Il commento di Giupponi è un invito caloroso a riappropriarsi della figura dello “Zio Daniele” (come veniva affettuosamente chiamato). L’articolo riesce a trasmettere l’idea che valorizzare Maffeis significhi valorizzare noi stessi e la nostra storia, trasformando il “particolare” di una cultura locale in un “universale” artistico di indubbio valore.
È un testo che piacerà non solo agli addetti ai lavori (musicisti e storici), ma a chiunque creda che l’identità di un popolo risieda nella sua musica e nelle sue espressioni artistiche più autentiche.
All’inizio di questo blog viene sottolineata l’importanza di conoscere le proprie origini culturali. ascoltando la musica di Daniele Maffeis, ho capito che effettivamente ha messo qualcosa di suo nelle sue opere. secondo me in questo caso ciò che ha fatto è stato mettere la sua cultura nella musica, la quale prende infatti uno stile tutto suo. Ascoltando la sua musica e paragonandola a quella di altri musicisti e compositori della sua epoca ho infatti notato che sono diverse, nei lati positivi e in quelli, a mio gusto personale, negativi.
Leggendo l’ articolo sulle radici e la vita e opere di Daniele Maffeis e di
un mondo sempre connesso e globale, ricordarsi da dove veniamo è fondamentale. L’eredità di un musicista come Maffeis serve a darci un punto di riferimento. Ci aiuta a capire chi siamo, un po’ come ritornare all’ essenza di noi stessi.
La parte sulla musica a Bergamo è molto interessante(anche perché ci riguarda). Maffeis era locale, ma la sua musica è riuscita ad andare oltre, La fondazione fa bene a recuperare questo patrimonio è molto importante non perdere o dimenticare questo materiale musicale. Spesso ci si dimentica che la musica è cultura e animo, non solo un passatempo.
La missione della fondazione, di trovare un punto d’incontro tra memoria e futuro, mi piace molto. Riportare in luce un artista del Novecento mostra l’impegno nel far riscoprire la musica in modo autentico.
In sintesi, l’articolo mi ha fatto riflettere sull’importanza delle nostre radici culturali locali e l’ importanza di non perderle, anzi di mantenerle ancora vive. Spero che la fondazione raggiunga maggiore importanza e che possa continuare a svilupparsi.
Leggendo quest’articolo, mi hanno colpito anche le ultime parole del Maestro Maffeis: “Ho ancora tanta musica dentro”.
Per me queste parole sono molto significative in quanto (in mia interpretazione) simboleggiano quanto la vita delle persone creative come quella del Maestro Maffeis, basata interamente sulla musica, possa essere corta (infatti, come citato nell’articolo, dopo aver studiato nella Bergamasca ed aver concluso gli studi musicali a Milano, insegnò organo e composizione nell’area lombarda, continuando sempre a comporre).
Inoltre vorrei considerare il fatto che Daniele Maffeis non era “solo” un musicista, ma anche un compositore. Questo significa che il Maestro non si “limitava” a suonare e ad interpretare la musica ma la creava concretizzando i suoi pensieri sul pentagramma.
[In risposta a Lisa Calegari, in riferimento alle composizioni del M° Daniele Maffeis]
Formatosi nell’alveo della Riforma ceciliana, movimento nato nella seconda metà dell’Ottocento e ufficializzato nel 1903 con il Motu proprio di papa Pio X, Maffeis appartiene a quella generazione di compositori profondamente influenzati dai principi che hanno segnato la musica sacra del Novecento. La sua produzione riflette chiaramente tali principi: centralità del testo, sobrietà espressiva, equilibrio tra le parti vocali e piena funzionalità liturgica. Queste caratteristiche rendono le sue composizioni particolarmente adatte all’attività corale scolastica e alla riflessione educativa.
La musica sacra corale del Novecento rappresenta un ambito particolarmente significativo per lo sviluppo di competenze civiche, grazie alla sua natura comunitaria e alla funzione sociale e culturale storicamente attribuitale.
La musica sacra corale promuove inoltre una visione inclusiva e cooperativa: voci diverse, con ruoli differenti, concorrono alla costruzione di un’unità armonica. Tale esperienza favorisce il riconoscimento della pari dignità di ogni contributo e l’accettazione delle differenze come risorsa, principi fondamentali dell’educazione civica contemporanea.
Naturalmente anche la musica strumentale di Maffeis deve catalizzare il nostro interesse. Invito anche i miei compagni a lasciarsi guidare dalla curiosità e dall’entusiasmo per scoprire dettagli interessanti della musica di Maffeis, come ad esempio gli strumenti utilizzati nelle sue composizioni cameristiche. Personalmente, come chitarrista, ho deciso di indagare se anche il mio strumento fosse presente negli organici. Finora non ho avuto riscontri, ma non mi lascio scoraggiare: spesso, tra le musiche dimenticate o poco conosciute, si nascondono sorprese che attendono solo di essere scoperte. E proprio questa attesa, fatta di ricerca e di stupore, è ciò che rende l’esplorazione della musica storica così affascinante: non si sa mai cosa potrebbe emergere, e ogni scoperta diventa una piccola vittoria per chi ama davvero la musica.
ho fatto qualche ricerca sulla vita di Daniele Maffeis e la cosa che mi ha colpito di più è stata la sua ultima frase “ho ancora tanta musica dentro” quindi mi sono informato quanti anni avesse e quante opere avesse fatto e ho letto che aveva 65 anni e aveva scritto piú di duecento opere ciò può voler dire solo che Daniele Maffeis era un genio di cui cervello e creatività erano infermabili.
Secondo me è sorprendente, Daniele Maffeis era un pianista e un organista e insegnava anche unendo l’insegnamento a un’intensa attività artistica ad Abbiategrasso e Bergamo.
Credo non abbia lasciato nulla per chitarra, è stato soprattutto organista, compositore e didatta, ha curato in particolare il genere sacro, in quanto uomo di profonda fede. Tuttavia, abbiamo della musica da camera, pagine a 4 mani e motivi popolari, che si prestano facilmente a trascrizioni e adattamenti. Direi di provarci, perchè no?
Leggendo questo testo, mi ha colpito soprattutto il fatto che, sebbene la figura musicale più rappresentativa di Bergamo sia tradizionalmente Gaetano Donizetti – musicista nato in Città Alta, che ha dato molto alla sua città e al quale la città ha dedicato molto – Daniele Maffeis rappresenti una delle figure più significative del panorama musicale lombardo della prima metà del Novecento.
Il nostro “Zio Daniele” [Gazzaniga nel 1901], grazie alla sua formazione seppe vivere la musica come un vero e proprio servizio alla comunità. Lasciò un segno profondo non solo attraverso le sue composizioni, ma anche grazie all’importante attività didattica che svolse nel corso della sua vita.
Fu un grande compositore, organista, direttore e insegnante, capace di incidere in modo concreto nella realtà musicale del suo tempo. Le opere e la vita di Daniele Maffeis meritano quindi di essere conosciute e riscoperte. Secondo me proprio per questo motivo, la Fondazione a lui dedicata non rappresenta soltanto un gesto di memoria, ma anche un progetto rivolto al futuro: far conoscere Maffeis alle nuove generazioni, affinché la sua musica possa continuare a vivere, così come lui avrebbe desiderato.
Nel corso della sua carriera compositiva scrisse molta musica in diversi generi.
Il settore più ampio della sua produzione è quello della musica sacra, ma compose anche musica strumentale, vocale e teatrale, dimostrando una notevole versatilità artistica.
purtroppo non abbiamo avuto la possibilità di scoprire tutto ciò che la sua mente ci avrebbe voluto offrire.
prima di lasciarci, il 10 febbraio 1966, disse questa frase «ho ancora molta musica dentro» questo riassume tutta la figura di Daniele Maffeis: un musicista che non ha mai smesso di creare e di credere nella forza della musica, nemmeno alla fine della sua vita.
Leggendo l’articolo mi sono reso conto di quello che ha fatto Daniele Maffeis qui a Bergamo, e delle sue musiche mi ha colpito la sua dedizione alla nostra terra.
Il suo percorso, iniziato all’Istituto Musicale “Gaetano Donizetti” e culminato nel ruolo di Maestro di Cappella in Santa Maria Maggiore, ha lasciato un segno indelebile in intere generazioni di musicisti locali.
La sua eredità non risiede solo nel vasto catalogo di opere, ma nella consapevolezza che questo patrimonio non andrà perduto. Grazie alla Fondazione Daniele Maffeis e al lavoro di conservazione della Biblioteca Angelo Mai, la comunità può riscoprire un autore che è parte integrante della nostra identità storica e culturale.
È davvero così rilevante conoscere a fondo le proprie radici culturali?
Secondo me si. conoscere le proprie radici culturali è molto utile e importante perchè permette di renderci veramente conto di chi siamo, a quale popolo apparteniamo e la nostra storia.
Permette di costruire un identità partendo da quella passata. La cultura passata rappresenta interi popoli, intere generazioni fin dai tempi della preistoria.
La cultura e la tradizione sono una base solida che lega passato e presente e che ci permette di mantenere coerenza in futuro. Senza di esse nemmeno la musica avrebbe una direzione. Daniele Maffeis è un ottimo esempio di musicista che si è ispirato alla tradizione e che nè è diventato parte rielaborando la musica a modo suo, per questo lo stimo molto
“Maffeis ha sempre solcato la lunga strada della tradizione, guardando ad essa non come istituzione assoluta ed inviolabile di uno status quo, ma nutrendola ed evolvendola verso un discorso musicale nuovo che coniugasse spontaneità e ricercatezza”
Devo dire che la frase di William Limonta, ex studente del liceo Secco Suardo, giovane compositore e pianista di Bergamo, è stata quella che mi ha fatto comprendere meglio l’obbiettivo di tutta la vita di Daniele Maffeis. Daniele Maffeis non è stato un semplice organista e compositore; lui ha lottato per preservare la nostra cultura, la cultura musicale e artistica bergamasca, lombarda e italiana. In un mondo in cui (parlando della musica moderna e contemporanea, ma anche riferendosi in generale) se non rientri negli standard richiesti, negli standard che ormai stiamo assimilando, sei tagliato fuori, vieni escluso, vieni giudicato. Mi riempie di gioia vedere come la vostra associazione si batta per mantenere questa cultura musicale che Maffeis ha appassionatamente conservato e trasformato. Perché ripeto, in un mondo ormai troppo globalizzato, prendere “un’altra strada” o seguire le proprie radici è una scelta coraggiosa.
Sono convinta del fatto che la cultura e le tradizioni di una certa popolazione, di un certo paese o città, di una certa famiglia siano elementi fondamentali per la crescita individuale e collettiva di ogni singola persona. Chi saremmo senza tutte quelle tradizioni che ci portiamo dietro? Un esempio banale sono le tradizioni delle varie religioni, come la Pasqua, il Natale per i cristiani, il Ramadan per gli islamici…O ancora la notte di Santa Lucia per i bambini. Se ci pensiamo però, tutte queste tradizioni che ci portiamo dietro, nel corso degli anni cambiano, si evolvono con noi e con il mondo. Infatti è nostro compito apprendere e sperimentare le nostre tradizioni, trovare le radici del nostro territorio per poi comprenderle e continuare a costruirle per le generazioni future. Perché anche ognuno di noi può aggiungere dei “pezzi” alla propria tradizione, o addirittura crearne una del tutto nuova, partendo da zero.
“La musica popolare ci riporta alle radici della nostra cultura” – Tulsi Kuma. Riporto qui questa frase perché secondo me spiega benissimo quello che questa fondazione ci vuole far capire. Anche la stessa Kuma è un esempio ben azzeccato perché mette come protagonista nelle proprie canzoni la sua tradizione indiana e le sue radici riuscendo a rendere qualcosa di nicchia, di popolare,canzoni molto conosciute e apprezzate anche dal grande pubblico. Questo è per me il miglior modo per rendere azione ciò che Maffeis ha portato avanti ovvero di non trascurare le proprie radici culturali e musicali ma anzi avere gioia del fatto che apparteniamo a una comunità con tanti anni di storia alle spalle e di andare a scavare fino in fondo per capirla al meglio. E, perciò,importante che noi dobbiamo almeno conoscere la figura di Daniel Maffeis per imparare anche noi a non rifiutare e a non trascurare le nostra origini musicali ma anzi farne un nostro punto di forza.
“Lo zio Daniele” aveva una visione molto chiara di ciò che significa tutelare e valorizzare le tradizioni di un certo popolo.
Gran parte della musica dei secoli precedenti era dominata dalla sacralità, dalla spiritualità, dalla religione cristiana cattolica e dalla Chiesa. Maffeis infatti sapeva che per comprendere a fondo le proprie radici doveva in qualche modo rianimare la musica sacra e proprio grazie al movimento del Cecilianesimo riuscì nel suo intento. Il Movimento Ceciliano promuoveva il ritorno al canto gregoriano e alla polifonia classica, bandendo lo stile melodrammatico e operistico (stile “da concerto”) dalle chiese. Ma Maffeis non si limitò solo a comprendere la musica sacra, lui aveva una visione più ampia sulla musica; infatti oltre a scrivere numerose Messe e Mottetti (forma musicale polifonica vocale, principalmente di natura sacra), compose opere liriche, operette, liriche vocali, pagine pianistiche, musica sinfonica e musica cameristica. Si appassionò inoltre al mondo dell’improvvisazione con l’organo. Come Maffeis, anche io cerco tenere la mente aperta verso generi musicali che ancora non conosco o verso artisti e compositori sconosciuti. Secondo me, un musicista maturo, deve avere la capacità e il coraggio di cercare di conoscere e comprendere stili e generi che magari non rispecchiano ciò che è, accettando il fatto che è difficile o quasi impossibile apprezzare tutti gli tipi di musica, perché ognuno ha i propri gusti. E Maffeis è uno di questi, un esempio da seguire.
La presenza di riferimenti musicali appartenenti alla storia del nostro territorio è a mio parere fondamentale per inspirare e dare nuovi spunti ai musicisti che cercano la loro inspirazione nella tradizione. Creare un’ identità sulle basi solide che già si hanno è sicuramente molto più semplice che formarsi da zero, e secondo me per un compositore (soprattutto agli inizi) è importante capire quali sono i gusti è i valori delle persone che abitano la realtà in cui si evolve.
Nonostante io non sia molto legato al territorio bergamasco trovo che la musica del maestro Daniele Maffeis riesca a parlare con molta agilità e leggerezza nelle melodie e armonie semplici ma raffinate che si distaccano dalla complessità accademica con un linguaggio semplice ma non banale.
Tutte queste caratteristiche le ho ascoltate nella suite schilpariese, dove l’ autore è secondo me riuscito ad esprimere con chiarezza il tema: ovvero una gita nella pineta di Schilpario, e a seguire il filo della narrazione con leggiadra raffinatezza e consapevolezza. Per mio gusto personale non sono stato coinvolto al massimo dalle opere sacre e colte che sono riuscito ad ascoltare, ma nonostante questo riconosco la ricerca e il lavoro che celano.
In conclusione penso che iniziative come questa possano portare a maggiore coesione nel panorama musicale del nostro territorio e diffondere spunti di discussione e musicali.
Credo che le varie collaborazioni che l’associazione Daniele Maffeis abbia scelto di fare tra cui il conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e quello di Santa Cecilia a Roma e vari liceo musicali come lo Zucchi di Monza Azuni di Sassari e il Secco Suardo di bergamo. Le collaborazioni non si limitano solo al panorama musicale, ma si espandono in diverse realtà come la biblioteca statale di Cremona il politecnico delle arti di Bergamo e ben nove volontari scientifici, composto da musicisti esperti e giovani volontari per la ricerca e la divulgazione
Aggiungo un pensiero su Maffeis oltre al suo repertorio sacro e sinfonico, è interessante notare il suo impegno nel teatro musicale giovanile. Lui stesso definiva le sue operette come melodrammi per fanciulli. Questo evidenzia la sua visione pedagogica completa: non si limitava all’insegnamento tecnico, ma creava anche arte accessibile per educare i giovani al bello.
Un esempio meno noto che riflette questa attenzione alla narrazione è la lirica vocale”L’Albero e la Nebbia”.
Questa lirica, spesso in ombra rispetto alle Messe più grandi, mostra Maffeis in una veste più intima e quasi simbolista. Non è musica per la chiesa o la sala da concerto, ma una vera meditazione. L’albero simboleggia la stabilità e la memoria (le sue radici bergamasche), mentre la nebbia rappresenta il tempo sfuggente e l’oblio. Maffeis usa la melodia per creare un contrasto sonoro tra linee armoniche solide (l’albero) e passaggi più fluidi e cromatici (la nebbia). È un piccolo capolavoro di equilibrio tra l’elemento terrestre e quello etereo, che bilancia perfettamente la sua produzione più monumentale.
Di questo blog mi ha colpito molto la frase «ho ancora tanta musica dentro».
Daniele Maffeis ha composto messe, mottetti, introiti che si ispirano alla riforma ceciliana, con sensibilità moderne pensate per un ascolto comprensibile e partecipato.
Ha composto anche dei brani devozionali in italiano, spesso scritti per voci e strumenti, per offrire musica accessibile e mai banale.
La cosa che mi ha colpito di questa frase é che anche alla fine della sua vita aveva ancora la stessa passione per la musica.
Dietro al lavoro che ha creato, si percepisce che ci ha dedicato la sua intera vita, e ciò fa capire quanta passione ha messo nel realizzare questi brani.
Penso lo stesso anche io!
Questa frase mi ha colpita molto perché fa capire quanto la musica fosse importante per Daniele Maffeis. Dire «ho ancora tanta musica dentro» mi dà l’idea di una persona che, anche alla fine della sua vita, sentiva ancora la stessa passione di quando aveva iniziato. Dalle sue opere si capisce che la musica faceva parte di lui e che le ha dedicato tutta la sua vita. Questo mi ha fatto riflettere su quanto sia bello portare avanti ciò che si ama davvero.
Concordo con Giorgia, ma vorrei aggiungere anche il fatto che opere del 1900 riescano a continuare a impressionare chi le ascolta è una cosa favolosa. Non solo le opere di Daniele Maffeis ma anche di altri grandi compositori. MI colpisce il fatto che un musicista riesca a unire diverse generazioni con stili differenti. Questo fa capire che, nonostante tutto, le radici culturali sono simili, non uguali perché è praticamente impossibile. E, come ha detto Tulsi Kumar, “La musica popolare ci riporta alle radici della nostra cultura”.
Sono d’accordo con te. La frase «ho ancora tanta musica dentro» è molto significativa perché mostra una passione rimasta viva fino alla fine. Trasmette l’idea di una persona che non ha mai smesso di sentire la musica come parte essenziale della propria vita. Dietro il suo lavoro si percepiscono dedizione, costanza e amore, come se avesse davvero dato tutto se stesso a ciò che faceva. Questo rende il suo percorso umano e artistico ancora più profondo e toccante.
Daniele Maffeis è una figura molto importante nella musica lombarda nel Novecento. La sua musica è veramente unica e ha radici profonde nella tradizione di Bergamo. Egli compone musica con grande raffinatezza e con una forte influenza di musica sacra e colta. La sua musica si basa sulle radici culturali del territorio, ma le reinterpreta con la sua sensibilità e la sua visione personale. Come afferma Daniele Maffeis, la sua musica è il risultato di una profonda connessione con la tradizione bergamasca e della sua capacità di innovare e di dare nuova vita a queste radici culturali. La produzione di Daniele Maffeis è ampia e variegata, e riflette la sua grande passione per la musica e la sua profonda conoscenza della tradizione musicale lombarda. La sua musica è caratterizzata da una grande ricchezza di emozioni e di sentimenti, e si rivolge a tutti coloro che amano la musica e la cultura. Daniele Maffeis è veramente un artista unico e originale, e la sua musica è un dono prezioso per la cultura e la società. Friedrich Nietzsche, «la musica della tradizione è la melodia originale dell’uomo; è lo specchio musicale del mondo»: in questa prospettiva, l’opera di Maffeis diventa espressione autentica di una memoria collettiva che merita di essere conosciuta e valorizzata. Approfondire la sua produzione significa riscoprire le radici musicali locali e comprendere meglio l’identità storica e culturale della musica bergamasca, riconoscendo in Maffeis un musicista colto, ingegnoso e fondamentale per la trasmissione del patrimonio musicale del territorio.
Secondo me conoscere le proprie radici culturali è davvero importante perché aiutano a capire meglio chi siamo e da dove veniamo. Spesso noi ragazzi pensiamo solo al presente o al futuro e non ci fermiamo mai a riflettere sul passato. Invece la storia della nostra famiglia e del nostro territorio ci dà un senso di appartenenza e ci fa sentire meno soli. Anche la musica fa parte delle nostre radici e rappresenta la cultura di un popolo. La figura di Daniele Maffeis, anche se non è molto conosciuta oggi, dimostra quanto sia importante valorizzare ciò che abbiamo ereditato. Secondo me riscoprire questi musicisti è un modo per non perdere la nostra identità, soprattutto in un mondo dove tutto sembra uguale.
Secondo me è giusto conoscere il passato della propria terra, ma credo che sia altrettanto importante per noi giovani pensare al futuro che vogliamo costruire, realizzando nel presente delle basi solide che possano aiutarci, considerando che abbiamo ancora tutta la vita davanti.
Nel 1936 Maffeis iniziò inoltre ad insegnare al Seminario Arcivescovile di Milano, essendo legato alla musica sacra, lì incontrò un ancora giovane Giuseppe Roncalli, al tempo cardinale a Venezia, prima di diventare papa. Oltre a incontrare il futuro papa, entra in contatto con i protagonisti della Riforma Ceciliana, così chiamata in onore di Santa Cecilia, patrona della musica, dove le nuove composizioni sarebbero dovute essere più sobrie e con lo scopo di aumentare la partecipazione dei fedeli alle liturgie, attraverso il canto. Questa fu in risposta alla centenaria e quasi assenza del Canto gregoriano e della polifonia rinascimentale dalle celebrazioni liturgiche, sostituiti da stili simili alla musica operistica. Grazie a questo il legame tra Maffeis e la musica sacra aumentò; inizia quindi a comporre i suoi primi lavori religiosi, ispirandosi a figure come Donini, Perosi o Pozzoli, promotori di questa riforma; in totale ne comporrà quasi un centinaio; di breve o brevissima dimensione. Ho ascoltato uno di questi: “O Salutaris Hostia”, inno liturgico creato da San Tommaso D’Aquino per la celebrazione del Corpus Domini, adattato da Maffeis per organo e coro; nonostante la successione armonica ricercata e le continue modulazioni, seppur in una composizione così breve, si percepisce la leggerezza voluta da Maffeis quando riadattò questo breve inno.
Tulsi Kumar disse:”La musica popolare ci riporta alle radici della nostra cultura”.
Queste frase, per quanto possa sembrare breve,semplice e insignificante a prima vista, invece racchiude un’importante verità. Il popolo che siamo oggi e la cultura da noi posseduta deriva dalle popolazioni precedenti, le quali riflettono ciascuna la propria cultura, tradizione e identità nelle loro canzoni popolari. Proprio per questo le canzoni popolari di ogni popolo ci aiutano a comprendere meglio le popolazioni a loro e a noi precedenti, le nostre radici, le quali fanno ancora parte di noi. Ad esempio si può gia notare una grande differenza culturale tra oriente e occidente tramite le canzoni popolari. A sua volta ogni paese ha le proprie, che riflettono, come detto prima, la cultura e la tradizione di quel popolo, ancora presente. Questo è proprio il punto chiave: queste canzoni popolari non racchiudono e rappresentano tradizioni e valori esistenti solo in quel tempo, bensì sono l’origine dei nostri attuali, presenti ancora nella nostra cultura. Proprio per questo sono un pilastro importante per conoscere a pieno le proprie radici e per avere una maggiore consapevolezza di esse e della nostra identità.
Questo articolo mi ha profondamente colpito perché mi ha fatto riflettere sull’importanza di conoscere le proprie radici, sia dal punto di vista familiare che culturale. Credo che comprendere le nostre origini ci permetta di capire meglio chi siamo oggi e ci offra una base solida su cui crescere, proprio come le radici di un albero che ci sostengono e ci danno stabilità. Mi ha colpito anche il pensiero che la musica possa fungere da ponte per rimanere in contatto con il passato e con le emozioni di chi ci ha preceduto. Prima di leggere questo articolo non ero molto a conoscenza di Daniele Maffeis, lo avevo solo sentito nominare, ma ora trovo straordinario il contributo che ha dato alla musica a Bergamo e quanto il suo lavoro continui a ispirare i giovani. Sono molto felice dell’impegno della Fondazione nel diffondere la sua musica, perché questo ci permette di apprendere dalle tradizioni senza però rimanere ancorati al passato. È emozionante pensare a come la musica riesca a unire generazioni diverse. Personalmente, leggendo queste riflessioni, ho sentito ancora più forte quanto la musica e la conoscenza delle proprie origini possano aiutare a comprendere più a fondo noi stessi. Ci fanno sentire parte di qualcosa di più grande, non solo della nostra famiglia, ma anche della cultura e della comunità che ci circondano.
A Bergamo è molto conosciuto il compositire bergamasco Gaetano Donizetti e grazie a lui si è raggiunta una certa mobilità, nonostante ciò è bene ricordare che ci sono altri compositori bergamaschi importanti che rappresentano un pezzo fondamentale delle nostre radici, da non dimenticare. Un forte esempio è il compositore Daniele Maffeis. Nacque a Gazzanica, il 1° Agosto del 1901,e , oltre ad essere un grande compositore, fu anchce direttore, insegnante, organista e pianista. Iniziò a insegnare organo sin da giovane come supplente al Conservatorio, a 24 anni, e sucessivamente ottenne la licenza di pianoforte. Compose svariati pezzi, che passano da musica sacra (come Messe, mottetti, intriti e litanie) a opere liriche(anche in dialetto), canti, temi popolari, composizioni corali e anche musica strumentale riuscendo a passare tra sacro e porfano. Tra le sue prime opere troviamo “Il Maestro Smania” e “Le tre notti di luce”. Le sue composizioni puntano sempre ad essere comprensibili, composte con la volontà di offrire musica accessibile, senza però rimanere banale. La maggior parte delle sue composizioni è per musica strumentale, come per organo, pianoforte o piccoli ensemble( ad esempio per duo con violino, trombone o pianoforte a quattro mani). Nei suoi ultimi anni continuò a insegnare e a comporre. Infatti compose Messe come ad esempio “Missa Daniel Propheta” e “Messe Popolari”. Morì a Gazzanica, il 10 febbraio 1966, affermando di avere ancora tanta musica dentro.
Attraverso i canti tradizionali possiamo riscoprire le radici della nostra cultura e comprendere meglio il modo di vivere delle generazioni passate. Proprio per questo è stato fondamentale il lavoro di Daniele Maffeis, che ha saputo valorizzare la musica popolare bergamasca fondendola con elementi sacri e colti. Egli ha composto numerosi brani per organo, musiche sacre e composizioni corali, oltre a realizzare rielaborazioni e armonizzazioni di melodie tradizionali bergamasche, contribuendo così a conservarle e a renderle vive anche nel presente.
Grazie al suo impegno, la musica popolare bergamasca non è rimasta confinata al passato, ma ha potuto trovare una nuova forma di espressione capace di dialogare con la musica colta.
Il suo lavoro ha inoltre permesso di dare dignità culturale a canti che spesso venivano considerati semplici o minori, mostrando invece il loro grande valore storico, sociale ed educativo. Attraverso le sue composizioni, la musica popolare bergamasca entra a far parte di un patrimonio musicale più ampio, diventando un punto di incontro tra passato e presente. Per me è molto importante cercare di sensibilizzare i bergamaschi su questo argomento, perché significa aiutarli a riscoprire il valore della propria storia e delle proprie radici, creando un legame più consapevole e profondo tra la tradizione e il presente.
Ciò che mi affascina di Maffeis è la sua versatilità: lui non solo si dedicava a composizioni sacre, come motetti e introiti, ma anche a musica profana, comprese opere in dialetto e operette didattiche per ragazzi.
Ascoltando alcuni suoi brani che ho trovato in rete, mi è sembrato che questa sua libertà creativa trovava il suo culmine nell’improvvisazione all’organo, strumento d’elezione del compositore, dato che in questo caso era più facile fondere melodie dolci ma anche la “potenza” della musica sacra.
Oltre all’improvvisazione all’organo registrata nel 1960, ho apprezzato molto la sensibilità del Poema Sentimentale “Sul Lago”, un duetto per violino e pianoforte. Penso che questo brano, molto suggestivo, sia un ottimo esempio di come il compositore riusciva a realizzare sia brani rigorosi (motetti e introiti) ma anche brani più espressivi e sognanti.
A questo punto però mi sono chiesto: perché Daniele Maffeis sembra essere dimenticato se non per gli “addetti ai lavori” o per gli appassionati? Mi chiedo cosa possiamo fare per divulgare al grande pubblico la sua opera?
Leggendo questo articolo, ho potuto conoscere e comprendere al meglio la figura del grande maestro Daniele Maffeis, la sua storia, le sue opere; in particolare mi ha colpito molto la storia di quest’uomo, che già a 25 anni ottiene la licenza superiore di Pianoforte con un eccellente 9,79 e pubblica le sue prime opere tra cui, “Il Maestro Smania” e “Le tre notti di luce”.
Un altra frase che mi ha colpito molto è stata proprio quella che disse prima di andarsene:”Ho ancora tanta musica dentro”
da queste parole possiamo veramente percepire la vera passione che c’era dietro a tutto questo, nonostante siano passati 65 anni, lui sentiva ancora il bisogno di esprimersi attraverso la musica.
Detto questo, non mi resta dire che, secondo me, questa fondazione rimarrà uno spazio di incontro tra memoria e futuro in merito ad una figura non solo della nostra zona e vicina ai nostri anni ma soprattutto un grande esempio di vita per tutti noi.
Sono d’accordo, la frase “Ho ancora tanta musica dentro” esprime una passione che non finirà mai. In queste parole si capisce la grandezza del Maestro Maffeis, un esempio di vita per tutti, che va oltre il tempo.
Si sa, Daniele Maffeis è conosciuto principalmente per come si muoveva sull’organo, ma merita molto anche la sua musica per pianoforte o per strumenti ad arco. Ascoltando diversi brani del maestro maffeis, si può notare il fatto che la musica è sempre di forte impatto emotivo, orecchiabile e delicata, è come se il maestro, dal canto mio, non voleva scrivere e aggiungere elementi inutili, ma anzi lasciare nei brani da lui composti solamente l’essenziale per far emozionare l’ascoltatore, senza l’aggiunta di elementi ritmici improponibili o salti estremi tra le note delle sue melodie; un esempio di quello che sto dicendo si può ascoltare nell’ intermezzo lirico per pianoforte. Un altro brano che mi ha colpito è Canto D’amore; questo pezzo è molto delicato ma non monotono, una cosa che mi piace della musica di Daniele Maffeis è il fatto che non scrive affatto in modo banale, le frasi musicali hanno sempre una direzione e si ricerca sempre la bellezza in tutte le note. Interessante poi, è il fatto che dietro a quel viso burbero e quell’uomo chino sullo strumento, c’era un uomo pieno di emozioni da scrivere, storie da raccontare, musica per far sognare… un esempio di questa ultima è L’intermezzo lirico per archi, il timbro degli archi rende questo pezzo affascinante, pieno di musicalità. Senza ricordare questi uomini, che hanno fatto tanto per la nostra cultura, della nostra città e delle nostre valli, bellezze come queste andrebbero perdute, e storie di chi ci ha preceduto cancellate, per evitare questo bisogna suonare questi brani, farli conoscere e diffonderli, infatti si sa, la musica è azione. Ognuno nella sua vita fa qualcosa di autentico, e il maestro maffeis ci ha donato la sua splendida musica
Nei circa 65 anni di vita di Daniele Maffeis, lui ha scritto un’immensa varietà di composizioni, che possono essere legate alla liturgia o sacre, come messe, poemi religiosi e brani sacri, oppure profane, come operette, opere liriche, composizioni per orchestra, musica da camera, cori e canzoni per organo e pianoforte. Tutte queste opere sono raccolte in un “album” diciamo così che lui intitolò Opera Omnia, che sta a indicare l’insieme di tutte le opere di un compositore, oppure di un artista in altri ambiti. Daniele Maffeis ha scritto un vastissimo repertorio di musica sacra e profana, che per essere di un’epoca abbastanza recente, lui scrisse molto, anzi moltissimo e tutto questo in penombra dei grandi compositori del tempo. Io, per curiosità personale, sono andato ad ascoltare qualche suo brano e devo dire che sono rimasto veramente colpito da come compone il Maestro Maffeis, perché sembra quasi di farti sognare mentre ascolti un suo brano, adesso io mi riferisco al intermezzo lirico per pianoforte. Veramente un brano fantastico, un misto tra melodie molto dolci, con toni un po’ oscuri a volte e melodie molto più aggressive e tenaci, proprio come se stesse per arrivare al clou della situazione per poi risolvere tutto magistralmente con una ripresa di un tema già usato e conclude con un accordo leggero. Veramente un grande compositore che merita tutto il rispetto che, almeno ai nostri tempi, gli è stato mancato.
La analogia che tu hai tratteggiato tra la necessità psicologica di conoscere chi siamo e la concreta opera di ‘riscoperta’ del maestro Maffeis è molto chiara. La tua opera nel settore scolastico del Comitato Scientifico è davvero preziosa: la divulgazione dell’eredità dello ‘zio Daniele’ non è solo la trasmissione della storia della musica, ma è la donazione ai giovani di quella ‘bussola’ identitaria fondamentale per non perdere l’orientamento. È davvero un bel esempio di come la memoria locale possa ‘diventare’ nutrimento vivo per i giovani.
Non è certo un caso che Bergamo sia valorizzata sempre più per la sua eccezionale tradizione musicale proprio attraverso realtà come la nuova Fondazione Maffeis. Il personaggio del maestro descritto come un maestro che rappresenta autenticamente il ‘processo di individuazione’ nonostante non rimanga ‘prigioniero del passato’ come descritto nell’introduzione. “Faremo sentire la voce” di un repertorio così sterminato e profondo non fa altro che aggiungere responsabilità culturali per mantenere viva la relazione autentica fra la comunità e la sua storia.
Ascoltando alcune composizioni di Daniele Maffeis, sono rimasta molto colpita dal suo modo di scrivere musica, capace di trasmettere emozioni forti e allo stesso tempo momenti molto delicati. Le sue melodie passano da toni più dolci ad altri più intensi e profondi, creando un equilibrio che rende l’ascolto coinvolgente.
Ripensando alla sua vita, nei circa 65 anni che ha vissuto, Maffeis ha composto una quantità impressionante di opere, sia di musica sacra, come messe e poemi religiosi, sia di musica profana. Tutta questa produzione è raccolta nell’Opera Omnia, che indica l’insieme completo delle opere di un compositore.
Colpisce il fatto che pur essendo un autore di un’epoca relativamente recente, Daniele Maffeis abbia scritto così tanto rimanendo però spesso nell’ombra rispetto ai grandi compositori più conosciuti del suo tempo. Secondo me è una figura che meriterebbe di essere conosciuta di più, soprattutto dalle nuove generazioni.
leggendo l’articolo mi ha molto colpito Daniele Maffeis, come persona e come musicista. la cosa che mi ha colpita dippiù sono state le sue ultime parole prima di morire:” ho ancora tanta musica dentro”. queste parole raccontano il suo amore per la cultura e per la musica. queste parole ci insegnano a non accontentarci mai e a credere sempre in ciò che si ama. tutti dovremmo conoscere il patrimonio lasciatoci da Daniele Maffeis per scoprire un aspetto culturale importante della città di Bergamo, la sua musica.
penso la fondazione abbia un ruolo importante nelle radici culturali di questa città, aiutandoci ad apprezzarne la cultura al livello musicale. tutti noi dovremmo prendere esempio da Daniele Maffeis perché penso sia un uomo da apprezzare e conoscere.
Daniele Maffeis, attraverso la musica della tradizione bergamasca, contribuisce a mantenere vivo un patrimonio culturale che rischierebbe altrimenti di andare perso. Questo tipo di musica non è solo intrattenimento, ma rappresenta la storia, i valori e l’identità del territorio. Valorizzare la tradizione significa ricordare da dove veniamo e trasmettere alle nuove generazioni un senso di appartenenza. In un mondo sempre più globalizzato, il lavoro di chi porta avanti la musica popolare è importante perché unisce passato e presente, mantenendo viva la memoria collettiva della comunità bergamasca.
La profondità di molte composizioni di Daniele Maffeis mi hanno lasciato piacevolmente colpita.
Penso che questa figura sia fondamentale per tenere viva la tradizione del nostro paese e quindi degna di essere ricordata.
Mi ha colpito profondamente quanto la musica tradizionale non sia solo un patrimonio da conservare, ma una vera espressione di identità e radici. Mi ha fatto riflettere su quanto conoscere artisti come Maffeis ci aiuti a comprendere la nostra storia e il legame con il territorio. Personalmente penso che la sua musica, raccontando la vita, le emozioni e le tradizioni bergamasche, riesca a trasmettere qualcosa che va oltre le note: un senso di appartenenza, di memoria condivisa e di continuità tra passato e presente.
Mi sembra importante valorizzare questo tipo di lavoro perché ci ricorda che anche le piccole comunità hanno storie e voci uniche che meritano di essere ascoltate e sentite ancora oggi.
Sono d accordo con te, “ anche le piccole comunità hanno storie e voci uniche” mi fa pensare a quando i miei nonni mi raccontavano delle loro esperienze nel paese, le canzoni che cantavano e l energia che si creava quando quelle melodie inondavano il luogo in cui ci si trovava: di gioia e unità anche le piccole comunità hanno tratti caratteristici che a volte sono molto più importanti rispetto alla poca varietà che sta aumentando sempre di più per via della globalizzazione, dobbiamo impegnarci al massimo per mantenere le canzoni della nostra piccola ma grande comunità.
In questi giorni mi sono lasciata immergere nella musica e nella vita di Daniele Maffeis, compositore, organista, direttore ed insegnante del 900, riscoprendo un personaggio brillante e degno di essere conosciuto dalle nuove generazioni e anche in futuro. Questo per due motivi ben precisi: il primo è l’aspetto culturale, che deve sempre rispettare la versione originale e reale dei fatti per tramandarsi nel migliore dei modi, dando sicuramente un segno importante nella storia oltre che un buon insegnamento per i musicisti delle future generazioni; è infatti grazie alle nostre radici che possiamo godere di un vasto repertorio musicale di grandi musicisti rivoluzionari, che ci hanno donato brani originali e moderni, riscoprendo tecniche artistiche sempre più sofisticate e intriganti. L’importanza di tramandare queste composizioni, quindi, è per non dimenticare il segno profondo che essi hanno lasciato, sicuramente nella storia, ma soprattutto nella musica, dandoci un’altra prospettiva su cui possiamo appoggiarci in modo sicuro.
Il secondo aspetto è invece rivolto proprio a Daniele Maffeis, che ci lascia un archivio molto importante situato nella Biblioteca Civica “Angelo Mai e Archivi storici” di Bergamo nell’ottobre del 2001 dalla fondazione a lui dedicata, in cui possiamo sfogliare le tante composizioni che il maestro ci ha lasciato (http://legacy.bibliotecamai.org/cataloghi_inventari/archivi/archivi_collezioni_doc/inventario_maffeis/elenco_serie.asp). Nell’opera omnia troviamo infatti opere di Maffeis di ogni tipo e per ogni strumento, tra cui organo (suo strumento d’eccellenza), pianoforte, brani per orchestra, opere liriche, operette, messe, brani sacri, brani corali e poemi religiosi, notando non solo un grande legame religioso, ma anche uno spazio colmo di inventiva per qualsiasi tipo di strumento, trasformando le melodie e gli accompagnamenti in un una musica per niente banale e meditata; guardando invece la sua sfumatura religiosa, Maffeis si trova nel culmine del Movimento Ceciliano, dove la prima riforma liturgica, che cercava più inclusione da parte dei fedeli, si fece strada nella sua musica alla composizione di messe corali sia in latino che in italiano, rivestendo uno stile innovativo, senza ripetizioni o tracce della ormai conosciuta tradizione, e portando modernità che parlasse di quell’esatto momento storico. In conclusione, il nostro “zio Daniele” ha composto una così grande vastità di opere, che da suoi conterranei, essendo lui abitante di Gazzaniga, è un dovere riconoscere, tramandare e tutelare nel tempo, poiché, con il suo stile rivoluzionario, diede modernità alla musica di un tempo, dandoci la possibilità di poter riscoprire un compositore e musicista come così vicino ma così lontano.
«La storia di un popolo si trova nelle sue canzoni» è una frase che si capisce bene se si guarda al lavoro di Daniele Maffeis Il suo percorso fa capire che la musica popolare non è solo una cosa vecchia o del passato, ma può essere un modo concreto per conoscere la cultura e la storia del nostro territorio.
Maffeis lavora dentro la tradizione senza limitarsi a riproporre canzoni antiche, ma cerca di spiegare e far capire il contesto in cui sono nate le persone e anche le difficoltà che affrontavano ogni giorno. Attraverso il lavoro di Daniele Maffeis anche noi nuove generazioni possiamo avvicinarci alle nostre radici in modo semplice e diretto.
In questo senso, la musica popolare non è solo memoria del passato, ma qualcosa che continua nel tempo. Grazie a persone come Maffeis, il passato e il presente restano collegati, permettendo alla cultura bergamasca di continuare a vivere.
Di Daniele Maffeis mi hanno colpito due opere in particolare: la prima è intitolata “è nato Gesù”, ed è un canto popolare natalizio per coro e organo scritto a tre voci. Il testo è molto semplice, come anche lo sono le armonie, dando semplicità ma anche delicatezza; Infatti, l’elemento che trovo più affascinante, è la dolcezza e leggerezza con cui il brano prosegue fino alla fine, intrecciando le tre voci in un vero e proprio clima natalizio. La seconda è invece “l’incontro”, terzo movimento della suite Schilpario, scritta nel 1955, ed è stata la sua ultima composizione. Il brano è dedicato a una nonnina di settantacinque anni amante del pianoforte, che ha ospitato il maestro in casa per una piccola gita in Val di Scalve. In questa opera, Maffeis mostra un po’ il suo stile generale, e infatti notiamo che anche nelle armonie “semplici” e leggere, lo zio Maffeis ci nasconde dietro una musica ricercata e fatta apposta per essere mascherata all’ascoltatore, dimostrando il piacere narrativo che egli ci mette. La cosa che quindi mi colpisce di più è la leggerezza che il brano trasmette come omaggio, ma soprattutto l’incrocio di questa musica ironica ma anche rigorosa. Ho ascoltato anche una ricostruzione della messa di Maffeis alla chiesa di Gorgonzola (in cui fu organista dal 51 al 57), dove la hanno ricostruita con gloria, credo, padre nostro e santo. Di queste opere per organo e coro ho potuto cogliere sicuramente la differenza tra coro, con musica ricercata, e organo, dove invece la musica è più essenziale, ma in particolare questo cambiamento innovativo che Maffeis introduce con l’inizio della liturgia aperta per tutti (che fa parte del Movimento Ceciliano) con cui vuole eliminare la tradizione e introdurre appunto qualcosa alla portata di tutti. Possiamo riassumere quindi lo stile di Maffeis come uno stile ricercato ma che dimostra semplicità nel suo essere, anche se con un pensiero moderno e aperto.
“Ho letto l’articolo e ho riflettuto sul fatto che fare musica è un ottimo esempio di educazione civica. Quando si suona insieme, infatti, non si può pensare solo a se stessi: bisogna ascoltare gli altri e rispettare il tempo, altrimenti viene fuori solo confusione.
Secondo me, questo ci insegna che anche nella vita di tutti i giorni nessuno deve cercare di ‘schiacciare’ gli altri per farsi notare. Come in un’orchestra, le cose funzionano bene solo se c’è collaborazione e rispetto reciproco. La musica di Maffeis, quindi, non è solo storia, ma una lezione su come vivere insieme.
“Mi collego al discorso sulle ‘radici’. Spesso pensiamo che la musica classica o la storia siano cose noiose o lontane da noi, ma scoprire un autore come Daniele Maffeis ci fa capire che abbiamo una grande ricchezza proprio qui a Bergamo.
Credo che conoscere la musica del nostro territorio sia un nostro diritto, un modo per non dimenticare chi siamo. Come dice anche la scheda, la musica è cultura e non dovrebbe essere messa da parte. Riscoprire queste opere ci aiuta a difendere il nostro patrimonio e a sentirci più vicini alla nostra città.”
leggendo il blog mi ha colpito questa frase in particolare:
Le vere radici della cultura sono la musica della tradizione.
è una frase che si riflette pienamente nella vita e nell’opera di Daniele Maffeis. La sua musica nasce da un profondo legame con la tradizione e con il territorio bergamasco, che ha sempre rappresentato una parte viva e fondamentale della sua identità artistica. Maffeis ha saputo custodire questo patrimonio facendolo crescere con il suo tempo.
Oggi, il lavoro della Fondazione a lui dedicata continua questo percorso, mantenendo viva la sua musica e trasmettendola alle nuove generazioni. In questo modo, la tradizione diventa una radice solida da cui guardare al futuro, confermando che la musica non è solo memoria del passato, ma una forza culturale ancora viva e condivisa.
“La storia di un popolo si trova nelle sue canzoni”- George Jellinek.
Questa citazione,a mio parere, è la chiave perfetta per leggere la musica di Daniele Maffeis.
Nelle sue canzoni non c’è solo melodia, ma memoria viva: storie quotidiane, radici, paesaggi interiori che diventano collettivi. Maffeis canta come se stesse raccogliendo voci sparse della sua terra ,delle emozioni che spesso restano in silenzio e le trasformasse in racconto condiviso. La sua musica non cerca l’effetto, cerca il senso: custodisce tradizione e la rimette in cammino, dimostrando che una canzone può essere allo stesso tempo testimonianza e presente. In questo modo, il suo lavoro non si limita a intrattenere: ricorda, e ricordando costruisce identità.
“Ho ancora tanta musica dentro” le ultime parole di Maffeis, che mi hanno colpito molto ed esprimono una dichiarazione potentissima: non solo il segno di una vocazione mai esaurita, ma l’idea che la musica sia qualcosa che va oltre il tempo, il corpo e persino la fine della vita.
Maffeis emerge con forza la consapevolezza che la musica non sia semplice espressione individuale, ma un bene da trasmettere, una responsabilità verso la comunità e le generazioni future. La sua opera, profondamente radicata nel territorio bergamasco e nella tradizione, non appare mai chiusa nel passato: al contrario, è una radice viva, capace di nutrire il presente e aprire al futuro.
È proprio questo legame fecondo tra radici e visione, tra memoria e slancio creativo, a rendere il suo messaggio così attuale.
Io penso che questo blog sia importantissimo per far conoscere Daniele Maffeis a gente che ancora non lo conosce e per mostrare l’importanza delle origini di una comunità. In oltre è utile per far conoscere a molti giovani, che non conoscono nessun compositore dell’epoca, una persona che racconta il passato della comunità bergamasca
Sinceramente non sapevo chi era Daniele Maffeis prima di leggere questo articolo, ma questo articolo mi ha fatto capire quanto è importante non scordarsi delle nostre radici, sopratutto quelle musicali della nostra zona. Mi ha colpito molto che lui diceva di avere ancora “tanta musica dentro”, si vede che era propio un grande artista. È giusto che ci sono queste fondazioni che aiutano noi giovani a scoprire queste storie, perchè se perdiamo il passato poi siamo più insicuri nel futuro. Spero di sentire presto qualche sua opera a scuola o in giro, perchè la musica fà parte della nostra identità e non và dimenticata
Sono d’accordo con Anita e Gabriele. Anche a me, quando sento la musica un po’ più “vecchia” di quella che ascoltiamo oggi, vengono in mente tutti i bei ricordi dell’ infanzia, le belle esperienze che ho vissuto con la mia famiglia o con i miei amici. Leggendo questo blog ho capito l’ importanza di ricordare, di continuare le tradizioni, di non perderle perché caratterizzano il nostro passato e le vite di molte persone. Nel mio paese, per esempio, la notte di natale è tradizione da moltissimi anni, girare per le strade e le chiese e suonare pezzi natalizi. Mi rendo conto che è una cosa molto bella che prima facevano i nostri nonni, ma che ora facciamo noi per mantenere ancora un po’ vivo il passato e le tradizioni.