Musica contemporanea? No grazie, ansi si

È noto come dal ‘900 sia partita un’accelerazione storica senza precedenti, così come la conseguente crisi del linguaggio, culminato in una moltitudine di correnti artistiche, spesso comprensibili solo dagli stessi ideatori e dai loro (pochi…) seguaci.

Molte posizioni si sono estremizzate:

Compositori Esecutori e Ascoltatori a confronto

  • Chi compone, cerca una propria strada originale, frutto di vari sistemi musicali mescolati – più raramente, un unico sistema – dove dissonanza e consonanza appaiono come parole vuote, dato che ci si concentra sul termine “musica”, come insieme di espressioni sempre più teatrali ed innovative;
  • Chi esegue, si sforza di comprendere nella convinzione che non ci possa essere un’altra strada: credibile è colui che crede, così come non si potrà far capire ad altri, ciò che non si è capito prima noi stessi. Questo sposta la questione e costringe l’esecutore a reinventarsi, perchè si trova di fronte a partiture che non hanno nulla a che vedere col tradizionale. Quando va bene, si riconoscono almeno i codici di fondo (rigo, chiavi, pause e note), ma sempre più frequentemente, ci si trova di fronte ad uno scritto apparentemente incomprensibile, dove la legenda introduttiva, le note ai margini, o la revisione, sono spesso più contorte della stessa partitura e hanno bisogno di un lungo ed approfondito studio, prima di essere assimilati sufficientemente;
  • Chi ascolta, si trova nella scomoda posizione di chi viene investito di significati, codici e sensazioni assai complicati, che richiedono uno sforzo non indifferente ed una curiosità sopra la media. Mi chiedo: chi frequenta i Teatri, le Sale da Concerto, o i Cinema, ci va per un chiaro bisogno di svago, di distrazione, dopo settimane di lavoro/studio, spesso stressanti e particolarmente impegnative; dunque, tale pubblico, quanto avrà da investire in termini di sforzo mentale, per comprendere un messaggio totalmente da smontare e dunque lontanissimo dalle nostre corde abituali, da tutto ciò che siamo abituati per tradizione, o che ci circonda?

La mia prima esperienza con la musica contemporanea

Posso testimoniare il mio disagio, durante una prima esecuzione assoluta di Roberto Fabbriciani – uno fra i più noti compositori di musica contemporanea, anche a livello internazionale – per flauto solo, o di Vinko Globokar, che eseguiva la Sequenza n°5 di Luciano Berio per trombone solo.

Sì, lo ammetto, fu shockante, ma oggi mi so dare delle risposte, mentre allora non avevo idea di cosa mi apprestassi ad ascoltare (avrò avuto 16 anni), non ero certamente pronto e non avevo né la necessaria curiosità, né il desiderio di spendermi per qualcosa di più alto, di più profondo e complesso.

Sento dire in giro – anche fra gli addetti ai lavori – di un rifiuto aprioristico verso quella musica, che da molti non è considerata affatto musica, quando viceversa, altri non è che la naturale prosecuzione di W.A.Mozart, o L.van Beethoven, di G.Puccini, piuttosto di R.Wagner (molti così detti appassionati, troverebbero già con quest’ultimi, più d’una difficoltà d’approccio) e non penso di esprimere un parere personale, dato che mi pare si chiami storia…..

Come dice un vecchio adagio: “al fanciullo fa bene l’antico, perchè testimonia di come tutto non abbia avuto inizio con lui”, ma non bisogna neppure limitarsi a ricordare solo gli aspetti “amarcord” o più “alla moda”, trascurando autori colossali – come J.Cage, o G.Ligeti, ad esempio – che già appartengono al secolo scorso, criticabili fin che si vuole, ma che hanno certamente contribuito con le loro opere, a raggiungere nuovi traguardi nell’arte musicale.

Il mio approccio alla musica contemporanea oggi

Oggi, dopo aver duramente indagato la musica antica, posso dire di sentirmi più aperto verso il contemporaneo in genere e pagine che prima consideravo incomprensibili e che rifiutavo senza alcuna considerazione, sono diventate parte integrante del mio bagaglio.

Sì, serve un grosso sforzo e solo allora si potrà avere una certa capacità di giudizio, serve conoscere a fondo e sono davvero tante le variabili nei messaggi contemporanei, così numerosi, così differenti fra loro, così lontani dalla vita di tutti i giorni, ma così veri e specchio fedele di una feroce realtà, che tutti stiamo vivendo.

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