“RADICI E VISIONI”: la figura e l’Opera-Omnia di Daniele Maffeis

È davvero così rilevante, conoscere a fondo le proprie radici culturali?
La propria storia familiare, il retaggio culturale e le tradizioni aiutano a sviluppare una forte identità di fondo, forniscono un sostegno emotivo e permettono di evitare di ripetere errori passati, fungendo da bussola per la vita. Le nostre origini sono come le radici di un albero: ci sostengono, ci nutrono e danno stabilità alla nostra identità. Conoscere il proprio retaggio culturale e le tradizioni di famiglia ci dà un senso di appartenenza a un luogo, a una comunità e al mondo, creando un senso di sicurezza psicologica. La storia familiare contribuisce a creare una nostra identità unica e autentica, aiutandoci a capire chi siamo veramente. La storia familiare è una fonte di sostegno emotivo e di significato nella vita di una persona. Conoscere da dove si viene è il punto di partenza per comprendere chi siamo oggi e quali modelli relazionali interiorizziamo fin dall’infanzia. Le proprie radici ci ricordano chi siamo e ci forniscono una direzione, evitando di sentirsi persi, specialmente in un mondo globalizzato. La narrazione della storia familiare aiuta a dare un senso alle esperienze, a elaborare paure e a imparare dalle vite e dai sacrifici di chi ci ha preceduto. Conoscere le proprie origini non significa rimanere legati al passato, ma piuttosto intraprendere un processo di “individuazione” sano, distinguendo ciò che è utile da ciò che non lo è più per diventare pienamente se stessi. Trovare la giusta distanza dalla famiglia d’origine, pur riconoscendone il valore, ci permette di trovare il terreno fertile per la crescita, l’indipendenza e l’autonomia. È importante tramandare la conoscenza delle proprie origini alle future generazioni, in modo che anche loro possano avere un ancoraggio solido e un senso di identità. La perdita delle radici porta a una maggiore insicurezza e a una perdita di identità.

Da qualche tempo faccio parte del Comitato Scientifico della Fondazione M° Daniele Maffeis (ETS), curandone in particolare la sezione scolastica, al fine di promuoverne l’Opera-Omnia e “dar voce” ad un grande musicista nostro conterraneo.
A tal proposito, riporto la sintesi del recentissimo articolo pubblicato da “Eppen” – rivista online dedicata alla cultura e al tempo libero di Bergamo e provincia – dal titolo: “Bergamo riscopre le sue radici musicali con la Fondazione Daniele Maffeis”.

• Le realtà musicali, a Bergamo,

sono una parte integrante della vitalità culturale che caratterizza la terra orobica in ogni sua forma: dalle istituzioni teatrali (Fondazione Teatro Donizetti) alle biblioteche di conservazione (Biblioteca Civica Angelo Mai e Biblioteca De Sabata-Ceccato), passando per le storiche realtà concertistiche, si è saputo valorizzare un patrimonio secolare che ha saputo imporsi e proporsi a livello nazionale e non solo, divenendo emblema e patrimonio.
Ancora una volta, la musica tornerà protagonista a Bergamo con l’affacciarsi di una nuova realtà: la Fondazione M° Daniele Maffeis ETS, nata nel gennaio scorso dalla trasformazione dell’associazione musicale Daniele Maffeis e intitolata al compositore di Gazzaniga (1901-1966).
«La Fondazione raccoglie un’importante esperienza pregressa culminata nell’edizione completa degli Opera Omnia in 39 volumi a stampa terminata nel 2012, assieme a concerti, studi e iniziative pubbliche dedicati alla figura del Maestro».

• Il punto chiave

La Fondazione, attraverso le sue attività, si dedica alla tutela e alla valorizzazione dei beni materiali e immateriali legati all’opera e alla figura del Maestro Maffeis – compositore, organista e docente attivo nel contesto lombardo della prima metà del Novecento – promuovendo progetti culturali, educativi e sociali che guardano al futuro, affinché la complessità e la profondità della sua musica venga restituita anche alle nuove generazioni e contribuisca a nutrire il tessuto culturale e civico della società.
«La missione della nostra Fondazione si basa sul patrimonio di Maffeis, compositore bergamasco dalla visione musicale profonda e sfidante: un tesoro da conservare, una fonte viva per il futuro perché la sua musica possa parlare ancora a tutti, stimolando riflessione, suscitare emozioni e creare legami autentici».
Uno spazio attivo di incontro tra memoria e futuro, collaborando anche con diverse realtà del territorio e non solo (Biblioteca Civica Angelo Mai, Biblioteca Statale di Cremona, Politecnico delle Arti di Bergamo, Conservatorio Santa Cecilia di Roma, docenti del Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Milano, docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Liceo Musicale «Zucchi» di Monza, Liceo Musicale «Azuni« di Sassari, docenti del Liceo «Secco Suardo» di Bergamo e scuola primaria di Fiorano al Serio).
Anima viva della nuova realtà, è costituita da una rete di nove comitati scientifici, composti da musicisti, studiosi e professori universitari, professionisti e giovani volontari, impegnati in un lavoro collettivo di ascolto, ricerca e divulgazione.

• Chi è Daniele Maffeis?

Figura di spicco del Cecilianesimo lombardo, Daniele Maffeis è stato compositore, organista, direttore ed insegnante, la cui attività ha lasciato un importante segno nella tradizione musicale del suo tempo.
Nato a Gazzaniga il 1° agosto nel 1901, studiò privatamente con Pietro Zaninari (a Fiorano al Serio), per poi proseguire il suo percorso musicale all’Istituto Musicale di Bergamo con Alessandro Marinelli. Nell’ambiente cittadino venne a contatto con musicisti quali Agostino Donini (maestro di cappella della Basilica di Santa Maria Maggiore) e dell’ambiente del Movimento Ceciliano che plasmò la realtà musicale sacra dei primi anni del XX secolo.
Dopo la conclusione degli studi a Milano, conseguendo il diploma in pianoforte, organo e composizione con Arnaldo Galliera nel 1927, Maffeis iniziò l’esperienza didattica e organistica: insegnò in molte realtà dell’area lombarda tra Bergamo, divenendo anche organista e maestro di cappella presso la Basilica di Santa Maria Nuova di Abbiategrasso, nonché organista a Gorgonzola e in San Satiro a Milano. Tornò a Bergamo nel 1950, divenendo insegnante di organo e composizione organistica al Conservatorio «Donizetti»: fu un periodo intenso, tra eventi, collaudi di nuovi strumenti e impegni compositivi. Negli ultimi anni compose nuove «Messe», tra cui la «Missa Daniel Propheta» e due «Messe Popolari» in italiano, ispirate al rinnovamento proposto dal Concilio Vaticano II. Scrisse anche per il periodico Giopì, dove propose riflessioni su musica, arte e memoria. Morì a Gazzaniga il 10 febbraio 1966, le sue ultime parole furono: «ho ancora tanta musica dentro».
Il patrimonio musicale di Maffeis, di cui oggi la Fondazione a lui intitolata si fa garante, abbraccia moltissimi generi (rispecchiati nella multiforme varietà dei Comitati Scientifici): opere liriche, operette (da intendersi come «melodrammi per fanciulli»), liriche vocali, pagine pianistiche, molta musica sinfonica, cameristica e, ovviamente, un corposo repertorio sacro («Messe», «Mottetti»).

Credo che l’ingente patrimonio lasciatoci dallo “Zio Daniele”- come ancora oggi viene affettuosamente chiamato – meriti quanto meno la nostra considerazione, nella certezza che possa contribuire al recupero delle nostre radici musicali più autentiche, ben rappresentate da quella che è innegabilmente una figura di grande valore umano, artistico, culturale, che certamente – in quanto musicisti – abbiamo il dovere almeno di conoscere.

• Citazioni citabili

“La musica della tradizione è la melodia originale dell’uomo; è lo specchio musicale del mondo” – Friedrich Nietzsche

“Le vere radici della cultura sono la musica della tradizione”- John Lydon

“La storia di un popolo si trova nelle sue canzoni”- George Jellinek

“La musica popolare ci riporta alle radici della nostra cultura” – Tulsi Kumar

“La più vera espressione di un popolo è nelle sue danze e nella sua musica” – Agnes De Mille

“Maffeis ha sempre solcato la lunga strada della tradizione, guardando ad essa non come istituzione assoluta ed inviolabile di uno status quo, ma nutrendola ed evolvendola verso un discorso musicale nuovo che coniugasse spontaneità e ricercatezza” – William Limonta

Ora confrontiamo alcuni aspetti: di ieri, di oggi, di sempre…..

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