Il canto popolare

Popolare è sinonimo di popolo e di tutto ciò che è legato all’istinto, all’espressione autentica che è dentro di noi in quanto appartenenti alla razza umana.
Forse il più grande interprete e studioso del canto popolare, fu Zoltan Kodaly e non a caso arrivò a regalarci alcune verità – dimostrabili fra l’altro scientificamente – cui riferirsi ed ispirarsi.

Le verità di Zoltan Kodaly

1. ogni essere umano ha avuto a che fare con la musica – a prescindere dal sito geografico e periodo storico – in particolare vocale, perché implica una certa appartenenza alla persona.
2. in ogni cultura si è sviluppata una serie di suoni simili (chiamati in modo differente da ogni popolo), da cui il nostro istinto ha attinto nei secoli un telaio melodico, caratterizzante le melodie popolari.
3. il canto è un viatico unico ed insostituibile (come educazione e formazione della persona), che permette fra l’altro di assimilare in tempi stretti ciò che normalmente si imparerebbe con utensili, materiali o strumenti, viceversa estranei alla nostra fisiologia.
Fatte queste essenziali premesse di Kodalyana memoria, vorrei provare ad analizzare alcuni aspetti del canto popolare.

Alcuni aspetti unici del canto popolare

A) Melodia
appare spesso orecchiabile, accattivante, ma anche semplice costruita sopra pochi suoni centrali così da poter essere cantata da chiunque, senza difficoltà di estensione, o d’intonazione.
Rare volte si ricorre a salti ampi, grande abbondanza di gradi e ribattuti che agevolano la memorizzazione, anche del testo verbale.
La ripetitività di un motivo è la strategia più ricorrente, pretesto per lunghe conte o stornelli che si prestano ad aggiustamenti sulle parole.
Nella specificità del canto infantile, la melodia può essere costruita anche su pochi suoni, così da rendere partecipe il bambino in piena età evolutiva (età della melodia).
• B) Ritmica
coincide con la sillabazione della parola, con elementi pari al metro e alla pulsazione, oppure alla suddivisione.
L’ organizzazione metrica è binaria quanto ternaria, in base alle frasi e al carattere delle composizioni.
L’impianto rimane sempre molto semplice e prevede solitamente la possibilità di associazioni corporee come il battito delle mani, dei piedi, il girotondo, il trenino, semplicissimi passi danzati, oscillazioni, gestualità, o simili.
C’è una grande attenzione all’atto pratico, più che a quello teorico e infatti non è raro imbattersi in schemi che vengono normalmente associati al motorio, viceversa c’è un’attribuzione teorica spartana verso gli schemi ritmici più complessi, in quanto di difficile concettualizzazione, oltre che poco utile didatticamente.
• C) Forma
le strutture predilette sono circolari o strofiche, adattissime ai testi chilometrici di tali conte ed utili per sviluppare la memoria e l’attenzione.
Nei casi meglio riusciti, troviamo una netta distinzione fra il motivo strofico e quello ritornellato, solitamente marcato da una felice distinzione fra l’aspetto più narrativo (il primo, sede di testi caratteristici, accattivanti, bizzarri e divertenti) e più musicale (il secondo, dove la melodia è ripetuta identica, ma con un suo respiro e una certa dignità).
• D) Testo
è davvero difficile entrare nel merito, visto che sotto la terminologia “popolare”, viene elencata tutta una serie di generi che vanno dai prodotti goliardici, ai canti della resistenza, da quelli infantili, a quelli legati al culto, dai dialettali, a quelli più sentimentali.
A grandi linee, i testi utilizzati sono diretti, elementari, spontanei e quindi dotati di una certa forza emotiva.
Quelli dialettali, ci hanno regalato delle pagine divenute celeberrime, con motivi coinvolgenti e ben costruiti sopra testi forti, crudi e dalla natura sanguigna.
Quelli della resistenza, fanno parte della nostra cultura, con testimonianze toccanti ed ancora oggi assai commoventi.
• E) Armonia
tipico della natura popolare è l’istinto, che va a caratterizzare anche l’aspetto armonico di questa tipologia di canto.
Infatti, un aspetto dettato dalla pratica del “cantare ad orecchio”, è la naturale predisposizione a ricamare la melodia principale con dei controcanti, che non sono altri che parallelismi di terza superiore (volgarmente detta “terzina”, o “fare da secondo”), che vengono cercati in corso d’opera, improvvisando al momento, con gusto ed una certa ricerca estetica nel risultato.
Quando tale “terzina”, non seguiva le normali corde melodiche, si ribaltava alla “sesta” sotto (cioè, ad esempio, se la terza di Do è il Mi, la sesta sotto il Do, è ancora Mi), un modo per realizzare comunque un controcanto, che dava una sorta di “guida” durante l’esecuzione del brano.
Tutto questo per dire come tale pratica vocale, avesse sviluppato dei naturali appoggi armonici, che finirono per rendere musicalmente caratteristico il folklore da luogo a luogo da parte della gente comune.
Nell’armonia tradizionale, raramente si impiegano disposizioni accordali che prevedano tali parallelismi, perché porterebbero a dei riferimenti armonici deboli (ovvero la quinta dell’accordo nel basso, con conseguente abuso del secondo rivolto: la così detta quarta/sesta), viceversa abbondanti nei generi popolari.
• F) Organico
la voce è l’indiscussa protagonista dei generi popolari, con le sue polifonie spontaneiste, variopinte e legate all’improvvisazione.
La strumentazione varia sino agli organici più disparati, ma sono senz’altro da ricordare la fisarmonica e l’armonica a bocca (quest’ultima caduta in oblio, eppure riferimento obbligato di un’epoca in cui era diffusissima, aggregante come pochi, dall’intonazione sicura, portatile, dalle varietà più disparate e dotata di eccellenti possibilità foniche e timbriche), la chitarra e il mandolino, recentemente rivalutati, grazie ad alcune specificità, più che ad un’attenzione didattica consapevole e di conseguenza più diffusa.

Una lapidaria quanto significativa riflessione

Chiuderei con un’ “ingombrante” citazione:

“È un dovere civile e morale di ogni uomo, quello di conoscere a fondo la propria cultura musicale popolare” – Zoltan Kodaly

Ora confrontiamo alcuni aspetti: di ieri, di oggi, di sempre…..

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

55 commenti

  1. Nel pensare comune di tutti quei musicisti che sostengono solo la musica classica o colta, e che però ignorano la storia della musica, c’è l’avversione completa nei confronti della musica popolare, che viene percepita come una non musica e altamente disprezzata perché non eseguita da “addetti ai lavori” e spesso in modo magari un po’ discutibile. Bisogna però considerare che, soprattutto nell’antichità, era uno degli unici mezzi per far sì che tutti potessero accedere alla musica, anche le persone più povere. Come scritto nel blog, infatti, erano melodie semplici, che se armonizzate lo erano estemporaneamente e in modo semplice, e se erano accompagnate da uno strumento, quest’ultimo era pratico da portare in giro e facilmente suonabile anche dai meno esperti. Non si può disprezzarla se si conosce anche solo un pizzico di storia della musica, perché questa è ricca, in tutti i periodi storici, di musicisti che riprendevano le melodie popolari dei loro paesi (i cosiddetti nazionalismi) e le elevavano per renderle composizioni più complesse.
    Zoltan Kodaly, citato all’inizio dell’articolo, è un esempio di tutto ciò; è un compositore che, partendo da melodie popolari semplici, origina brani vocali di una certa complessità. Il suo brano “Turot eszik a cigáni” ( https://youtu.be/3ZCpWmuYSzo ) , che ho avuto la possibilità di studiare ed eseguire col mio coro, è un esempio di come si possa rendere una composizione complessa partendo da una melodia popolare, e la cui esecuzione non è assolutamente scontata.

    • Splendido pezzo, dove si respirano tutti i principali caratteri della musica popolare: una derivazione magiara/romena se non sbaglio, come buona parte della produzione di Kodaly. Mi viene da dire che è altrettanto indiscutibile che compositori italiani del secondo Ottocento e della prima metà del XX secolo siano ricorsi a temi, o anche semplici motivetti, di estrazione popolare o appartenenti al repertorio canzonettistico. Certamente, nella maggior parte dei casi, si tratta di citazioni utili a rafforzare l’evocazione di un luogo, di una situazione sociale o ambientale; ciò non toglie che fa un certo effetto ascoltare “Oh quante belle figlie Madama Dorè”, “Bella ragazza dalla treccia bionda” e “Funiculì Funiculà” all’interno di partiture firmate da Ottorino Respighi – https://www.youtube.com/watch?v=rjWsW5QBYlc

      • Tra i canti popolari italiani “Funiculì Funiculà” senz’altro è uno di quelli che ha fatto la storia. Analizzando le origini e le cause che l’hanno reso conosciuto a tal maniera si può capire in parte l’essenza e la funzione della musica popolare. “Funiculì funiculà” nasce nel 1879 a Napoli, per inaugurare la prima funicolare che raggiunge il Vesuvio. Si tratta di un evento significativo per il popolo napoletano, che è stato reso immortale da questa canzone popolare, diventata poi famosa in tutto il mondo grazie a grandi tenori, tra cui il sommo Pavarotti, che ci hanno regalato una loro versione di questo canto. È interessante però riflettere proprio sull’origine di questa canzone popolare. “Jamme jà, funiculì funiculà”,(in italiano “montiam su là funiculí funiculà”), è la frase che a ognuno di noi è capitato di sentire almeno una volta nella vita. È interessante sapere che inizialmente il nuovo mezzo della funicolare destava molti sospetti al popolo, spesso era vuoto. La “Societè anonyme du chemin de fer funiculaire du Vèsuve” decide pubblicizzare questa infrastruttura durante un festival di musica popolare a Piedigrotta, nei pressi di Napoli, grazie a questa canzone. In poco tempo la canzone diventa popolarissima in tutta Italia, successivamente nel mondo intero, rendendo questa funicolare uno dei simboli di Napoli. È proprio il caso di dire che la musica sia il mezzo più potente di tutti. In questo caso si può considerare una tattica di “marketing” ben riuscita: la musica popolare ha dunque anche come fine la diffusione di valori popolari, di rendere unito il popolo e ad aumentare il loro amore per la loro magnifica terra.
        Dal punto di vista musicale si sente il sapore napoletano che poi caratterizzerà tutti i canti popolari successivi come “O sole mio”, “Te vojo bene assaje” e molti altri. In molte versioni si sentono i mandolini, percussioni che rendono il ritmo incalzante, tipico dei canti popolari.

        Ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=XW0W7j04iRQ

    • Ho avuto l’esperienza di conoscere persone molto colte dal punto di vista musicale, culturale ed eccellenti anche come musicisti che purtroppo però si sono rivelati/e molto ostili verso il genere della musica popolare, e quindi anche i generi derivanti da questa come la musica pop, solo perché da loro considerata “poco professionale” perché più “semplice” o comunque “poco elevata o colta” rispetto alla musica classica da loro praticata. La musica popolare appunto appartiene al popolo e quindi molto versatile soprattutto dal punto di vista dei temi, comuni e comprensibili a tutti, oltre alla semplicità ritmica e melodica che però è d’impatto proprio perché orecchiabile, ballabile e cantabile circa da tutti. Nonostante ciò la sua semplicità non deve essere confusa con banalità o poca professionalità perché ad esempio non si applicano tecniche classiche, inoltre ciò non vuol dire che la musica popolare e i suoi derivati non abbiano tecniche specifiche del genere.
      Avendo esperienza nella musica pop da sempre, scrivendo testi di mie canzoni e inediti, partecipando a stage di ogni tipo, concorsi e componendo le basi con programmi professionali, secondo la mia esperienza per quanto possa essere ancora non sufficiente, la difficoltà di questo genere sta proprio nel realizzare qualcosa di semplice ma non banale e allo stesso tempo coinvolgente e comprensibile a tutti. Ciò non è affatto facile, serve grande creatività, ingegno e soprattutto capacità di non cadere al di là di quel confine sottile che sta tra la semplicità e la banalità.
      Oltre a ciò un fatto che ho notato studiando sia musica pop che classica è che in ognuna ci sono delle tipiche caratteristiche ma in una, forse avendo un processo di creazione, scrittura e composizione molto naturale nel pop, ho trovato che alcuni elementi per esempio nelle regole del contrappunto siano stati per me più limitanti. La musica popolare e pop è più istintiva nonostante le sue caratteristiche e forse con un processo compositivo (mettendola paragone con alcune regole contrappuntistiche) meno schematico nonostante le regole o altre caratteristiche “standard”.
      Nonostante la mia preferenza non ho mai giudicato un genere musicale senza avere un minimo di conoscenza e son sempre stata molto aperta all’ascolto anche per mia curiosità di vari generi.
      In conclusione sono d’accordo con diverse cose esposte da Gaia e anch’io non capisco certe ostilità sia da parte di chi pratica il genere pop verso il classico sia viceversa o altri generi ancora.

    • La musica popolare spesso non prevede un solista, ma un coro. Un’altra delle sue funzioni infatti è di collante sociale tra persone di estrazioni diverse. La musica popolare ha un forte potere aggregante e come hai giustamente sottolineato la formazione corale (intesa come grande gruppo) rappresenta la massima espressione del fare musica insieme.
      Al termine canto è solitamente collegata l’origine stessa della musica, in quanto al canto sono affidate le prime espressioni musicali di uno dei più antichi strumenti musicali: la voce umana.
      Spesso le composizioni con radici popolari sono anonime, non sempre perché si sia smarrito il nome dell’autore, ma perché è il risultato di molteplici operazioni individualistiche che, nel far proprio il canto e nel rielaborarlo, si sommano e si intersecano di continuo.
      La musica non è sedentaria ma nomade.
      Il popolare è uno degli ambiti musicali che risente di più dell’aspetto migratorio, in quanto partendo da epicentri culturali talvolta anche difficilmente individuabili, si espande verso aree geografiche culturalmente differenti.
      Pensiamo anche solo a Napoli, città partenopea per eccellenza, che grazie al suo mare è diventata uno dei più importanti centri culturali del mondo. In una delle canzoni più celebri del nostro paese il grande Pino Daniele canta: “Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è a voce d’ ‘e criature, che saglie chianu chianu, c tu sai ca’ non si sulo” (Napule è, 1977). Parole che si commentano da sole.
      È lo spirito di questa città che nei secoli ha accolto sotto il suo cielo le più disparate etnie, facendo della musica napoletana un mix di stili e tradizioni. Il canto e la parola sono i veri strumenti che sanno dare voce ai pensieri dell’uomo.
      Trovandomi pienamente d’accordo con Greta, la semplicità è ciò che fa grande queste composizioni.
      Personalmente trovo estremamente divertente e stimolante sperimentare nuove possibilità sonore unendo il timbro “analogico” Tromba all’elettronica (effettistica e loop station).
      Proprio per semplicità e immediatezza le melodie popolari si prestano a questo tipo di ricerca.
      Melodie semplici, ma dal valore storico inestimabile, come “Bella ciao” e “Stelutis alpinis” sono state per me motivo di sperimentazione.
      Nella relazione tra esecutore e ascoltatore la melodia popolare, in quanto del popolo e quindi di tutti, offre un terreno in comune tra i due, rendendo lo sviluppo/sperimentazione estremamente leggibile dall’ascoltatore. Uno degli errori che un musicista può fare è rendere l’ascoltatore estraneo, e di conseguenza non partecipe del momento musicale e la musica popolare, come altre musiche “immediate” e “leggibili” ha il potere di evitare questo problema perché da sempre legata al movimento e alla spontaneità.
      Come già detto il valore umano e culturale di questo genere è impagabile.
      Per il musicista capire da dove veniamo e chi siamo stati, è una bussola e al contempo una prerogativa fondamentale per sapere dove si vuole…o anche semplicemente dove non si vuole andare.
      Le ragioni possono essere molte e non si tratta solo di un “dovere” culturale mantenere viva la tradizione, ma di una vera crescita per la propria musicalità.
      Lo spirito di questa musica è proprio quello di abbattere ostilità sia da parte di chi pratica il genere pop verso il classico e viceversa o altri generi. Perché allora non dargli più spazio all’interno del panorama musicale odierno?
      Propongo due ascolti legati ai temi trattati:
      https://www.youtube.com/watch?v=mggNZlFFPV0
      https://www.youtube.com/watch?v=Jx03w67ejQo

      • Andrea Marinelli

        Devo dire che anche a me affascina molto l’idea di unire nuovi metodi e nuove tecnologie alla musica della tradizione, come fatto ad esempio nel secondo ascolto che hai proposto con la loop station, anche se solo nella sezione introduttiva. Tuttavia penso che il musicista possa anche permettersi di “rendere estraneo” l’ascoltatore se le sue intenzioni sono puramente sperimentali e rivolte verso una cerchia più ristretta. L’ideale sarebbe un incontro tra i vari generi musicali in modo che la classica venga arricchita dal popolare e lo elevi a “musica colta” pur mantenendolo riconoscibile al grande pubblico, un po’ come fecero Liszt e soprattutto il Gruppo dei Cinque russo. A questo proposito le nuove tecnologie digitali sarebbero sicuramente un ottimo mezzo per intrigare l’ascoltatore e per invogliarlo ad approfondire gli aspetti più innovativi e più studiati dell’arrangiamento, dando così una possibilità alla musica colta di uscire dalla profonda crisi che sta vivendo ormai da quasi un secolo, da quando l’espressionismo di Schoenberg provocò quella grande frattura tra compositore e pubblico “comune” che non si è mai completamente risanata. Concordo pienamente, quindi, con la conclusione del tuo intervento: il canto popolare ha il potere di abbattere le ostilità tra i vari generi grazie proprio a quella immediatezza istintuale che è presente in ciascuno di noi, senza differenze di stato sociale, background culturale o preparazione scolastica, ed è per questo che gli si dovrebbe dare molto più spazio.

    • Concordando con te, vedo come una manifestazione di profonda arroganza e ignoranza l’avversione a priori che molti esecutori di musica colta nutrono nei confronti della musica popolare. Mi chiedo se questi abbiano mai ascoltato o meglio compreso autori come Verdi, che hanno fatto la storia della musica raccontando la storia di un popolo. Che cos’è il coro “Va, pensiero, sull’ali dorate” se non una metafora della condizione italiana, assoggettata al dominio austriaco durante il periodo risargimentale? Il Nabucco ebbe e ha tutt’ora un impatto straordinario: mai nessuno aveva mai sentito una musica così ritmicamente scandita e trascinante, così appassionata nel tratteggiare il grande dramma collettivo dello scontro di due popoli, con melodie la cui matrice popolare ed il cui fraseggio aggredivano la sfera emozionale dell’ascoltatore e si scolpivano subito nella sua memoria. Al suo ascolto lo spirito patriottico si risvegliava e gli italiani fremevano poiché vi trovavano riflessi i propri sentimenti e sentivano quella musica e quell’opera come propria.
      Durante la prima esecuzione dell’opera la banda entrò in scena al culmine di un crescendo, trascinando il pubblico in un uragano di applausi. In quel momento non trionfò solo la musica, ma tutto un popolo con lei.

      “una grande aria per soprani, contralti, tenori e bassi”, Rossini sul coro “Va, pensiero, sull’ali dorate”

      • Ruben Merletti

        Pienamente d’accordo con te. Ancora oggi in molti quando sentono parlare di musica popolare: credono nella classica “canzoncina” tramandata oralmente di generazione in generazione. Ma in realtà è molto di più. La musica popolare è alla base della nostra cultura, e senza questa non saremmo sicuramente allo sviluppo stilistico a cui siamo arrivati oggi, dove, pur molto mascherate, le canzoni popolari sono spesso e volentieri alla base di molte composizioni.

  2. “La musica è qualcosa che tutti noi amiamo, ci piace ballare, cantare, è qualcosa che fa parte di noi. Siamo controllati dalla musica che è l’unica forma d’arte che ci spinge a muoverci. Un romanzo di Shakespeare o un quadro di Rembrandt ci possono ispirare, ma solo la musica ti fa muovere fisicamente”. (Stewart Copeland)

    La citazione qui riportata appartiene al “fantasista” dei Police, celebre gruppo che ha saputo unire sotto il segno della sperimentazione stili musicali e persone.
    Un flauto trovato in una caverna in Germania risale a quarantamila anni fa: in prospettiva è antecedente a quando l’uomo ha iniziato a coltivare la terra. Ventimila anni prima di questo, l’uomo ha inventato la musica. O l’ha solo scoperta perché già dentro di lui? L’uomo preistorico nel suo essere legato all’aspetto istintuale è stato forse il più grande “improvvisatore” di tutti i tempi.
    È stato il primo a trovare strategie e rituali da applicare alla quotidianità. Proprio perché legata a questo aspetto primordiale dell’essere umano la musica ha una grande capacità di aggregare gli uomini e di sviluppare creare un sentimento di comunità, partendo dalle feste medioevali e dai canti di taverna fino arrivare alle jam session jazz e ai grandi concerti negli stadi.

    • Aiuto! L’album “Reggatta de blanc” dei Police – https://www.youtube.com/watch?v=WMl1xKJeuuQ&list=PLBnJv6rImVe9d2c5lJRP2ThrQ0ypway1j – che regalo, che giro nei ricordi! Personalmente lo definirei il mio primo grande amore extra-musica-classica! Stewart Copeland? Direi un batterista di spessore, dal forte impatto spontaneista e popolare: livello altissimo!! Molta musica dei Police, prende spunto dal popolare, ma è un popolare chiaramente lontano dalla nostra tradizione, ma direi altrettanto affascinante. Sembra di stare su un altro pianeta, eppure la scintilla è sempre quella….

      • La radice della scintilla è sempre quella…. il ritmo!

        La maggior parte delle principali correnti musicali odierne hanno come radice il movimento corporeo e musicale, non per forza inteso come danza vera e propria. Il vero motore musicale è il ritmo. L’elemento ritmico rappresenta la base per ogni tipo di approccio musicale. Il ritmo è sempre presente.

        La prova del nove che spesso utilizzo per capire la validità di un’esecuzione o di una composizione è che se quest’ultima ti spinge a muoverti o più semplicemente a battere le mani o i piedi, allora la componente di coinvolgimento ne conferma la validità. Il ritmo è per tutti (o quasi). Diversamente da melodia e armonia il ritmo non necessita di particolari nozioni teoriche. Tra i commenti si è parlato a più riprese della spontaneità. L’elemento ritmico spesso semplice e ripetitivo è quindi centrale per il senso di partecipazione. Il frammento ritmico, detto stinato è un elemento trasversale a più generi. Pensiamo ai riff della musica moderna oppure il motivo ritmico nelle forme compositive tradizionali.

        • Leggendo il tuo commento non posso fare a meno di ricollegarmi nuovamente a Verdi. Come è riuscito ad infiammare l’animo del popolo e a dare loro voce attraverso il melodramma? La risposta è: attraverso gli elementi più semplici della costruzione musicale. Verdi non si rivolgeva all’aristocrazia, che anzi considerava con disprezzo “la razza dannata”, ma ad un ascoltatore appassionato e non istruito. Come fare rimanere impressa la sua musica nella mente di queste persone? Capì che era fondamentale giocare sulla simmetria, la regolarità delle frasi melodiche, la semplicità degli intervalli costituenti i motivi, ma soprattutto sul RITMO.
          Rossini parla di Verdi come del “compositore col casco”. La forza elementare e trascinante dei ritmi verdiani, non necessariamente veloci ma sempre sanguigni, entra nell’animo di chi ascolta, lo esalta e lo scuote, secondo un principio di condizionamento psicologico operato dall’elemento musicale e dalla sua natura estetica, che era stato teorizzato addirittura dagli antichi greci e dagli indiani.

      • Il canto popolare é un elemento molto importante che si sviluppa tra le correnti artistiche dell’800/900 e successivamente fu d’ispirazioni per altri generi musicali sviluppatisi fino ad oggi
        I suoi elementi elementi caratteristici, come l’istintualitá, la sensibilità accompagnati dal movimento e la danza aiutano a sviluppare un momento d’unione tra i musicisti e ascoltatori.
        La mia esperienza nella musica, anche se minima, mi da la conferma che il canto popolare, come altre categorie musicali, rimangono nel tempo, ovviamente con delle variazioni, che si differenziarono in base al momento storico nel quale si sviluppano: se prendiamo come esempio il Jazz e il Blues, canti nati per la resistenza, nel loro sviluppo mantengono l’accompagnamento del corpo nell’esecuzione di un brano, che la maggior parte delle volte nasceva in un momento d’improvvisazione. Successivamente nasce il Gospel, ad esempio, che prende spunto dagli altri due movimenti musicali, accentuando ancor più questo movimento del corpo e delle mani, aumentano il coinvolgimento collettivo e il senso del canto popolare

  3. Nicola carrara

    il canto popolare tra i secoli ha conosciuto situazioni incredibili. è solo grazie alla eredità orale dei popoli, che tramandano la loro cultura più autentica, ma anche grazie ai compositori se questi canti ci rappresentano tutt’ora. quale fenomeno più straordinario se non quello dell'”Homme Armè”! secondo un vocabolario “moderno” può essere definita la vera “Hit” del Medioevo, e la sua origine ancora misteriosa tra i cavalieri Crociati e le taverne di paese ne aumenta il fascino. questo unito alle sue caratteristiche adatte all’uso musicale fecero si che non solo gli ubriaconi nelle taverne cantassero in continuazione di questo uomo armato, ma anche i grandi compositori della scuola fiamminga ne fecero uso per i loro Cantus Firmus con eccellenti risultati. della quarantina di lavori basati su questa canzone sono le messe di Dufay e Ockeghem le più antiche e caratteristiche, sconfinando tra il sacro e il profano.
    Homme armè https://www.youtube.com/watch?v=t-E2_iNmYOE
    dufay missa homme arme https://www.youtube.com/watch?v=ibSeyIbNGYA

    • Andrea Marinelli

      Leggendo il tuo commento non ho potuto fare a meno di pensare ai Carmina Burana medievali e a come essi abbiano reso possibile, insieme al canto gregoriano, la nascita della prepolifonia e la diffusione dei primi strumenti a corda, ad arco e a percussione. Inoltre è particolarmente interessante il fatto che Carl Orff, nato pochi anni dopo Kodaly, si sia occupato di studiarli e di riproporli nella sua omonima cantata scenica del 1935-36. Possiamo in pratica dire che Kodaly sta al canto popolare ungherese come Orff sta al canto popolare medievale: è evidente come entrambi, oltre ad averlo utilizzato per fini didattici e pedagogici, abbiano ritenuto necessario ridare al canto popolare l’importanza che aveva un tempo.
      Propongo due ascolti di “In taberna quando sumus” nelle due versioni medievale e novecentesca: si nota facilmente che in entrambi i casi l’aspetto ritmico è predominante e la melodia, in linea con quanto rilevato da Kodaly, è costruita su pochissima suoni e fa un grande uso di ribattuti.
      Originale: https://www.youtube.com/watch?v=Y9dvU9TP8Y0
      Orff: https://www.youtube.com/watch?v=YkgX8PUA3F8

  4. Elena Vittoria Vincifori Troili

    Il canto popolare é una delle primissime espressioni d’arte dell’uomo, oltre che espressioni in generale. La sua importanza è così massiccia da non poter essere ignorata dai compositori di musica classica, come accennava Gaia, e non si tratta solo dei nazionalismi: credo che volenti i nolenti, la maggior parte dei compositori si sia ispirata a temi popolari che attirano, coinvolgono e rimangono nella mente delle persone, come Verdi stesso sperimentò.
    Il canto è la più naturale forma d’arte e credo che per essere buoni musicisti la si debba provare almeno una volta nella vita: è la musica che nasce da dentro…non stupisce quindi che sia stata una delle prime forme di convivialità dei nostri antenati.

    • Come detto da Elena il canto è stata una delle prime forme di musica e di espressione insieme ad altre arti e strumenti. Ciò riprende anche un importante e fondamentale elemento presente nella musica popolare di qualsiasi epoca ovvero l’istinto. La musica come altre forme d’arte ha la funzione di esprimere un messaggio, un tema, di comunicare qualcosa come il proprio stato d’essere d’animo e quest’ultimo può manifestarsi in modo efficace, coinvolgendo l’ascoltatore, lasciando andare il proprio istinto, ascoltandosi e ascoltando la propria necessità di voler dire qualcosa per comunicarla agli altri. Può essere una necessità di ogni tipo ma anche semplicemente intrattenimento per bisogno della società, ad esempio di spensieratezza. Inoltre essendo che i temi della musica popolare, contengono riferimenti della vita di tutti i giorni e di chiunque o riferimenti a istinti umani ed emozioni, non ha mai escluso nessun ceto sociale a livello di tematiche poiché molto universali e immortali. Nonostante ciò non vuol dire che anche la musica popolare non abbia mai affrontato tematiche al di fuori dell’istinto, delle emozioni, di propri bisogni. Vi sono molti altri capolavori di tematiche “di più responsabilità” anche di grandi cantanti pop come: “We are the world” scritto da Lionel Richie e Michael Jackson, interpretato da una quarantina di cantanti, così anche “Heal the world”, “They don’t care about us”, “Black or white” di Michael Jackson, “Imagine” di John Lennon, “Generale” di Francesco De Gregori, “I want to break free” dei Queen, “Another brick in the wall” dei Pink Floyd e molti altri ancora.

    • Appunto perchè così importante per la formazione e la distinzione di di un popolo , la musica popolare dovrebbe far parte in maniera più evidente nelle nostre conoscenze musicali.
      Come ha detto Elena molti compositori si sono ispirati a temi popolari.
      Questo tipo di musica dovrebbe essere valorizzato di più e non essere invece considerato poco colto, come spesso secondo me accade.
      La musica popolare ci definisce come popolo e come persone fornendoci uno strumento per far conoscere ad altre persone le radici di dove siamo nati.

  5. Viola Paganelli

    La musica popolare ha sempre fatto parte della vita di chiunque. Molte presone riescono ad apprezzarla essendo semplice ed accattivante e riescono a trovare in essa un momento di condivisione.
    La musica popolare può essere capita da tutti e riesce a fornire nuovi spunti e ad arricchire la nostra conoscenza. Basti pensare ai canti che vengono intonati dagli alpini. Mio nonno era un alpino e la mia casa era sempre arricchita dai suoi canti.
    Anche per quanto riguarda i vecchi cortili di un po’ di anni fa: spesso, infatti, nelle strade e nei cortili si sentiva cantare quella che era musica popolare e riusciva a trasmettere un’atmosfera di serenità.
    La musica, in particolare quella popolare deve essere presente nelle nostre vite perchè in grado di farci sentire perte di qualcosa.

  6. Valentina Maria Fassi

    Vorrei aggiungere una riflessione al blog già così esaustivo: il canto popolare nasce come monodico ad una sola voce e col passare del tempo si aggiungono formazioni polifoniche e successivamente anche strumenti in accompagnamento passando per diverse forme come la frottola (https://youtu.be/SyubnX3s0VM), la Chanson o il madrigale, ed i vari compositori adattano i loro brani popolari in base alla situazione storica, alla cultura di quel popolo in un determinato tempo, proprio per risaltare e portare a conoscenza le caratteristiche di un popolo.
    Gli strumenti hanno sicuramente aiutato a collocare geograficamente e culturalmente questi popoli, infatti a mio avviso ascoltare musica popolare avvicina a capire nel tempo la vita dei popoli stessi.
    Ci sono situazioni di gioia ma prevalgono spesso musiche nostalgiche e testi ricchi di dolore come quelli di trincea.
    In Italia ogni regione ha diversi dialetti e le musiche popolari sono tantissime, un vero labirinto di produzioni. (Mi viene in mente quando con la maestra Gambarini abbiamo cantato “Le ragazze di Trieste” al teatro di Piazza Libertà a Bergamo con l’istituto). Questo avviene sicuramente anche negli altri stati: in Irlanda sono tantissimi i canti popolari e vengono utilizzati strumenti simbolo del paese come l’arpa Celtica, in Russia per esempio vengono accompagnati dalla Balalaika, e via discorrendo. Ci sarebbe da parlare per giorni e notti perché la musica popolare ha una produzione ricca e vastissima.

    • E come non parlare di Irlanda quando si parla di musica popolare! L’attaccamento del popolo irlandese alla propria storia e le proprie tradizioni ha permesso la sopravvivenza quasi incontaminata di questo modo così caratteristico di fare musica.
      La danza ha sicuramente un ruolo di spicco nella musica irlandese tanto da creare da sé uno stile vero e proprio (danza celtica https://www.youtube.com/watch?v=R9KkbU4yStM).
      Il canto è per lo più ad una voce e l’accompagnamento non si discosta molto dalla linea melodica della voce (si parlava sopra di semplicità…). Gli strumenti sono quelli tipici della tradizione: violino (chiamato fiddle), il flauto, che può essere traverso, di legno o di latta (tin whistle), la cornamusa, il banjo, la mandola, la chitarra, … Nonostante sia il simbolo della nazione, l’arpa celtica non così spesso impiegata come il violino o il flauto.
      Ciò che più caratterizza la musica irlandese è il ritmo brillante e coinvolgente ottenuto con l’impiego della cellula puntata e delle partenze in levare.
      https://www.youtube.com/watch?v=9T7OaDDR7i8 “The Rare Ould Times” è una canzone abbastanza recente (anni 70) ma ancora estremamente ricca di tradizione.

  7. Andrea Marinelli

    Le caratteristiche melodiche, ritmiche, armoniche e formali del canto popolare sono indubbiamente ciò che ha permesso a moltissime pagine di musica di diffondersi in modo straordinario fino ad arrivare ai giorni nostri. Spesso però, soprattutto nell’ambito della classica, si tende a considerare il genere popolare come inferiore o meno degno di nota, dimenticando che sono proprio gli aspetti intuitivi quelli che piacciono di più alla stragrande maggioranza della popolazione.
    I canti popolari, infatti, fanno parte di noi da sempre anche se non ce ne rendiamo conto, e l’ho provato sulla mia pelle alcuni anni fa assistendo a uno spettacolo teatrale sulla partigiana bergamasca Mimma Quarti. In quell’occasione mi sono ritrovato a riconoscere canti popolari che non sapevo di conoscere, da “Fischia il vento” a “Maramao perché sei morto”, tralasciando la celeberrima “Bella ciao”, e questo dimostra quanto la tradizione orale, anche in un’epoca “super connessa” come la nostra, sia sempre viva e significativa. I canti della Resistenza, in particolare, rappresentano un’eredità straordinaria della storia del nostro Paese e penso che dovrebbero essere rivitalizzati e valorizzati sempre di più, come già fatto ad esempio dai Modena City Ramblers, in modo da tramandarli alle generazioni future senza sminuirne l’importanza storica, culturale e musicale.

    • Modena City Ramblers? Dovrò documentarmi, grazie.

    • Nicola Carrara

      e quanti ricordi, grazie a questa eredità “inconscia”, si riescono a sbloccare! un’enciclopedia di esperienze ha la colonna sonora di canti popolari tra feste di paese e ricordi di infanzia.
      a questo ricollego l’esperienza di Mahler e il legame forte tra esperienze e canto popolare in relazione alla formazione e sviluppo interiore di ogni individuo (scoperta in una seduta con Freud e quindi improntata sull’inconscio):
      “L’atmosfera familiare era tesa. Mahler serbava il ricordo di essere corso fuori di casa per fuggire a una lite tra i genitori. In strada sentì un organetto che suonava la canzone “Ach, du lieder Augustin” (canto popolare austriaco). Nel 1910 raccontò l’episodio a Sigmund Freud nel corso di una seduta psicanalitica che prese la forma di una passeggiata di quattro ore “Secondo Mahler, osservò Freud, “da quel momento in poi, la terribile tragedia e il frivolo divertimento, furono inestricabilmente connessi nella sua mente.”

  8. Manuel Cavagna

    La musica ed il canto popolare sono elementi che accompagnano l’uomo già dall’antichità: musica che nasce mettendo al centro lo svago, l’intrattenimento. Tramite varie evoluzioni nello stile, dovuti al periodo o al luogo, il canto popolare persiste anche nelle ere più moderne: basti pensare ai canti popolari di guerra, dove la musica ha iniziato ad assumere il compito di confortare, incitare e in futuro ricordare i soldati che hanno combattuto e che hanno cantato i loro motivi durante le guerre mondiali. Inoltre ogni canto popolare può portare la nostra mente ad immaginari lontani: sentendo un canto popolare africano o uno più orientale la nostra mente si ricollega a quei luoghi, che nel corso dei secoli hanno reso loro delle caratteristiche rendendosi altamente riconoscibili.
    Inoltre, una volta superato il romanticismo, è proprio dai canti popolari che i compositor cominciano ad ispirarsi. Un esempio lampante è Grieg, che in “Home Sickness” sfrutta i motivi popolari norvegesi per rappresentare un suo ricordo della casa di cui sente la mancanza ( https://www.youtube.com/watch?v=QHQl_gR016c ). Dunque anche chi lavora esclusivamente con la musica colta si trova ricollegato alle melodie popolari.

    • Pienamente d’accordo con Manuel. La musica popolare pone le sue radici nel popolo di un paese, in una nazione, cultura, storia e tradizione. Ogni brano popolare ha un suo marchio di fabbrica differente in base alla sua origine e ciò è affascinante, la musica popolare può dare notevoli spunti, e ne hanno dati e ne danno ancora oggi, a grandi compositori, scrittori di canzoni, musicisti, riguardo timbriche e sonorità di ogni tipo e particolarità in base alla cultura. Ancora oggi vi sono dei cantanti che lodano le loro origini inserendole nelle loro canzoni, anche se in modo più moderno e da un lato anche commerciale, tramite dei riferimenti ritmici o melodici riguardo la musica popolare del loro paese creando brani incredibili con suoni inauditi nel mondo discografico o quasi, proprio perché personali sotto questo punto di vista e che incarnano perfettamente il loro essere. Seguendo la citazione: “È un dovere civile e morale di ogni uomo, quello di conoscere a fondo la propria cultura musicale popolare” di Zoltan Kodaly, affermo che anche secondo me sia corretto, dopotutto la musica popolare è parte della nostra origine e storia ed è tipica della nostra patria o paese quindi perché non conoscerla o esserne incuriositi? Inoltre come già detto specialmente per chi lavora nel campo musicale può essere oltre che una conoscenza in più, un ottimo spunto per la composizione e per sbloccare magari per sé stessi un nuovo mondo musicale con proprie caratteristiche.

      • anche io la penso come Greta. Ogni popolo ha un suo ”marchio” musicale, che lo differenzia dagli altri. Riesce a rendersi riconoscibile magari attraverso ritmi ripetuti che poi diventano una ricorrenza, oppure l’uso dello stesso giro armonico in più canzoni.
        La musica di ogni popolo ci mostra il loro essere e può farci viaggiare mentalmente nell’ambiente in cui vivono. Non dimentichiamo anche l’organico strumentale, il quale da sempre ci permette di distinguere ad esempio un brano orchestrale occidentale da uno orientale, basato sull’uso di suoni percussivi (come ad esempio i gamelan).

      • Fabio Todeschini

        Condivido ciò che dici, personalmente ritengo che molti autori d’oggi in realtà ricerchino degli aspetti musicali molto vicini (se non gli stessi) a quelli della musica popolare.
        Ne sono un esempio la loro semplicità, dovuta alle melodie accattivanti o alle scelte ritmiche, così da poter coinvolgere/esortare l’ascoltatore (considerati come la “formula” vincente ad oggi per molti lavori discografici).
        Ci sono altri aspetti invece rimasti vincolati esclusivamente alla musica popolare, e ciò permette che ancora oggi essa abbia ancora una propria identità, e seguendo il “consiglio” di Kodaly, solo ascoltandola, conoscendola e vivendola si possono apprezzare.

  9. Come scritto nel blog e ribadito da alcuni miei compagni, la musica è ed è sempre stata un grandissimo mezzo aggregativo. La storia ci parla dei canti di guerra, dei canti di lavoro, della musica nei ghetti ebraici e altri: tutte situazioni in cui gli uomini si sono voluti sentire appartenenti ad un gruppo che provasse le stesse emozioni e vivesse le stesse situazioni, ricercando conforto. la forza coesiva della musica non si limita tuttavia a situazione drammatiche come quelle elencate sopra ma anche a contesti più gioiosi come i canti di taverna o le feste di paese.
    È dal contesto paesano che ripoto l’esempio più vicino alla mia esperienza: la banda. Soprattutto nelle nostre valli la tradizione bandistica è molto forte e sentita da tutti gli abitanti, non solo dai musici! Quando la banda suona è festa per tutti. Ad ogni evento significativo, religioso o civile, la banda suona e i motivi delle marce, semplici e intuitivi, rimangono nelle teste degli ascoltatori che spesso abbandonano la piazza canticchiando. È un tipo di musica che coinvolge tutti, dai bambini, che ballano e saltano a tempo, agli adulti, che più discretamente (ma con altrettanto entusiasmo) battono il piede o le mani a tempo.

    • Andrea Marinelli

      Penso che questi momenti di ritrovo musicali per tutta la comunità siano una delle cose che al giorno d’oggi mancano qui nelle città, dove l’individualismo diventa sempre più forte. Forse è anche per questo che qui il canto popolare è molto meno diffuso tra i giovani, mentre riesce a sopravvivere nei paesi più isolati.
      A questo proposito mi ricordo che l’anno scorso, durante lo scambio in Germania, la mia famiglia tedesca ci ha informati sul Fasnet di Rottweil, ovvero la loro caratteristica edizione del carnevale. Leggendo un loro opuscolo illustrativo che conteneva addirittura lo spartito di una marcia tradizionale apposita per l’evento (https://www.youtube.com/watch?v=ZrLZSiKOzz0), ho realizzato che in Italia mancano sempre di più queste occasioni di ritrovo e temo che a lungo andare ciò possa rendere sempre più complicata la diffusione della musica popolare e tradizionale tra le nuove generazioni.

  10. La musica popolare è stata fondamentale nella vita delle persone, poiché questa li accompagnava nella loro quotidianità con le sue melodie semplici ed orecchiabili. Questi canti potevano suscitare molte emozioni nella gente date le tematiche semplici, erano anche un modo di svago per la gente che magari voleva staccare e divertirsi con gli amici, intonando queste melodie.
    Il canto popolare è da sempre stato uno dei modi più naturali di creare musica, un’arte che continua tutt’ora ed è impossibile da cancellare.

  11. Emanuele Barba

    I canti popolari hanno la funzione di distrarre. Nelle nostre vite è fondamentale,ma lo è stato anche in passato.
    Tante situazioni difficili per gruppi di persone sono state superate o affrontate più facilmente grazie a questo tipo di musica.
    Tutt’oggi ci è utile come musica che non crea confusione,che sia tranquillamente ascoltabile senza impegno,o di compagnia come cantare insieme ad un gruppo di persone.

    • Valentina Maria Fassi

      E’ proprio vero! Alcune storie tristi si sono superate o per lo meno sono state più “Dolci” grazie al canto popolare, come per esempio i canti degli schiavi d’America, che lavoravano nelle piantagioni di cotone e hanno creato canzoni polifoniche relative alla loro etnia africana. Questa musica afroamericana è diventata cultura americana. Collegate ad essa ci sono tutte le battaglie per i diritti civili dei neri. Per esempio ascoltiamo questo Ragtime di Scott Japlin: https://youtu.be/jkbPnHffBEY

  12. Andrea Camozzi

    La musica popolare è stata da sempre fondamentale per l’uomo data la sua semplicità melodica e ritmica che può descrivere momenti di felicità o di tristezza. La musica colta si è sempre ritenuta superiore a quella popolare non considerando però l’importanza di unificare e coinvolgere bambini, adulti, uomini e donne, è anche il modo più semplice e diretto per comunicare un messaggio a più persone possibili attraverso la musica anche perchè facilmente ricordabili.

  13. La musica popolare si è evoluta nel tempo.
    Da una sola nota si è passato, nel corso dei secoli, ad avere sotto le mani delle vere e proprie melodie che sono arrivate fino a noi, infatti il folklore (forme di cultura popolare, spesso tramandate oralmente come ad esempio i canti popolari) è presente nella vita di tutti i giorni.
    Il canto popolare era una parte della società arcaica importantissima, a favore di questa affermazione possiamo trovare infatti (solamente in Italia) centinaia di linee melodice per l’appunto arcaiche differenziate anche su base regionale.
    C’è da dire anche che queste linee melodice non significano necessariamente che ci siano altrettante canzoni popolari, in quanto a volte determinate linee melodiche sono utilizzate in più canti.
    Come ha affermato Matteo: “La musica popolare spesso non prevede un solista ma un coro. Un’altra delle sue funzioni infatti è di collante sociale tra persone di estrazioni diverse. La musica popolare ha un forte potere aggregante e come hai giustamente sottolineato la formazione corale (intesa come grande gruppo) rappresenta la massima espressione del fare musica insieme”.
    Sono molto d’accordo con questa affermazione e volevo sottolineare anche che un canto popolare nel corso degli anni può venire modificato da questi gruppi di persone, siano esse parte di un coro o del popolo.
    Le musiche popolari sono diverse tra loro e sono dedite a molti “compiti” diversi, ci sono ad esempio ballate, filastrocche.
    Nella categoria delle filastrocche sono presenti anche le filastrocche infantili, che come suggerisce il nome sono create per i bambini.
    Un esempio di filastrocche infantili può essere un canto tipico della Campania, “La fiera di Mast’Andrea ( https://www.youtube.com/watch?v=wBtydB6NlLY ).
    Altri utilizzi dei canti popolari si possono trovare nei cosiddetti “richiami” (mi riferisco a canti che favoriscono l’identificazione di un gruppo di persone, come ad esempio i canti degli spazzacamini) o perchè no nei canti d’amore.

  14. Merletti Ruben

    La musica popolare ci accompagna da sempre; dagli albori della civiltà. Tant’è che molte di queste ancora oggi conosciute si tramandano da generazioni in generazioni, principalmente in forma orale. Queste sono legate in particolare al momento dello svago e del divertimento, ma pian piano si sono anche adattate all’epoca e allo stile, da “infiltrarsi” in tutti i generi musicali e i momenti della vita.
    La mia esperienza bandistica mi ha portato spesso a eseguire canzoni popolari, basti pensare alle classiche “marce”, soprattutto in quelle occasioni di festa, come il 25 aprile (Festa della Liberazione), dove vengono rispolverati canti popolari anche del periodo bellico, per esempio famosa “Bella ciao”.

  15. La bellezza della musica popolare consiste nel non avere un canone scritto ma viene trasmesso oralmente ed è appresa ad orecchio. Molto spesso i nomi degli autori sono ignoti o comunque quasi dimenticati. Ogni cultura ha una sua musica che la caratterizza. Questo tipo di musica è legato spesso ai cicli delle stagioni, al lavoro, alla pratica religiosa e agli eventi straordinari di un popolo. Spesso è, anche, il risultato della contaminazione tra diverse culture, ma resta sempre depositaria di una forma d’arte antica in cui la comunità etnica si riconosce. Non a caso fiorisce al di fuori di istituzioni come la scuola e la chiesa. Per questo motivo la struttura musicale è relativamente semplice e tende ad essere ritmicamente ripetitiva. L’uso della voce è un carattere distintivo molto evidente della musica popolare. Le varie aree culturali sviluppano e prediligono ciascuna la propria caratteristica vocalità: che va dal suono teso in nasale a quello più esteso. La musica popolare si è poi mescolata, soprattutto in questo secondo dopoguerra ad altri generi e stili come il folk, il country, il soul e il gospel. Insomma il carattere della musica popolare è mutato e ora le linee che la separano da altri tipi di musica si sono fatte meno nette. La musica popolare si è trasformata ma non accenna a scomparire. Potrà sembrare strano ma uno dei tipi di musica popolare che prediligo sono le ballate, le canzoni che in una successione di strofe, narrano una storia centrale su un unico evento principale. Suggerisco di ascoltare Beppe Barra o Venicio Capossela.

    • Valentina Maria Fassi

      Anche a me piacciono molto le ballate che hai indicato!! oltre a Barra e Capossela ho riscoperto le ballate ironiche di Max Gazze, che anche nei testi risulta popolare, con temi leggendari come la “Leggenda di Cristalda e Pizzomunno”
      https://youtu.be/g8zIu43e_74

  16. Fabio Todeschini

    La musica popolare ha svolto un ruolo chiave nell’evoluzione storico – musicale : tuttavia, è da riconoscere quanto sia diminuita la consapevolezza dell’importanza che questa cultura ha avuto nel corso del tempo, protraendosi fino ad oggi.
    Alcuni autori classici hanno ripreso la cultura popolare della propria terra, dimostrando non solo il proprio attaccamento verso le proprie origini, bensì di poterla ricontestualizzare e farla conoscere ulteriormente, conferendogli “nuova vita”.
    Personalmente ritengo che nella moltitudine di musica propostaci oggi, la musica “volutamente” realizzata come tributo a quella popolare sia molto poca, riconoscendone però buona parte “involontariamente” influenzata da essa sotto molti aspetti.
    Questo ha portato ad uno svilimento della musica popolare, poiché si è arrivati ad intenderla come una realtà datata, e distante da ciò che molti oggi si ascoltano quotidianamente.

  17. “È un dovere civile e morale di ogni uomo, quello di conoscere a fondo la propria cultura musicale popolare” – Zoltan Kodaly
    Personalmente io non condivido a pieno questa frase. Credo che sia fondamentale indagare la propria cultura musicale per contestualizzare le proprie origini ma quello con cui sono in disaccordo è l’imposizione che ha di fondo. Secondo me la musica è un mezzo espressivo proprio come il linguaggio verbale, e ognuno deve esprimersi in modo personale. Come ognuno é libero di esprimere un qualcosa ognuno é libero di ascoltarlo.
    Il ragionamento lo posso portare anche dall’altro lato dove ci sono persone molto colte che criticano fortemente il linguaggio popolare come qualcosa di inferiore.
    Io sono convinto che si possa criticare qualcosa ma non si può imporre il proprio assetto mentale verso l’espressione di un individuo. La musica é un linguaggio che identifica ogni persona per quello che é, e ogni persona deve sentirsi libera di usare questo linguaggio per come si sente rappresentato. Quindi ritengo che si possa benissimo approcciarsi alla musica popolare come non farlo, l’importante è lasciare libertà e non ritenere qualcosa inferiore semplicemente perché non ci rappresenta.

  18. La prima cosa che mi viene in mente sentendo parlare di musica popolare sono i canti lombardi, che non possono mancare nelle sagre di paese o nei barettini dove si riuniscono gli anziani per giocare a scopa il pomeriggio. La cosa che ho sempre amato di questa musica è il sorriso e il luccichio negli occhi di chi la canta o semplicemente ascolta, incapace di trattenersi dal battere le mani o un piede a tempo.
    La musica popolare produce questa reazione perché racchiude la dolcezza di ciò che è passato e distante da noi, ma che percepiamo ancora come profondamente importante. Essa mi fa pensare ai miei nonni, alla comunità e alla storia che abbiamo alle spalle. Versi come:”O mia bela Madunina che te brillet de lontan”, evocano l’immagine di gente semplice, umile, che lavora con fatica e la sera prega con il volto chinato. Altri testi come “Mamma mia dammi cento lire” mi riportano indietro nel tempo, a quando la vita era molto diversa da quella di oggi e molti italiani, non solo del sud, emigravano alla ricerca di un futuro migliore.
    Questa canzone è l’adattamento al tema dell’emigrazione di una ballata assai nota, di solito pubblicata come “La maledizione della madre”. “Mamma mia dammi cento lire” si riferisce però alle migrazioni dei contadini settentrionali verso l’America meridionale (per la maggior parte).
    Quando si pensa agli emigranti italiani subito ci appare l’immagine dei disperati contadini meridionali in viaggio verso il Nord America con il famoso “passaporto rosso”. In realtà quello fu il secondo momento dell’emigrazione italiana, soprattutto consistente nei primi dieci anni del ‘900. Il primo, altrettanto doloroso e drammatico, vede invece come protagonisti i contadini settentrionali e per meta il Sud America.
    Possiamo trovare il tema dell’emigrazione, molto presente nel canto popolare lombardo, anche nella canzone “Quaranta ghèi d’inverno”, intonata nell’Alto milanese nelle agitazioni del 1885 e del 1889.
    Concludo questo commento ribadendo che la musica popolare ha una profonda dignità, oserei anzi dire un’anima, poiché colma di valori come la famiglia, la speranza, la fede, il coraggio, la patria, e per questo io nutro un profondo rispetto nei suoi confronti.

    • ed è proprio grazie a queste migrazioni che la musica popolare si diffonde andando ad influenzere quella di altre culture. Ed ecco che, pur mantenendo una propria identità, si iniziano a sperimentare nuove forme musicali che, sulla base di quelle tradizionali, portano ad un’evoluzione del linguaggio musicale.

      • Ruben Merletti

        Esattamente. Come è appunto successo con i nazionalismi caratteristici degli ultimi anni dell’ ‘800 e i primi del ‘900. I nazionalismi portarono tutti i paesi europei a esprimersi tramite la propria cultura e le proprie radici e tradizioni. Ed è proprio su quest’ultime che i compositori e gli artisti si concentrarono, in particolare utilizzando strumenti tipici e canti popolari, fortemente legati al passato. Importante fu il nazionalismo russo, con il gruppo dei cinque, ma anche quello ungherese, portato avanti dallo stesso Kodaly.

  19. Il canto popolare in Italia ha sempre svolto un ruolo fondamentale per l’espressione del popolo, tuttavia è riduttivo parlare di canto popolare italiano. Il termine canto popolare italiano raccoglie un numero elevato di musiche tradizionali provenienti da tutte le singole regioni della nostra Nazione. Nel corso della sua storia l’Italia è stata divisa in molti stati e influenzata da numerose civiltà europee, come Austria, Spagna, Grecia, Persia, Est-Europa etc. La musica popolare italiana, dunque, riflette le caratteristiche della regione di provenienza e delle sue occupazioni nel corso della storia, in particolare si notano differenze tra sud e nord, est e ovest.
    “Regione che vai, musica popolare che trovi”. In ogni regione troviamo strumenti particolarmente legati alla tradizione dei canti popolari. Si pensi per esempio alla zampogna per quanto riguarda Napoli, l’organetto e ai fischiotti che sono molto vicini alla regione abruzzese, lo scacciapensieri per la Calabria…

    Ma quando si può considerare la nascita del canto popolare in Italia? La canzone napoletana “Jesce sole”, scritta intorno al 1200 da gente con scarse abilità di poetica, è considerata la prima canzone popolare in Italia. Si tratta di un omaggio alle prosperose lavandaie di Antignano, declama la loro bellezza e il lavoro. Si tratta di un canto semplice, spontaneo, genuino. È una invocazione al sole, che sembra quasi una preghiera pagana. È proprio stato verso il sole la prima forma di culto, dunque riporta quasi all’era primitiva. Definire una “data di nascita” per il canto popolare è dunque impossibile, perché in fondo è nata insieme all’uomo. Il canto popolare dunque non è solo un modo per svagarsi, ma è una necessità dell’essere umano in quanto parte di un popolo.

    “Jesce sole” è stato poi reinterpretato e rielaborato moltissime volte nel corso dei secoli. La versione più conosciuta al giorno d’oggi è quella di Nino D’Angelo.
    Ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=AhYpAqAlFZY

    • Valentina Maria Fassi

      concordo pienamente che il canto popolare rispecchia la zona, regione o Stato che sia, dalla quale proviene, immagine della cultura e della vita della popolazione locale. Tra l’altro alcuni canti popolari sono diventati patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO. Mi ricordo per esempio il “FADO”, espressione della cultura tradizionale portoghese, che ricorda con nostalgia e malinconia i periodi dell’emigrazione e delle divisioni familiari, spesso accompagnato dalla Guitarra (chitarra) e dalla viola Do fado
      https://youtu.be/lh9YHtZzHfk

  20. Loris Guastella

    Trovo nel canto popolare la base su cui poter costruire una composizione. Il canto popolare ha alla base una semplicità lessicale in grado di essere capita da tutti, partendo da un elemento così semplice molti compositori contemporanei e non,hanno creato dei colossi che rimarranno nella storia.
    Mi viene in mente Igor Stravinsky che fa del canto popolare la chiave di volta delle sue composizione: petruskha ad esempio sviluppa un tema su una base che ricorda il suono dell’armonica a bocca (strumento popolare), oppure nel secondo quadro usa un vero e proprio tema popolare russo.
    Anche nella sagra della primavera trasporta una melodia popolare russa in una melodia suonata dal fagotto (tema che viene poi ripreso in we are the champions dei queen).
    Lo stesso Brahms ad esempio usa temi popolari per comporre le sue danze ungheresi, per non parlare di Bela Bartok.
    Trovo inoltre che ognuno di noi abbia avuto a che fare con i canti popolari magari grazie magari alle sagre di paese che tengono vive tradizioni importanti come ad esempio appunto il canto. Nel mio paese c’è il gruppo dei “sifoi” che da oltre 150 anni anima le feste del paese con i brani popolari. Il canto popolare è inoltre come una carta d’identità del proprio paese in quanto grazie alla musica (linguaggio comune a tutti) possiamo capire l’identità di quel paese.

  21. Ultimamente la musica popolare sta tornando “alla moda” nei locali, teatri, festival, non è più un qualcosa di cui solo chi la ricerca nel particolare se ne intende, infatti secondo uno studio anche i ragazzi e professionisti in campo musicale si avvicinano sempre di più a questo tipo di musica.
    Si potrebbe pensare che il motivo per cui qualcuno si avvicini alla musica popolare sia, coem dice Zoltan Kodaly, un dovere morale: “è un dovere civile e morale di ogni uomo, quello di conoscere a fondo la propria cultura musicale popolare”, ma in verità le ragioni sono di una vera e propria crescita della musicalità della persona interessata.
    Le melodie popolari hanno infatti delle tecniche precise del genere, il nome popolari ci svia facendoci pensare sia una cosa banale, ma non lo è.

  22. ripensando ai canti popolari mi tornano in mente i momenti della mia infanzia, le giornate di festa quando le persone organizzavano dei bar improvvisati in casa, dove la gente si riuniva e faceva festa, cantando e ballando fino alla sera, ascoltando sempre le stesse 5 o 6 canzoni del momento.

  23. La musica popolare, anche chiamata musica folklorica viene riconosciuta da diverse caratteristiche, tra cui, come molti hanno già detto, viene trasmessa oralmente: veniva trasmessa oralmente principalmente per il fatto che risale a delle epoche molto lontane da quella moderna e dunque non tutti, anzi, molte poche persone del popolo (da cui musica popolare) sapevano l’alfabeto ed erano in grado di capire una musica scritta sia a parole che con caratteri musicali.
    È vero che la musica è legata alla propria cultura, regione o nazione, ma i contesti in cui si andavano a creare le melodie erano comunque tra i più disparati e spesso c’era molta differenza anche tra nazioni o addirittura regioni fisicamente vicine.
    Un altro aneddoto interessante sulla musica popolare è che, per quanto possa sembrare banale, essendo molto vecchia non presenta copyright e dunque è possibile utilizzarla a proprio piacere.

  24. “Canta e danza e vivi e ridi e sii felice… Ecco la lezione del mio popolo. Nero dall’ovest all’est e fino al Capo di Buona Speranza. Popolo di pene e di gioie tutte intrise di musiche e danze. Per far nascere il bambino. Per aiutarlo a crescere e a vivere una lunga vita da uomo. Per aprirgli, alla fine le porte di un’altra vita, quando avrà chiuso gli occhi per vederci meglio” F. Bebey, celebre cantautore del Camerun.

    Il canto popolare accompagna i popoli di ogni cultura da sempre, la musica venne tramandata di generazione in generazione, di famiglia in famiglia, diventando così musica tradizionale, caratterizzante di un popolo. Spesso i canti popolari vennero tramandati oralmente, senza ausilio di spartiti, anche se tuttavia troviamo abbozzi di scritture musicali per esempio per quanto riguarda il canto popolare italiano. Questo concetto si trova ai massimi livelli per esempio nei canti popolari africani. Si tratta di una grande tradizione orale che perdura e accompagna la faticosa vita nel continente. Noi in Europa tendiamo a considerare il loro canto popolare come unitario, ma in realtà anche si possono ascoltare differenze in base alla regione in cui ci si trova, nonostante siano tutte unite da un unico ceppo. Si può parlare di unico ceppo perché in Africa grazie ai commerci, agli spostamenti di comunità tra regioni, c’è stata una grossa migrazione di strumenti musicali. Per quanto riguarda le diversità sono dovute principalmente alle diversità ambientali, di culto, sociali o coloniali. La musica fa parte della vita in Africa, ma non per dilettarsi o svagarsi: raramente si può trovare qualcuno che canti o suoni per passatempo o per diletto. I canti popolari vengono usati per esempio per sincronizzarsi su un unico ritmo durante il lavoro, per ricordarsi di particolari doveri, per accompagnare celebrazioni di culto ecc.. In generale comunque si cerca di evitare la musica durante la giornata lavorativa perché può distrarre: i momenti più ricchi di canti nel villaggio sono durante le ricorrenze. Tutti si riuniscono nella piazza del villaggio attorno al fuoco, per cantare, danzare o ascoltare storie. In base alla regione si ritrovano particolari strumenti, ma tutto si incentra sul ritmo. La principale differenza con la musica occidentale è che, invece che concentrarsi sulla melodia, è incentrata sul ritmo (uso di molti strumenti a percussione, anche improvvisati).Gli strumenti generalmente non sono ben accordati, i ritmi adottati sono spesso irregolari e complessi. Non vi è una distinzione vera e propria tra ascoltatore e cantanti, musicisti: quando questi ultimi cantano, sono sempre accompagnati dal villaggio che è vicino o dal punto di vista corale, oppure anche semplicemente ritmico, battendo mani e piedi. I canti popolari africani sono dunque caratterizzati da grande pienezza di suoni e ritmi che si fondono tra loro, che oltre a esprimere semplicemente la musica, esprimono soprattutto la vita. La musica africana è un inno alla vita e uno strumento al servizio della vita.

    Spunto di ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=Qsq5PHoik-s

    “I neri d’Africa continueranno a vivere grazie alla musica, la ritmo, alla danza. Eternamente. Dai secoli passati fino ai millenni avvenire” F. Bebey

  25. La musica popolare fa parte della mia vita praticamente da sempre dato che mio padre è in un gruppo che canta musica popolare (oltre che canti di guerra e resistenza).
    Per tutta la mia infanzia ho fatto da spettatrice a questo coro e ho partecipato a tutti gli eventi di scambio con cori di regioni o paesi diversi.
    Spesso sono canzoni di denuncia verso lo stato, lamentele verso il “padrone” delle fabbriche, espressione di fatica da parte di coltivatori o mondine.
    Nessuno di loro è mai stato un cantante professionista e la maggior parte non sa nemmeno cosa voglia dire cantare, ma forse la cosa bella è proprio questa. Il canto popolare è fatto per il popolo, ignorante o colto che sia. è fatto per tenere il ritmo mentre si lavora, passare il tempo mentre si torna a casa e svagarsi tutti assieme dopo una giornata massacrante.

  26. Emanuele Barba

    La cosa che preferisco dei canti popolari è la diversità.
    Cambiano stile e modo da paese a paese.
    Anche nella stessa nazione,in base al luogo,ci possono essere più canti che derivano tutti da culture diverse.
    l’Italia ne è un esempio,visti gli innumerevoli scambi culturali,a distanza di pochi chilometri i temi e le strutture musicali cambiano.

  27. Emanuele Barba

    Vedere come i canti popolari si sono evoluti nel tempo è incredibili.
    Alcuni generi musicali che ora vengono ascoltati da tantissime persone di tutte le età,in principio hanno preso proprio ispirazione dalla musica popolare.
    I testi,le metriche,la strumentazione si è evoluta,e con essa, l’ascoltatore.

  28. Fabio Todeschini

    Kodaly dimostrò assieme a Bartok di aver compreso l’importanza del canto e della musica popolare, tanto da spingersi a viaggiare in molti paesi dell’attuale Est Europa per poter documentare molte delle melodie popolari conosciute in ognuno di questi paesi.
    Da questa esperienza ne nacquero “Gli Scritti sulla Musica Popolare”, ancora oggi un’importante testimonianza non solo del canto popolare, ma anche della cultura di ogni paese. Come già affermato in altri interventi, questi canti non sono altro che lo specchio di un intero Paese : canti nati anche da contesti umili, ancora oggi riconoscibili e coinvolgenti anche a svariati anni di distanza, legati indissolubilmente alla terra in cui sono nati.
    Ma soprattutto, la creazione di quest’opera ci fa capire che per due musicisti come Kodaly e Bartok la musica popolare era materia di studio : con essa, essi cercano di di stabilirne lo scheletro e la teoria alla base di essa.

  29. Andrea Camozzi

    La bellezza del canto popolare è che viene trasmesso a voce di generazione in generazione, raccontando storie intrinseche di tradizione e lezioni di vita relative al luogo dove vengono cantati. Attraverso semplici canzoni create da semplici uomini si possono notare le influenza dello stile di vita, della religione, del periodo storico che stanno vivendo, dell’etnia, della politica e filosofia di vita. Il canto popolare è un diretta e senza filtri descrizione, attraverso la musica, di un popolo e in certi casi dei loro bisogni. Fortunatamente a mio parere stanno tornando in voga anche perchè personalmente li ho sempre ascoltati sin da piccolo grazie ai miei fratelli maggiori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *