Il canto popolare

Popolare è sinonimo di popolo e di tutto ciò che è legato all’istinto, all’espressione autentica che è dentro di noi in quanto appartenenti alla razza umana.

Forse il più grande interprete e studioso del canto popolare, fu Zoltan Kodaly e non a caso arrivò a regalarci alcune verità – dimostrabili fra l’altro scientificamente – cui riferirsi ed ispirarsi.

Le verità di Zoltan Kodaly

  1. ogni essere umano ha avuto a che fare con la musica – a prescindere dal sito geografico e periodo storico – in particolare vocale, perché implica una certa appartenenza alla persona.
  2. in ogni cultura si è sviluppata una serie di suoni simili (chiamati in modo differente da ogni popolo), da cui il nostro istinto ha attinto nei secoli un telaio melodico, caratterizzante le melodie popolari.
  3. il canto è un viatico unico ed insostituibile (come educazione e formazione della persona), che permette fra l’altro di assimilare in tempi stretti ciò che normalmente si imparerebbe con utensili, materiali o strumenti, viceversa estranei alla nostra fisiologia.

Fatte queste essenziali premesse di Kodalyana memoria, vorrei provare ad analizzare alcuni aspetti del canto popolare.

Alcuni aspetti unici  del canto popolare

  • A) Melodia
    appare spesso orecchiabile, accattivante, ma anche semplice costruita sopra pochi suoni centrali così da poter essere cantata da chiunque, senza difficoltà di estensione, o d’intonazione.
    Rare volte si ricorre a salti ampi, grande abbondanza di gradi e ribattuti che agevolano la memorizzazzione, anche del testo verbale.
    La ripetitività di un motivo è la strategia più ricorrente, pretesto per lunghe conte o stornelli che si prestano ad aggiustamenti sulle parole.
    Nella specificità del canto infantile, la melodia può essere costruita anche su pochi suoni, così da rendere partecipe il bambino in piena età evolutiva (età della melodia).
  • B) Ritmica
    coincide con la sillabazione della parola, con elementi pari al metro e alla pulsazione, oppure alla suddivisione.
    L’ organizzazione metrica è binaria quanto ternaria, in base alle frasi e al carattere delle composizioni.
    L’impianto rimane sempre molto semplice e prevede solitamente la possibilità di associazioni corporee come il battito delle mani, dei piedi, il girotondo, il trenino, semplicissimi passi danzati, oscillazioni, gestualità, o simili.
    C’è una grande attenzione all’atto pratico, più che a quello teorico e infatti non è raro imbattersi in schemi che vengono normalmente associati al motorio, viceversa c’è un’attribuzione teorica spartana verso gli schemi ritmici più complessi, in quanto di difficile concettualizzazione, oltre che poco utile didatticamente.
  • C) Forma
    le strutture predilette sono circolari o strofiche, adattissime ai testi chilometrici di tali conte ed utili per sviluppare la memoria e l’attenzione.
    Nei casi meglio riusciti, troviamo una netta distinzione fra il motivo strofico e quello ritornellato, solitamente marcato da una felice distinzione fra l’aspetto più narrativo (il primo, sede di testi caratteristici, accattivanti, bizzarri e divertenti) e più musicale (il secondo, dove la melodia è ripetuta identica, ma con un suo respiro e una certa dignità).
  • D) Testo
    è davvero difficile entrare nel merito, visto che sotto la terminologia “popolare”, viene elencata tutta una serie di generi che vanno dai prodotti goliardici, ai canti della resistenza, da quelli infantili, a quelli legati al culto, dai dialettali, a quelli più sentimentali.
    A grandi linee, i testi utilizzati sono diretti, elementari, spontanei e quindi dotati di una certa forza emotiva.
    Quelli dialettali, ci hanno regalato delle pagine divenute celeberrime, con motivi coinvolgenti e ben costruiti sopra testi forti, crudi e dalla natura sanguigna.
    Quelli della resistenza, fanno parte della nostra cultura, con testimonianze toccanti ed ancora oggi assai commoventi.
  • E) Armonia
    tipico della natura popolare è l’istinto, che va a caratterizzare anche l’aspetto armonico di questa titpologia di canto.
    Infatti, un aspetto dettato dalla pratica del “cantare ad orecchio”, è la naturale predisposizione a ricamare la melodia principale con dei controcanti, che non sono altri che parallelismi di terza superiore (volgarmente detta “terzina”, o “fare da secondo”), che vengono cercati in corso d’opera, improvvisando al momento, con gusto ed una certa ricerca estetica nel risultato.
    Quando tale “terzina”, non seguiva le normali corde melodiche, si ribaltava alla “sesta” sotto (cioè, ad esempio, se la terza di Do è il Mi, la sesta sotto il Do, è ancora Mi), un modo per realizzare comunque un controcanto, che dava una sorta di “guida” durante l’esecuzione del brano.
    Tutto questo per dire come tale pratica vocale, avesse sviluppato dei naturali appoggi armonici, che finirono per rendere musicalmente caratteristico il folklore da luogo a luogo da parte della gente comune.
    Nell’armonia tradizionale, raramente si impiegano disposizioni accordali che prevedano tali parallelismi, perché porterebbero a dei riferimenti armonici deboli (ovvero la quinta dell’accordo nel basso, con conseguente abuso del secondo rivolto: la così detta quarta/sesta), viceversa abbondanti nei generi popolari.
  • F) Organico
    la voce è l’indiscussa protagonista dei generi popolari, con le sue polifonie spontaneiste, variopinte e legate all’improvvisazione.
    La strumentazione varia sino agli organici più disparati, ma sono senz’altro da ricordare la fisarmonica e l’armonica a bocca (quest’ultima caduta in oblio, eppure riferimento obbligato di un’epoca in cui era diffusissima, aggregante come pochi, dall’intonazione sicura, portatile, dalle varietà più disparate e dotata di eccellenti possibilità foniche e timbriche), la chitarra e il mandolino, certamente rivalutati, grazie ad un’attenzione didattica più diffusa.

Chiuderei con un’“ingombrante” citazione:

“È un dovere civile e morale di ogni uomo, quello di conoscere a fondo la propria cultura musicale popolare” – Zoltan Kodaly

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