Il ‘700 come fonte inesauribile di ispirazione

Comporre oggi, come da sempre e ancora, per dare continuità all’eredità del passato, per dare il proprio contributo, la traccia del nostro passaggio, trovando l’idea giusta, l’originalità che può sgorgare da un niente, o dalle infinite alchimie che i suoni nascondono.

Chi in modo integralista, per rinnovarsi, chi più legato alle tradizioni, per ripetersi, chi per la ricerca della fama, o del successo, chi per esibizionismo, o per sentirsi realizzato.

Un viatico mai trascurato anzi, straordinariamente diffuso proprio nel periodo “Barocco” (ricorderete il celebre dualismo Bach/Vivaldi, una vera e propria pratica di quel tempo), quello di attingere alle idee d’altri, ad intere composizioni riutilizzate per svariati scopi musicali.

Plagio? Oggi che i diritti d’autore sono riconosciuti (SIAE), se ne pagano giustamente le conseguenze, Una delle più curiose cause di plagio degli ultimi anni fu quella che Albano Carrisi intraprese contro Michael Jackson, dove fra Will You Be There e I cigni di Balaka (composta molto tempo prima), si riscontra un’innegabile somiglianza: ben 37 note sono identiche!

Per questo motivo si continua a trovare ispirazione in quel patrimonio tecnicamente definito di “pubblico dominio”, proprio perchè proveniendo dal repertorio storico del passato – per lo più classico, nessuno potrebbe mai avanzare pretesa alcuna di diritto d’autore.

Ad esempio, il pop barocco, dall’inglese baroque pop (baroque rock, chamber pop, chamber rock e english baroque), è un genere musicale che mescola il rock con elementi di musica classica, sorto a metà degli anni settanta.

Alcuni esempi significativi

come quello della Canzone dell’amore perduto, scritta da Fabizio De Andrè, fu pubblicata come singolo, la prima volta nel marzo del 1966, come lato A, nel 45 giri La canzone dell’amore perduto/La ballata dell’amore cieco (o della vanità), fu pubblicata lo stesso anno nell’album Tutto Fabrizio De Andrè. Pur non essendo indicato sulla copertina del 45 giri, la musica della canzone è basata sull’ Adagio del Concerto per tromba, archi e basso continuo in Re maggiore di Georg Philippe Telemann – https://www.youtube.com/watch?v=Q9QbcfxpIXk Si noti come venga ripresa esattamente l’intera melodia, con la medesima ritmica, arricchita da un testo che certamente rende onore al risultato finale, ma che non toglie l’evidenza dei fatti.

Altro caso straordinario

“Procol Harum” è il nome curioso di un complesso di rock progressivo britannico, tra i primissimi esponenti di tale corrente musicale negli anni sessanta. Viene considerato “uno dei quintetti più influenti nella storia del rock” e i suoi musicisti “i profeti del suono orchestrale”. All’inizio del 1967 Brooker incontra il paroliere Keith Reid che scrive il testo per una melodia composta dal tastierista: l’idea di Brooker, nell’arrangiamento della canzone, è quella di inserire un’introduzione strumentale (ripresa poi tra una strofa e l’altra) ottenuta sovrapponendo il basso del secondo movimento della Suite per orchestra nr. 3 di Johann Sebastian Bach BWV 1068 (conosciuta anche come “Aria sulla quarta corda”) con una melodia presa da un’altra opera del compositore tedesco (BWV 645, il Corale in Mi bemolle maggiore “Wachet auf, ruft uns die Stimme” – Svegliati, una voce ci sta chiamando). Il tutto viene esaltato dall’organo hammond abbinato al Leslie (termine usato universalmente per indicare un sistema di altoparlanti rotanti). Nasce così “A Whiter Shade of Pale” ed in pochi giorni il disco arriva in testa alle classifiche britanniche (negli Stati Uniti d’America il disco raggiunge il quinto posto della classifica), come la sua “cover” italiana, completamente diversa e assai distante nel significato dall’originale di Reid, adattata da Mogol per i Dik Dik con il titolo Senza luce: il disco viene pubblicato il 20 agosto 1967 e va subito al primo posto in classifica, restando complessivamente in hit parade per diciassette settimane – Procol Harum: A Whiter Shade of Pale – https://www.youtube.com/watch?v=2puubv2e0L4 Anche in questo caso, molto evidenti i riferimenti al giro armonico e alla fraseologia del corale, certamente decisivi per il risultato finale.

Oppure impiegata nella musica da film

dove il Terzo movimento dal “Quintetto d’archi in Mi maggiore” di Luigi Boccherini, scritto per un quintetto di violini, nasconde in realtà una storia molto particolare: nel corso della sua vita infatti, Boccherini si dedica alla scrittura di diversi brani per il Font String Quartet, ma spesso il suo desiderio di unirsi a loro, lo spingeva a scrivere ulteriori spartiti per la sua parte di violoncello e così questa composizione nata come Quartetto, si trasforma in Quintetto. Aggiungo che tale “forma” è praticamente coltivata solo da lui, perchè tecnicamente non aggiunge molto al ben più autorevole quartetto, anche se è innegabile che Boccherini, ne lasciò vari e tutti di grande spessore. Potete ascoltarla nella scena del ristorante in Ferris Bueller’s Day Off, oppure in The Ladykillers. Una pazza giornata di vacanza (Ferris Bueller’s Day Off) è un film del 1986 scritto e diretto da John Hughes. La pellicola, distribuita dalla Paramount Pictures a partire dal 13 giugno 1986, è una commedia giovanile. Ferris all’interno della pellicola rompe spesso la “quarta parete” comunicando direttamente con il pubblico. Quarta parete è un’espressione che indica, nella terminologia dello spettacolo, un “muro immaginario” posto di fronte al palco di un teatro, attraverso il quale il pubblico osserva l’azione che si svolge nel mondo dell’opera rappresentata.
L’idea che un attore possa immaginare un muro che lo divide dagli spettatori si trova così formulata nel saggio De la poésie dramatique (1758) di Denis Diderot e serve a far comprendere la necessità di una recitazione più realistica che presupponga che gli attori in scena si dimentichino della presenza degli spettatori.
È la musica del passato, che torna a vivere in altri capolavori in modo spesso del tutto inaspettato e continua a proporsi in tutta la sua forza comunicativa.

Citazioni citabili

“C’è musica classica talmente bella da diventare popolare e leggera, e c’è musica leggera talmente bella da diventare classica. Quando la musica è bella è bella e basta!” – Andrea Bocelli

“Tutti dobbiamo essere differenti. Non possiamo copiare un altro, e nello stesso tempo pretendere di arrivare a qualcosa. Se tu copi, è perché il tuo lavoro non ha un sentimento sincero, e senza sentimento nessuna delle cose che fai avrà realmente valore. Come non ci sono al mondo due persone uguali, così dev’essere anche con la musica, altrimenti non è musica” – Billie Holiday

Ora confrontiamo alcuni aspetti: di ieri, di oggi, di sempre…..

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75 commenti

  1. Mattia Morandi

    Vorrei analizzare l’aspetto del “plagio”, perché secondo me quando qualcuno riprende o riutilizza del tutto un motivo scritto da un compositore precedente non è per forza sintomo di non serietà o non voglia di sforzarsi, ma può essere anche un fattore positivo. Lo può essere perché significa che ha trovato in ciò che qualcuno prima di lui ha immaginato quello che lui vuole trasmettere ora, e che magari gli è utile per farlo. Sicuramente nella musica di adesso è più difficile vedere episodi del genere, ma nei decenni passati era più diffuso, come il già citato sopra De André. Io ascolto molta musica e, sinceramente, non mi è mai capitato di trovare rimandi a musica passata, in questo caso del periodo barocco, ma probabilmente perché il tipo di musica che ascolto io non mi permette di farlo. Trovo invece diverse analogie tra canzoni diverse e di diversi cantanti “nuovi”, giovani, che hanno magari la stessa cadenza o addirittura la stessa linea melodica. Con questo esempio voglio ribadire ciò che ho già detto, cioè che se l’ispirazione ti serve al fine di un risultato finale che ti soddisfa, non vedo perché vada visto sotto un punto di vista negativo.

    • Alberto Vitali

      Sono d’accordo con ciò che ha detto Mattia anche se mi permetto di aggiungere un mio pensiero e cioè che durante il 700 si è scritta talmente tanta musica che gli autori che arrivano dopo questo periodo sono per forza obbligati a riprendere delle cose che hanno già sentito nelle composizioni settecentesche. Anche se inconsciamente si è per forza influenzati dalla grandissima vastità di musica che è già stata scritta durante quel periodo quindi ecco perché viene considerata una così grande fonte di inspirazione, come dice Mattia anche secondo me non ha solo un accezione negativa il fatto di plagiare perché comunque si è contaminati anche involontariamente della musica altrui basta però dare i giusti meriti ad ognuno, un esempio che ho trovato in cui si nota una certa somiglianza nei due brani è quella di plug in baby dei Muse e il concerto per clarinetto e orchestra di Mozart k 622 dove la parte iniziale della chitarra riprende un motivo dei bassi del concerto di Mozart.

    • brayan panneerselvam

      sono stra d’accordo con quello detto da mattia perché secondo me quando qualcuno riutilizza un tema già usato da qualcun’altro lo fa solamente per aiutarsi e non lo fa con un punto di vista negativo. nella musica di adesso ( per il genere che ascolto io ) possiamo sentirlo molte volte che i cantanti emergenti prendono spunto e usino basi già utilizzate da cantanti famosi. ovviamente, sempre parlando del genere di musica che ascolto io, è raro o quais impossibile trovare un rimando alla musica del 700. tutto ciò per ridire che secondo me se un compositore si ispira ad un altro solo per migliorare non ci sia niente di male.

  2. Nel periodo Barocco era molto frequente l’imitazione (e qualche volta copiatura) di alcuni brani di altri compositori. Questa pratica veniva utilizzata perché le commissioni avvenivano in tempi brevi e non si aveva il tempo per realizzare un brano nuovo. Con il tempo questa pratica è diventata sempre meno frequente per il semplice fatto che non viene più vista come un omaggio ma come un plagio. La musica classica può essere usata come fonte di ispirazione così che si possa evitare il plagio perché, dopo la morte del compositore e aspettando un certo lasso di tempo (che dovrebbe corrispondere a 70 anni dalla morte del compositore), il diritto d’autore “scade” e quindi si può ispirarsi o addirittura copiare la melodia di quella composizione. Molti artisti utilizzano ancora oggi questa pratica, per esempio i Maroon 5, con la loro canzone intitolata “Memories” (https://youtu.be/SlPhMPnQ58k), rendono omaggi al “Canone in Re maggiore” di Pachelbel (https://youtu.be/15V74Qfzk_I). Se si analizza il basso armonico della canzone del gruppo dei Maroon 5 è uguale a quello che scrisse Pachelbel, l’unica differenza è la ritmica che viene adattata dal gruppo di musicisti per rendere la canzone più “pop”. Anche la voce principale segue quasi esattamente la melodia del canone. Nei film la musica classica viene ripresa perché in quell’epoca si cerca di trasmettere delle emozioni forti e, inserendo nei momenti giusti delle composizioni più “sentimentali”, si riesce a far breccia nell’animo dello spettatore.

    • Carafone Luca

      Nel periodo barocco, come già detto da Daniel, l’imitazione era molte frequente in tutto l’ambito artistico. Ritengo che questo modo Barocco dell’imitazione si possa definire “attuale ma non troppo ” anche se col passare del tempo perse consistenza. Ma come per Hummel, allievo di Mozart, che scrisse delle sue composizioni plagiando delle composizioni del maestro, fece la stessa cosa la cantante Madonna plagiato la canzone Gimme Gimme Gimme degli ABBA, usata per la sua canzone Hung Up (lei stessa dichiarò in modo spudorato di aver pagato i diritti del copyright agli ABBA stessi per poter usufruire di questa loro canzone). Qui di seguito gli ascolti delle due canzoni
      https://youtu.be/XEjLoHdbVeE (Gimme! Gimme! Gimme!- ABBA)
      https://youtu.be/EDwb9jOVRtU (Hung Up- Madonna)

  3. “Imitazione. La più sincera delle adulazioni.”
    (John Garland Pollard)

    Vorrei prima di tutto partire ragionando su questa citazione di Pollard, politico statunitense, vissuto tra la fine dell’800 e l’inizio del 900.
    Come discusso in classe con un altro professore, in ambito musicale tutto si rifà all’antico, a ciò che abbiamo in eredità dal passato. Le basi sono quelle e, inoltre, tutti i musicisti imitano, e con imitare non si intende commettere plagio e/o copiare spudoratamente un brano, ad esempio, ma analizzarli, capire ciò che l’autore voleva esprimere e così imparare da ciò.
    Fare uno studio approfondito prendendo ispirazione da vari autori sia del passato sia più moderni.
    Imitare serve per comprendere come i grandi autori concepivano un brano e da questo iniziare un percorso imitando il modo di procedere, per arrivare a una composizione (o a un brano) piacevole e che soddisfi le esigenze del compositore. Ricollegandomi alla citazione, sì, l’imitazione è adulare chi stiamo, in quel momento, “imitando” poiché ne capiamo il valore culturale e storico. E ricordiamo che siamo figli del passato e non c’è futuro senza prima aver studiato e interiorizzato ciò che ci ha anticipato.

    • Io sono perfettamente d’accordo con te. Io penso che non si possano comprendere o produrre opere artistiche e culturali senza aver prima interiorizzato quello che è stato fatto nel passato. Come viene detto anche nell’articolo questo processo di “copiatura” se così si può dire veniva fatto fin dai tempi di Bach e di Vivaldi. E anche oggi è significativo vedere dei grandi colossi della storia della musica contemporanea che prendono spunto da dei grandi colossi del passato. Ad esempio il canone di Pachelbel che è alla base di un sacchissimo di canzoni moderne. De André oltre ad aver preso spunto da Telemann come viene detto già nell’articolo, all’interno della canzone “la domenica delle salme”
      (https://www.youtube.com/watch?v=fbyrva6quTg) riprende una grande parte di una composizione di Cajkovskji “Le stagioni op37”, in particolare giugno (https://www.youtube.com/watch?v=pTl16CZgarw). Riprende il medesimo pezzo anche nel finale della canzone ottocento che fa sempre parte dello stesso album (“Le nuvole”) (https://www.youtube.com/watch?v=22oe3ynMcCg).

  4. Bianca Beltrami

    Come ci viene spesso ripetuto dal Professor Chigioni, ci sono due tipi di “copiatura”. Il primo è quello che definiremmo PLAGIO e avviene quando una composizione viene interamente trascritta senza modificarla in alcun modo affermando che sia una composizione originale. La seconda tipologia è invece quello che definiremmo STUDIO, comporre musica deriva sì dalla conoscenza delle regole ma anche da un attento studio di grandi compositori passati. Conoscere lo stile di tanti diversi musicisti e comporre attraverso l’unione delle nostre conoscenze, quindi, è una dimostrazione di avere una cultura musicale più o meno ampia. Questo è ciò che hanno fatto anche i grandissimi compositori (viene citato nell’articolo il dualismo Bach-Vivaldi), questo è ciò che hanno fatto i grandi cantautori e ciò che continuano a fare i musicisti odierni.

    Si può davvero definire plagio quello che gli artisti odierni fanno prendendo spunto e arrangiando diversamente la musica del ‘700?
    Ha ancora senso dare un accezione negativa al termine plagio se, come abbiamo visto, è una pratica utilizzata nel corso di diverse epoche (sia con la presenza della SIAE sia quando ancora non esisteva)?
    Questa è la questione che vorrei sollevare per capire il punto di vista dei miei compagni di classe.

    • D’accordo ma vorrei sollevare un’altra questione! Molto spesso, quando si ammira un artista e lo si reputa eccellente é usuale voler apprendere da lui e magari anche rendergli omaggio rielaborando o riprendendo frasi o temi da lui sviluppati. Purtroppo da alcuni individui questo ciò viene definito “plagio”. Un chiaro esempio è individuabile tra Haydn e Mozart; che tra loro ci fosse un rapporto di rispetto reciproco è storicamente provato. Haydn parlava di Mozart come il “miglior compositore del momento” e Mozart, dopo che un musicista gli stava mostrando quelli che per lui erano gli errori stilistici di Haydn gli rispose “ Signore, se noi due ci fondessimo in un uomo solo, non basteremmo a dare un Haydn”. Ho riportato queste citazioni per dire che per stima e omaggio Mozart riporta nel noto Requiem ( https://youtu.be/AZfZnbTgY4E ) intere frasi musicali tratte dal Requiem pro defucto archepiscopo sigismundo in do minore di Haydn ( https://youtu.be/6UKfaU2fjms ). Penso che in questo caso, e in quelli simili, non si può parlare di PLAGIO, in quanto come ho già spiegato precedentemente si tratta di omaggio, de frutto della di stima e di riconoscere il genio di un’altro artista

    • Chigioni Samuel Alex

      D’accordissimo con l’analisi posta da Bianca, soprattutto sulla tipologia che lei ha indicato come STUDIO, in quanto il comporre musica deriva da una preparazione e analisi in primis.
      La conoscenza di vari e nuovi stili, da parte di un autore, lo porta a creare un qualcosa di nuovo, pieno di idee e elementi tematici di epoche ed epoche, rendendolo un qualcosa di centrale e unico, che riprende anche le particolarità di altri.
      Riguardo alle sue due domande che ci ha posto, rispondo alla prima in contemporanea con la seconda, dicendo che non lo definirei completamente plagio, o per lo meno, un plagio con accezione negativa, ma con una positiva, perché come abbiamo potuto analizzare, cosa ce di male nel prendere spunto o studiare compositori o opere, al fine di crearne una propria che si rifaccia ad elementi già noti e proposti da altri? Io vedrei questa pratica quasi come un omaggio al compositore preso in causai quanto l’individuo ha trovato grande ispirazione ed è stato attratto dal SUO elaborato, in particolare.

    • Fredy maffeis

      Vorrei iniziare la mia riflessione rispondendo alla tua domanda: secondo me, oggigiorno non può essere considerato plagio prendere spunto dalla composizione di qualcuno e riarrangiarla secondo il proprio piacere e gusto personale.
      Plagio secondo me significa copiare completamente un brano e come dice Bianca questo potrebbe essere utile in fase di studio ossia quando dobbiamo analizzare lo stile del compositore.
      Per fare un’esempio un’artista che ascolto di nome Gemitaiz nella sua canzone “da piccolo” ha ripreso la base della canzone “R.I.C.O” del cantante americano Meek Mill ma nonostante questo la sua canzone ha riscontrato un enorme successo.

      • brayan panneerselvam

        sono d’accordissimo con quello che ha detto fredy. plagio significa proprio copiare e incollare un brano. ho voluto principalmente rispondere a questo commento perchè anche loading di central cee e Lewandowski VII di Ernia hanno la stessa base ma sono entrambe conosciute molto e hanno avuto entrmanbe molto successo.

    • Secondo il mio punto di vista ciò che gli artisti dei nostri tempi fanno (prendono spunto da pezzi del ‘700 per le loro canzoni) è si da considerare plagio, ma un plagio con accezione positiva, non negativa. Se gia i musicisti del passato facevano questa cosa di prendere spunto da opere di altri musicisti, non vedo perchè i musicisti di oggi non possano farlo. Secondo me, cosi come ha detto anche Bianca, prendere spunto da molti musicisti per le proprie canzoni è solo la dimostrazione di possedere un patrimonio musicale ampio e variegato.

    • Comporre è un atto creativo e quindi non sorge dal nulla, non è pura invenzione. Una composizione può prendere spunto da un’intuizione, da un’idea folgorante, ma da sola questa raramente è sufficiente. La composizione musicale ha bisogno di regole, di una struttura, di tecnica, di conoscenza disciplinare, di cultura. La storia e quindi il patrimonio musicale che ci ha preceduto, non può che essere uno dei materiali della composizione. Anche il nostro metro di giudizio è basato sul confronto con quello che è già stato. Per quanto detto è evidente l’importanza in ogni atto creativo del rapporto con la storia con ciò che ci precede, anche quando da questa se ne prendono le distanze. La comprensione della storia è il fondamento dell’innovazione della creazione di qualcosa di nuovo. Per innovare, e guardare avanti con sicurezza dobbiamo confrontarci con ciò che ci precede. Non si tratta di copiare il passato, ma di comprenderne la logica, la struttura, il contesto in cui è nato pe poterlo attualizzarlo con la sensibilità dell’oggi, gli strumenti di oggi, la cultura di oggi, i vincoli di oggi, la tecnologia di oggi. Guardarsi indietro quindi non con un atteggiamento imitativo (che può essere il plagio) ma per saperci proiettare in avanti con la consapevolezza di ciò che è stato, con solide radici, senza ciò che è stato non saremmo nulla.

  5. “Tutti dobbiamo essere differenti. Non possiamo copiare un altro, e nello stesso tempo pretendere di arrivare a qualcosa. Se tu copi, è perché il tuo lavoro non ha un sentimento sincero, e senza sentimento nessuna delle cose che fai avrà realmente valore. Come non ci sono al mondo due persone uguali, così dev’essere anche con la musica, altrimenti non è musica” – Billie Holiday

    Devo dire di trovarmi in disaccordo con la citazione di Billie Holiday proposta poiché gran parte della musica classica, che abbiamo sempre detto essere alla base della musica odierna, è stata composta basandosi sulla copiatura di pezzi di autori diversi; famosissimo è stato il dualismo tra Bach e Vivaldi citato nella prima parte dell’articolo (ad esempio Bach trae un Andante per il Concerto in si minore BWV 979 ispirandosi alla celebre Piango, gemo, sospiro e peno, di Vivaldi) e non credo che Bach e Vivaldi, come tanti altri autori che si sono avvalsi di questa pratica ampiamente usata in passato, non mettessero del sentimento nei loro lavori.
    Un lavoro che prende spunto da un’opera di un altro autore, quindi che sia effettivamente in parte copiato, non deve essere considerato per forza un lavoro da svalutare a prescindere o senza sentimento sincero, ma da questa copiatura parziale il compositore può trovare il modo di esprimere quello che, partendo direttamente dal principio di una composizione (quindi da zero), molto probabilmente non riuscirebbe a sviluppare nel migliore dei modi.
    Copiare in modo parziale il lavoro di qualcun altro potrebbe essere anche un modo per arricchire e migliorare quello che già è stato detto da un altro compositore, perchè come detto da Andrea Bocelli “… quando la musica è bella è bella e basta!” quindi a maggior ragione dovrebbe poter essere usata come spunto.

    • Mi trovo pienamente d’accordo con te. fin da quando il mondo ne ha memoria, seppur con scopi differenti, gli uomini si contagiano e condizionano a vicenda. ciò accade in tutte le arti: scultura, letteratura, architettura ma soprattutto nella musica. Persino dei colossi della musica come Schubert, Brahms, Beethoven, Mozart, Bach e Vivaldi riprendevano e/o imitavano alcuni temi di questo o quel compositore. Un esempio? È risaputo che Beethoven riprende e varia il tema della famigerata Pastorale (https://www.youtube.com/watch?v=q6N-idb1Elc&ab_channel=Aleetruria3001Aleetruria3001 ) da brani di Mozart (https://www.youtube.com/watch?v=IozekFVaTgg&ab_channel=musicnetmaterialsmusicnetmaterials https://www.youtube.com/watch?v=ePsbF5NJrcI&ab_channel=joshijhjoshijh https://www.youtube.com/watch?v=pDqyXOMzj_U&ab_channel=AporSz%C3%BCtsAporSz%C3%BCts ) Quello che spesso non si dice però è che la sintesi di quel tema deriva da BACH, infatti compare nella Cantata “Dio tu guardi la Fede”.
      è quindi importante sottolineare che attingere al “copiare” o a quello che oggi chiamiamo plagio ciò non determina le capacità o la bravura di tali artisti.

    • Agata Braiato

      Mi trovo molto d’accordo sia con te che con Matilde.
      Proprio come lei ha detto, le persone si condizionano a vicenda e non potrei essere più d’accordo con quest’affermazione e, questo, lo si può vedere nella vita di tutti i giorni.
      Nell’ambito musicale penso che sia utile basarsi su opere e composizioni di grandi autori e, personalmente, ritengo che non si possa fare altro che essere onorati di essere diventati il punto di riferimento di qualcun altro.
      Nonostante, come diceva Samuel, molti potrebbero essere infastiditi nel veder riscontrare più successo nella composizione di qualcuno che ha preso spunto dalla propria, sotto il mio punto di vista questo dovrebbe solo dare una grande soddisfazione.

  6. Ludovica Bettinelli

    “Quelli di seconda scelta imitano, i grandi rubano” così disse il celebre letterato OSCAR WILDE.

    La storia ci insegna che le grandi opere realizzate nell’arte, nella musica, nella letteratura, non sono solo il frutto di una trama tessuta da grandi uomini che hanno rinnovato il mondo, ma anche da coloro che hanno saputo copiare chi, in un determinato ambito, già era stato definito perfetto. Come ha giustamente sottolineato ERICA, noi siamo figli del passato, non ci può essere innovazione senza tradizione; credo che sia però importante distinguere il concetto di imitazione da quello di copiatura, a cui ha accennato per esempio ELENA, e per farlo credo sia opportuno citare Giorgio Vasari, pittore, architetto, ma soprattutto trattatista italiano.

    Egli, agli inizi del Cinquecento, già aveva capito che non era sufficiente imitare servendosi soltanto dei propri mezzi, ma occorreva prendere a modello anche le opere di coloro che già, sul medesimo campo, avevano raggiunto i livelli più alti, perché è solo da questa pratica che discende l’apprendimento dello stile, cioè della maniera dei grandi maestri.

    Ne deriva dunque un’idea di imitazione che, in linea con il pensiero classico dal quale questo concetto (MIMESI) deriva, non è intesa come una mera copiatura, ma anzi come il riconoscimento sia della propria finitezza che della grandezza creativa dell’esempio e il proprio omaggio alla figura del “maestro”. Avere una mente aperta, “rubare” ciò che dei grandi artisti ci affascina per poi farlo nostro è fondamentale.

    Per rispondere a BIANCA, credo che lo stesso discorso possa essere applicato in campo musicale, senza cadere nel rischio di un plagio. Ne troviamo conferma nel grande REPERTORIO SETTECENTESCO, che ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi una STERMINATA FONTE D’ISPIRAZIONE per i grandi musicisti.

    Caso emblematico è quello di Ivan Graziani, con Agnese dolce Agnese, e Phil Collins, con Groovy kind of love: chi ha copiato chi? Era in sostanza il casus belli.
    In realtà nessuno dei due ha copiato l’altro: più banalmente entrambi gli autori si sono ispirati a un brano classico. Tra Collins e Graziani, infatti, si inserisce il terzo incomodo: il compositore e pianista romano Muzio Clementi; la melodia di entrambi i pezzi è infatti basata sul Rondò della Sonatina in Sol Maggiore, op. 36 no. 5 del musicista italiano vissuto tra il 1752 e il 1832. Data l’epoca nella quale visse e operò, la QUERELLE COLLINS-GRAZIANI sembra definitivamente chiusa. 

    Potrei concludere con la celebre frasi dello storico e scrittore italiano Gervaso, il quale afferma:
    “Il plagio è un atto di omaggio. Chi copia ammira.”

    Il legame con la tradizione costituisce il primo terreno fertile per l’innovazione.

  7. Beatrice Roncelli

    “Più che da Brassens, Fabrizio è partito dai trovatori medioevali. Cosa faceva il trovatore? Prendeva una melodia che la gente in qualche modo conosceva e faceva una specie di “giornale scandalistico” dell’epoca, un giornale cantato; con musiche già conosciute perché veniva più facile, era un modo di favorire la circolazione di quei brani. Fabrizio è stato un trovatore del nostro tempo: con la stessa idea di accompagnarsi a musiche già conosciute o nell’aria, comunque semplici. Semplici ma straordinarie”. – Gian Piero Reverberi
    Essendo molto fan di Fabrizio De Andrè mi sono documentata, pur sapendo già che molte delle sue canzoni hanno al loro interno dei plagi, o sono loro stesse un plagio, ed ho trovato una citazione interessante, che ho riportato sopra, di Gian Piero Reverberi, una delle colonne della musica italiana; Reverberi dice che “Fabrizio è stato un trovatore del nostro tempo”, concordo pienamente su ciò che dice, infatti penso che De Andrè sia stato un cantautore eccezionale che ha saputo recuperare brani e canzoni e farli incontrare in un genere che a lui apparteneva. Mi viene in mente la canzone “il gorilla” (https://www.youtube.com/watch?v=Es58u7EyU20); un vero e proprio plagio, De Andre ha preso la canzone “le gorille” di George Brassens (https://www.youtube.com/watch?v=QSAzyMceCOA) e l’ha tradotta in italiano mantenendo la melodia e il ritmo, come ha detto Reverberi, De Andrè ha fatto conoscere questa musica a un pubblico al quale non sarebbe arrivata , proprio come facevno i trovatori medievali al loro tempo.

    • Carafone Luca

      Continuando sul discorso di questo recupero dei brani di De Andrè, aggiungo che questo “metodo” viene ripreso anche da alcuni registi in molti film, anche abbastanza recenti, come per esempio il film TWILIGHT (il primo film della trilogia) dove in una scena viene suonato il brano Clair de lune di Debussy. Un altro esempio un po’ più recente è proprio all’inizio del film Guardiani della galassia si sente come sottofondo la canzone Come and Get Your Love di Redbone, una anzone degli anni ’80 circa.

    • Qual è il confine tra plagio riappropriazione originale di un opera?
      E’ plagio riproporre opere di altri autori e modificarli con interventi personali?
      Come ha scritto Beatrice, la canzone “il Gorilla” di De Andrè è un esempio del concetto che voglio esprimere.
      Credo che riproporre opere di altri autori e modificarli con interventi personali non sia plagio. Dal momento in cui ci si compone un’opera che in qualche modo ingloba, rielaborando opere del passato, il cui risultato è una nuova visione che aggiunge significato e ci accresce culturalmente, non si possa parlare di plagio, ma di creazione originale.
      Per fare un esempio parallelo con il mondo dell’arte, Andy Wharol utilizza fotografie di icone, aggiungendo significato. E’ un plagio la ripetizione in serie di Marylin, di Snoopy, degli oggetti commerciali? Oppure è un’aggiunta di senso?

  8. Beatrice Roncelli

    Mi collego a ciò che viene detto rispetto al plagio da Billie Holiday:
    “Tutti dobbiamo essere differenti. Non possiamo copiare un altro, e nello stesso tempo pretendere di arrivare a qualcosa. Se tu copi, è perché il tuo lavoro non ha un sentimento sincero, e senza sentimento nessuna delle cose che fai avrà realmente valore. Come non ci sono al mondo due persone uguali, così dev’essere anche con la musica, altrimenti non è musica”
    Io credo che nella musica, o addirittura nell’arte in generale, sia importante “copiare” dai grandi del passato o dai propri contemporanei per poter apprendere i diversi stili e poter capire magari quello più adatto alla propria persona o solamente per il gusto di imparare. Ovviamente non si può, o comunque è quasi impossibile, diventare importanti solo copiando; prendo come esempio J.S.Bach, è ormai noto che abbia copiato da compositori del suo tempo, come Vivaldi o Albinoni, ma lui è comunque considerato un grande compositore, se non uno dei più grandi, perché moltissime delle sue composizioni hanno delle caratteristiche che solo lui poteva conferire loro.

    • Concordo con Beatrice sul fatto che copiare sia importante per apprendere i diversi stili o più semplicemente per il gusto di imparare. A tal proposito mi sembra giusto citare una frase di Leonard Bernstein che rende bene l’idea di come questo tipo di copiatura fosse “normale”: “Se, secondo la legge islamica, dalle nostre parti si tagliasse la mano ai ladri, avremmo soltanto dei compositori con una mano sola.”
      Capita spesso, nella storia della musica, ma come detto da Beatrice anche in tutta l’arte in generale, di rintracciare somiglianze appartenenti a generi o periodi storici diversi.
      Dalle somiglianze e il prendere ispirazione al copiare, c’è un confine molto sottile che spesso, magari dopo ore passate a cercare la giusta idea, è veramente semplice oltrepassare. L’ispirazione funziona solo se si riesce a creare qualcosa di nostro che non sempre potrà essere migliore, ma sarà diverso dal lavoro di chiunque altro; quindi come già ribadito copiare è lecito solo se il nostro intento è quello di assorbire le tecniche e lo stile dell’autore, comprendendole e adattandole al nostro progetto.

    • Rraboshta Denis

      sono d’accordissimo su tutto ciò che ha sottolineato beatrice, ho solo una piccola questione vorrei analizzare meglio. lei dice che chi copia produrrà un risultato privo di anima e di sentimento e di conseguenza ne scaturirà un guscio vuoto. ci tengo a dire che questo è vero ma non del tutto, io penso che tra la copiatura e il creare esseno soggetti a delle esperienze ci sia una linea amplia ma allo stesso tempo sottile. facendo un esempio personale, io compongo e sono abituato a comporre melodie quasi esclusivamente drammatiche o cori lirici antichi o inni di battaglia; ciò perché queste tipologie di melodie rispecchiano i miei gusti e soprattutto sono generi che ho ascoltato di più. di conseguenza sono soggetto a comporre quasi sempre cercando di imitare i brani che ho sentito, e questo lo faccio inconsapevolmente. comunque per me nonostante mi capiti di copiare quasi interamente una parte di un pezzo già esistente, ciò che ne risulta per me ha valore.

      • Mattia Morandi

        Io non sono un compositore affamato ma devo dire che rispecchio in pieno quello che ha detto Denis, cioè che nelle poche volte in cui mi sono cimentato in questa pratica ho ripreso e incentrato i miei lavori su temi e argomenti pesanti, drammatici, spesso malinconici. Questo sia come conseguenza della mia indole, sia come gusto personale, perché per quella poca musica “classica” che ho ascoltato ho sempre apprezzato quella più triste e drammatica. Ovviamente ho ripreso temi già sentiti, nel mio caso specialmente per tromba, anche perché magari li avevo già studiati individualmente e volevo re-interpretarli

        • Chiara Maria Guarrera

          Concordo con quanto detto da Denis
          Anche a me è capitato di comporre melodie anche semplici che però ad un primo ascolto alle orecchie dei miei compagni o amici risultavano simili e molti di loro se ne uscivano con la classica frase “ma non è come…”.Questa cosa non è fatta volontariamente ovviamente ma è frutto del passato del proprio orecchio.

      • Alberto Vitali

        Sono anche io molto d’accordo con ciò che dice Denis infatti credo che la copiatura sia una parte fondamentale della carriera di un compositore, perché da una parte si assimila uno stile di qualcun altro che è sempre un bene, mentre dall’altro si può capire cosa si può modificare per cercare di mettere qualcosa di personale in quello che si scrive. Anche io a volte compongo e mi trovo nella stessa situazione di Denis in cui inconsciamente mi affiorano alla mente brani che ho già sentito e ne inserisco delle sezione nelle mie composizioni, mi capita spesso di imitare lo stile barocco nelle mie composizioni perché essendo un contrabbassista e un grande appassionato di viola da gamba solitamente mi ispiro molto a questo tipo di stile per fare le mie composizione soprattutto per le parti del basso.

    • Concordo con quanto detto da Beatrice e da Elena.
      Penso che al giorno d’oggi, così come in tempi passati, prendere spunto da una melodia o da una base musicale per ricreare una propria composizione sia molto importante, soprattutto all’inizio della carriera musicale.
      Prendere spunto non significa infatti prendere una parte musicale e inserirla nella propria composizione senza cambiare nulla, perché quello potrebbe essere considerato plagio, ma significa basarsi su una composizione rivisitandola. Inoltre, penso che per avere una composizione migliore, bisognerebbe prendere spunto da diversi compositori e ricercare diversi stili all’interno delle varie musiche per poi crearne una sola.
      A questo proposito vorrei inserire una citazione di Arthur Bloch, uno scrittore statunitense, che scrive: “Rubare idee da una persona è plagio, rubarle da molte è ricerca.”

  9. Vorrei rispondere a Mattia perché trovo quello che ha detto lui molto coerente con il mio pensiero. Io a contrario suo, però, ricordo la canzone “Memories” dei Maroons 5, uscita nell’autunno del 2019 in cui alcune parti riprendevano tale e quale il “Canone in Re+” di Pachelbel.
    -“Memories”: https://youtu.be/SlPhMPnQ58k
    -“Canone in Re+”: https://youtu.be/NlprozGcs80

    Credo che rifarsi a questo canone del tardo 600 sia una cosa molto pensata e che da un senso di sorpresa ad un brano moderno.
    Si sente subito in rimando al celebre canone, sia dalla melodia del famoso passaggio che tutti conoscono, sia dall’armonia, per un orecchio più allenato.
    Ovviamente il testo è stato scritto interamente da zero, dato che il canone è solamente musicale e non tutta la canzone (melodia e armonia) si rifà al canone.
    Molti lo definirebbero plagio, io credo che ridare vita ad un pezzo antico sia una cosa eccezionale e che ridà speranza alla musica antica. Ovviamente i più radicali direbbero che i brani debbano essere eseguiti come l’autore voleva, ma non dimentichiamo che le generazioni cambiano e provare cose nuove non è mai una cosa negativa; magari un ragazzo si è incuriosito e ha fatto ricerche sul “Canone” e di conseguenza si è avvicinato al mondo antico.
    Inoltre i Maroons 5 modernizzano solamente il canone aggiungendo il testo e altre parti melodiche, quindi non snaturano ne l’armonia ne la melodia, le ridanno solamente nuova vita.

    • Sofia Petroni

      Sono d’accordo con Erica: credo che riprendere un brano preesistente di musica classica non sia del tutto negativo. Trovo, al contrario, che sia positivo che al giorno d’oggi, ad epoche di distanza, artisti che fanno generi spesso lontanissimi dal classico, lo riportino alla luce con le loro canzoni.
      Certamente non sto parlando di un’azione di totale copiatura che non avrebbe alcun senso e non sarebbe rispettosa, ma mi riferisco a tutte quelle canzoni che prendono ispirazione dalla musica del passato per creare un prodotto nuovo che da una nuova vita al prodotto preesistente e lo inserisce in una nuova ottica.
      Comunque memories non è l’unico caso in cui si ritrovano aspetti ed elementi del canone di Pachelbel, questo succede ad esempio anche in “Graduation (Friends forever)” di Vitamin C per quanto riguarda la parte strumentale iniziale e di sottofondo durante tutta la canzone; succede in “All toghether now” dei The Farm in cui ritroviamo la progressione di accordi come anche in “Go west” dei Pet Shop Boys.

  10. Chigioni Samuel Alex

    —“C’è musica classica talmente bella da diventare popolare e leggera, e c’è musica leggera talmente bella da diventare classica. Quando la musica è bella è bella e basta!” – Andrea Bocelli
    —“Quasi tutte le opere sono fatte con sprazzi di imitazione, brividi appresi ed estasi plagiate.” -Emil Cioran
    Da queste citazioni, come da altre che riporterò in seguito, possiamo analizzare e capire varie interpretazioni e sfaccettature sul tema del plagio.
    Perchè è cosi criticato? Semplice, è normale l’attaccamento che si ha su un proprio elaborato, e se esso viene “copiato” avendo un riscontro anche maggiormente positivo, è giusto “prendersela”.
    Ma la distinzione sta tra l’imitare, tra il prendere spunto, prendere ispirazione, o prendere idee.
    Nel corso degli anni abbiamo potuto riscontrare vari esempi di plagio/imitazioni, ma è anche giusto rifarsi e prendere spunto da un qualcosa/qualcuno di grande, acquisendone le potenzialità, i punti forti, e le tecniche.
    Non dobbiamo pensare a tempi troppo vicini a noi, ma anche a tempi molto lontani, dove l’imitazione e il prendere spunto era quasi alla regola del giorno.
    Se la musica è bella, è bella, come dice Bocelli, questo è il fulcro della questione, e il resto può passare anche in secondo piano.
    In seguito riporto altre citazioni celebri:
    Se rubiamo pensieri dai moderni, sarà giudicato plagio; se dagli antichi, sarà considerato erudizione.—Charles Caleb Colton
    Copiare da un altro autore è un reato che si chiama “plagio”. Copiare da più autori, invece, è una opera meritevole che si chiama “ricerca”.
    —Luciano De Crescenzo

    • Bianca Beltrami

      Sono perfettamente d’accordo con Samuel, è normale che vi sia un attaccamento a qualcosa di unico che abbiamo creato, è anche vero che è proprio dall’imitazione e dallo studio di altri autori che derivano le composizioni più belle, come dice Samuel citando Cioran. Numerosi musicisti contemporanei (anche se la pratica dell’imitazione non è assolutamente un fenomeno nuovo) riprendono sia la musica del periodo barocco sia musica di altri tempi per comporre le loro canzoni.

      Mi piacerebbe fare un esempio riprendendo un brano che ho eseguito da piccola in un concerto incentrato su ANGELO BRANDUARDI, ovvero “Cogli la prima mela” (https://www.youtube.com/watch?v=OJ69wGkVKC4), in cui Branduardi riprende “U naseho Barty” (https://www.youtube.com/watch?v=EWEDXjmHi6E) un brano composto da un anonimo nel XVII sec. facente parte delle “Danze antiche dell’Ungheria e della Transilvania” eseguito da Clemencis Consort, velocizzandolo ma mantendendo la stessa linea melodica.
      Branduardi in molte sue canzoni applica questa tecnica, si possono citare: “State buoni se potete” diventata anche la colonna sonora dell’omonimo film (https://www.youtube.com/watch?v=VCqPVDKoMD8) oppure ne il Ballo in Fa# minore, facilmente confondibile con un brano popolare del periodo dei trovatori e dei trovieri se non fosse per il testo in Italiano moderno. (https://www.youtube.com/watch?v=l3UGmsy94_A)

    • Fredy Maffeis

      D’accordissimo con quanto scritto da Samuel,in quanto condivido il suo pensiero completamente.
      Io personalmente ascolto e seguo generi di musica molto particolari,ma anche nel mio piccolo ho potuto notare molte uguaglianze.
      Il fenomeno della copiatura,come detto sopra e da Samuel,è stato molto diffuso sin dagli antichi anni, fino anche ai giorni d’oggi.
      Però condivido l’opinione di Samuel,ovvero che non la vedo come una cosa completamente negativa, anche perché senza prendere spunto e ispirazione non sarebbero uscite nel corso degli anni opere e opere fantastiche ispirate ad altre.
      Quindi ribadisco,che la concezione negativa di questo fenomeno,non la condivido in quanto l’ispirarsi e il realizzare un qualcosa prendendo spunto da qualcun’altra, è una cosa naturale compiuta anche in anni più passati.

    • Verissimo! Nel corso di questo anno scolastico un po’ tormentato, alcuni professori mettevano in risalto la differenza tra il plagio e l’ispirazione. Questi insegnanti affermavano che la copiatura di un solo autore è un atto sbagliato, perché è considerato un plagio, mentre se si “copia” (o meglio si prende spunto) da più artisti si fa un lavoro di ricerca e soprattutto di STUDIO di un determinato contesto storico (per esempio, si possono riprendere degli spunti da autori dello stesso periodo).
      C’è una cosa che vorrei aggiungere. Nel corso dei secoli, si sono susseguite diverse correnti culturali, e molto riprendevano un determinato periodo, per esempio nel rinascimento si cercava di migliorare e di prendere spunto dal periodo classico (anche nell’architettura si cercava di trarre ispirazione e di migliorare lo stile dei romani).

      Vorrei aggiungere un’altra citazione che trovo molto interessante, le parole sono di Roberto Gervaso.
      -“Il plagio è un atto di omaggio. Chi copia ammira.”

      • Chiara Maria Guarrera

        Sono d’accordo con quanto scritto da Daniel.
        Ovviamente ci tengo a puntualizzare che dal momento in cui tu vai ad ammettere che hai preso ispirazione da autori a scopo scolastico o sperimentazione o per mille altri motivi può andar bene ma dal momento in cui inizi a vantarti della composizione magari dicendo che è anche farina del tuo sacco. Proprio li è il momento in cui il plagio non è ben accetto.
        Per esempio di plagio non ammesso ma palesemente plagio è quello della marsigliese. Nel secondo tema del I movimento del Concerto per pianoforte e orchestra n. 25, K 467, del 4 dicembre 1786, le note citano espressamente e chiaramente lo spartito di Viotti, che costituiranno l’oggetto del futuro plagio, denominato La Marseillaise. Mozart stimava Viotti, ne conosceva le musiche e ne condivideva.
        https://www.youtube.com/watch?v=hRDKpNjGcgs
        Tema Morzatiano
        https://www.youtube.com/watch?v=9MJPI4tkgU8
        Ho voluto citare questo perché è la dimostrazione del successo di un plagio non ammesso e calza a pennello perché stiamo parlando proprio del ‘700.

  11. Corinne Mazzucotelli

    Vorrei fare una riflessione sulla questione della copiatura/imitazione che ha già sollevato LUDOVICA.
    Riporto a questo proposito, ciò che ha affermato Lorenzo Cherubini conosciuto come Jovanotti durante un’intervista: “La genesi di una mia canzone? A volte parto dal titolo, altre da un plagio”. E chiarisce meglio per fugare ogni dubbio: “Mi capita spesso di scrivere sopra ad altre canzoni per farne una nuova; ed è uno stimolo a scrivere qualcosa: ma di diverso…”
    E’ del tutto normale prendere a modello altri artisti per poi evolversi e creare un prodotto personale, non possiamo quindi parlare di copiatura. Come è stato scritto anche da altri e nello stesso articolo, fin dal passato succede, e non solo in campo musicale.
    Come dice anche il Maestro Tito Aprea, pianista, musicologo e compositore italiano, “un tempo l’originalità del tema su cui si costruiva la composizione, non era necessaria né richiesta: “Il castello polifonico o sinfonico seicentesco si valeva di qualsiasi fondamento tematico, pur modesto, per elevarsi, talvolta, ad altezza eccelsa.
    Non si pretendeva quindi l’assoluta originalità della cellula iniziale, la quale veniva spesso presa in prestito dai compositori da altri organismi e non gridavano allo scandalo se altri facevano altrettanto con loro”.
    Queste modalità di produzione possono essere rivolte al puro discorso economico o tendere a qualcosa di più, ovvero alla proliferazione di linguaggi capaci di arricchire tutti attraverso la differenza di ciascuno: l’altra faccia della musica globale.
    Alla fine, ogni lavoro racconta qualcosa del proprio produttore, (a meno che si parli ovviamente di pura copiatura), ogni lavoro è diverso dagli altri. Possiamo prendere ispirazione dal testo, dalla musica, ma ognuno di noi è diverso, ha esperienze e modi diversi, e questo è un dato di fatto.

    • Mattia Morandi

      Interessante vedere come anche artisti affermati riprendano spesso melodie o canzoni dal passato per scrivere pezzi nuovi. Sinceramente non conoscevo questa citazione di Jovanotti e ne sono rimasto colpito, in quanto lo stimo come cantante anche se non rispecchia a pieno i miei gusti. Con ciò non voglio dire che Jovanotti è diventato il cantante che è grazie al lavoro di altri o a idee musicali di altri, anzi, il suo sforzo è stato proprio nel provare a tirare fuori da quelle melodie qualcosa di personale, qualcosa di suo su un telaio già precedentemente steso, cosa che ognuno può fare, anche perché tutti noi abbiamo esperienze, fonti di ispirazione e caratteri diversi.

  12. Vorrei rispondere a CORINNE e a ELENA facendo un esempio concreto, un’esperienza che ha toccato me e i miei compagni. Durante le ore di composizione un nostro professore ci ha lanciato la sfida di prendere come modello a scelta una delle invenzioni di Bach, tra quelle elencate dal professore, e ornarla ,variarla, costruirci un armonia, cambiare la melodia, farci su delle variazioni, orchestrarla….
    Inutile dire che, seppur il punto di partenza per molti era lo stesso, confrontando i risultati miei e dei miei compagni erano completamente differenti! La cosa che mi ha sorpreso però è che quando ho fatto ascoltare a mia sorella (per niente esperta di musica) il risultato di un mio compagno di classe con l’invenzione iniziale ha notato poca somiglianza nonostante il telaio armonico fosse lo stesso.
    Ho commentato con questa esperienza personale sia come dimostrazione che essendo tutti differenti anche le nostre composizioni sono diverse e anche per mostrare come alcuni autori del 700 siano ancora oggi per noi ricchi di stimoli.

  13. La musica classica soprattutto in questi ultimi anni viene considerata dai giovani ma non solo, musica vecchia e noiosa. Il fatto che molti artisti o gruppi musicali si basino su pezzi tratti dal repertorio classico per comporre la loro musica secondo me è una cosa molto positiva. Questo permette alle persone più curiose di capire cosa c’è alla base di quello che stanno ascoltando e magari iniziando anche solo da un singolo brano che gli piace si rendono conto che alla fine la musica classica non è così noiosa e priva di significato come pensavano. Molti ragazzi e ragazze che conosco a volte mi dicono che da una canzone moderna hanno scoperto dei pezzi di musica classica e gli sono piaciuti molto.
    Ad esempio la musica ballata in quasi tutte le discoteche negli anni novanta “La danza delle streghe” di Gabry Ponte (https://www.youtube.com/watch?v=redAfu1a6ec) ha alla base il Lacrimosa del Requiem di Verdi ( https://www.youtube.com/watch?v=t3m5R1vVPzM9 ). Altro brano che prende spunto dal Requiem di Verdi è Never Forget canzone del 1995 registrata dai Take That (https://www.youtube.com/watch?v=yoO_1FFr56k).Anche i Muse, famosissimo gruppo rock Inglese, hanno preso spunto dalla taccata e fuga in re minore di Bach ( https://www.youtube.com/watch?v=Nnuq9PXbywA ) per il loro pezzo “Plug In Baby” (https://www.youtube.com/watch?v=dbB-mICjkQM)
    Lo stesso vale anche per le colonne sonore dei film molte delle quali sono pezzi di musica classica del settecento. Come ad esempio il film” Barry Lyndon” che ha come colonna sonora la sarabande in re minore di Handel (https://www.youtube.com/watch?v=1tnowPA1xos). Oppure “La mia Africa” ( https://www.youtube.com/watch?v=Rjzf_cWzlp8) dove si può sentire l’adagio del concerto per clarinetto di Mozart in La maggiore (K622).Ci sarebbero altri infiniti esempi che però non mi sembra necessario citare.

    • Elena Poleni

      Vorrei ricollegarmi al discorso fatto da Cecilia per affermare che oggi siamo ancora abituati a dividere la musica per generi pur essendo testimoni di numerosi esperimenti di contaminazione di ogni tipo.
      Un esempio recente è quello dei The Piano Guys, un gruppo musicale statunitense che produce cover di brani musicali di ogni genere.
      La fantasia di questi artisti ha unito l’hit di Adele “Hello” (https://youtu.be/YQHsXMglC9A ) con il Lacrimosa tratto dal Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart (https://youtu.be/k1-TrAvp_xs ), dando vita a questa canzone ( https://youtu.be/WZjFMj7OHTw ).

      Il tentativo di unire lo stile classico al pop non è un’invenzione dei nostri giorni, di fatti la storia è ricca di queste esperienze.

      I Fraternity Brothers si imposero al mondo intero cantando Passion Flower (https://youtu.be/K4hZVyem0r4 ) il cui tema principale è volutamente costruito sulla famosa Per Elisa di Beethoven (https://youtu.be/-YcwR89cfao ).
      Sempre Per Elisa è stata tema e titolo della canzone di Alice, vincitrice del Sanremo 1981.(https://youtu.be/V6RB6fe-jFc )

      Sempre più spesso la musica classica viene citata, o utilizzata in un brano di musica pop proprio perché se prima il problema della musica erano i testi, oggi siamo di fronte ad una povertà musicale nell’ambito della “musica leggera” che porta gli artisti a compensare questo problema. Questo fenomeno è stato accentuato da un mercato sempre più pressante alla costante ricerca di prodotti che siano subito di successo e la musica classica garantiscono un’ottima base per la buona riuscita del progetto musicale.
      A tal proposito chiedo ai miei compagni: secondo voi quanto il mercato, insieme alle sue regole, influenza un’artista e lo spinge/costringe ad attingere dalla musica del passato?

      • Mattia Morandi

        Sicuramente non sono il migliore indiziato per rispondere a questa domanda, ma ci provo. La morsa del successo popolare e commerciale è sicuramente più stretta ora verso i cantanti “leggeri”, perché il loro genere è passato un pò in secondo piano, e l’affermarsi diventa sempre più difficile. A ciò segue un adattamento che i cantanti devono applicare, sia in termini di contenuti sia nel campo dell’efficienza dei loro prodotti. Secondo me alcuni attingono a musiche passate anche per questioni logistiche, perché magari hanno necessità di tirare fuori qualcosa in breve tempo, oppure anche perché vogliono provare qualcosa di diverso prendendo spunto.

      • Alberto Vitali

        A parer mio il mercato influenza relativamente un artista a seguire la musica del passato, perché da una parte certo se la musica in questione ha avuto un successo epocale come quella, in questo caso, barocca è logico che per iniziare bisogna prenderne spunto ma poi il mercato vuole e cerca sempre qualcosa di nuovo perché i tempi cambiano e anche i giovani cambiano e quindi se si vuole una vastità di pubblico maggiore bisogna adattarsi sempre con i tempi che corrono. Come ha detto bene Elena la musica barocca era incentrata sulla semplicità delle partiture, ma si diceva davvero bene quello che volevano esprimere cioè grazie all’adattabilità e all’elasticità dei brani si creava una grandissima vastità di possibili composizioni, così da non risultare mai uguale le realizzazioni dello stesso brano e la musica pop cerca di imitare quella elasticità e adattabilità di questo stile.

      • Agata Braiato

        Sicuramente il mercato, ai tempi d’oggi, è in grado di spingere un’artista, soprattutto considerando l’ambito musicale, a focalizzarsi su ciò che il mercato stesso vuole e richiede.
        Da sempre, per ottenere successo e fama, un musicista dev’essere capace di creare qualcosa che sia in grado di “ipnotizzare”, rendere partecipe ed interessato il pubblico in ascolto.
        Spesso questo può portare al doversi adattare alle esigenze del pubblico stesso. Purtroppo il lavoro del musicista non è così semplice come spesso si può pensare: alla base di un brano dev’esserci sicuramente la conoscenza musicale ma da sola non basta!
        Ad oggi, inoltre, è difficile riscontrare successo in questo campo perché, purtroppo, alla base di esso vi sono, appunto, il gusto del pubblico e, di conseguenza, il mercato.
        Per chi fa il musicista di professione, spesso, il vedersi costretto o spinto ad attingere alla musica del passato, piuttosto che ad altri stili, diventa necessità.

      • Agata Braiato

        Sicuramente il mercato, ai tempi d’oggi, è in grado di spingere un’artista, soprattutto considerando l’ambito musicale, a focalizzarsi su ciò che il mercato stesso vuole e richiede.
        Da sempre, per ottenere successo e fama, un musicista dev’essere capace di creare qualcosa che sia in grado di “ipnotizzare”, rendere partecipe ed interessato il pubblico in ascolto.
        Spesso questo può portare al doversi adattare alle esigenze del pubblico stesso. Purtroppo il lavoro del musicista non è così semplice come spesso si può pensare: alla base di un brano dev’esserci sicuramente la conoscenza musicale ma da sola non basta!
        Ad oggi, inoltre, è difficile riscontrare successo in questo campo perché, purtroppo, alla base di esso vi sono, appunto, il gusto del pubblico e, di conseguenza, il mercato.
        Per chi fa il musicista di professione, spesso, il vedersi costretto o spinto ad attingere alla musica del passato, piuttosto che ad altri stili, diventa necessità .

    • Erica Imberti

      Vorrei soffermarmi su ciò che ha detto CECILIA, approfondendo l’aspetto della musica classica unita ad altri generi. In prima persona ho sperimentato come la, cosiddetta, musica classica, quindi musica 700esca, possa essere rielaborata e/o ri-arrangiata in forma pop, rock, hip-hop etc. In classe, nelle ore di TEC utilizzando il programma “GarageBand”, ho arrangiato il famosissimo Preludio dalla Suite n°1, per Violoncello di J. S. Bach (https://youtu.be/poCw2CCrfzA) in versione pop-rock, creando un accompagnamento. La melodia era affidata o al violoncello o ad un altro strumento (chitarra, sintetizzatore…). Ho cercato di creare così un’armonizzazione coerente con la melodia originale, ma moderna e contemporanea nella scelta degli strumenti e di come utilizzarli (basso elettrico, percussioni varie…).
      In questo modo i generi si vanno a mescolare, come diceva ELENA nel suo intervento. Non si hanno più categorie divise nettamente, ma ognuna prende qualcosa dall’altra. Un esempio più attuale è la canzone, uscita recentemente “SHIMMY SHIMMY” di Giusy Ferreri, Takagi & Ketra (https://youtu.be/-KWw8XfP43s). La parola SHIMMY riporta subito al passo della danza medio-orientale (utilizzato soprattutto nel folklore egiziano) che rimanda alla base del brano, alle melodie e alle armonie medio-orientali. Si sentono molto le percussioni che danno ritmo e gli strumenti a fiato che seguono la linea melodica (esempio:https://youtu.be/YkLKhKT8X6I). Vengono utilizzate però in chiave non più esclusivamente folkloristica ma del tutto nuova: viene incorporata una base musicale non orientale, bensì più comune. Il connubio di questi due elementi va a creare un brano che non ha stile, perché è un’insieme di stili che lo rendono non categorizzabile in una categoria.

    • …..qui urge consultare mio fratello D.J…..per me è dura ragazzi..

  14. Corinne Mazzucotelli

    Vorrei sollevare una questione: che rapporto esiste oggi tra il mondo jazz ed il Barocco?
    Negli ultimi anni diversi jazzisti noti ( per citarne alcuni: l’americana Clara Bley, il francese Richard Galliano, l’italiano Paolo Fresu) sono entrati in contatto con la musica colta. Ciò succede poichè il jazz viene visto come un punto d’arrivo che viene raggiunto solo dopo aver esplorato ed assimilato attentamente altri generi musicali e non un punto di partenza.
    Un risultato di questo percorso è per esempio la versione delle Goldberg Variations di Bach ad opera di Uri Caine e del suo ensemble. Niente affatto mera riproposizione o stucchevole “jazzificazione” ma compenetrazione e appropriazione di un materiale che diventa nuovo pur rimanendo in assoluta armonia con la base di partenza.
    Anche Enrico Pieranunzi ha realizzato alcuni album dedicati a Bach, Scarlatti ed Handel.
    La giornalista Paola Parri dice “Secoli separano Bach, Handel e Scarlatti da Enrico Pieranunzi pianista e compositore del Ventunesimo secolo, eppure in queste composizioni non c’è frattura temporale.”
    Le sonorità barocche penetrano nella musicalità contemporanea di Pieranunzi e viceversa, il valore musica classica si armonizza con la struttura ritmico-armonica-melodica del jazz, tanto da abbattere ogni definizione settaria.

  15. Ludovica Bettinelli

    “IN NATURA NULLA SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE, TUTTO SI TRASFORMA” così disse il grande scienziato francese LAVOISIER.

    E se partissimo da questa affermazione per sconfinare nel campo della musica? Come avviene che l’ispirazione, attraverso la combinazione di note musicali dia luogo a sonorità che si presume siano, fino a prova contraria, nuove? Sono interrogativi che rappresentano tutt’oggi un terreno fertile per attente riflessioni.

    Come hanno giustamente affermato ELENA, BIANCA ED ERICA, ciascun individuo, ciascuna compagine statuale, è figlia del proprio passato: la tradizione è il primo terreno fertile per l’innovazione; ma ora partendo da questa concezione vorrei proseguire sulla strada percorsa da CORINNE E MATILDE, che si sono giustamente ” servite” di grandi figure come quella di J.S.Bach per dimostrare come, in particolare il SETTECENTO, rappresenti una FONTE STERMINATA DI ISPIRAZIONE.

    Potrei esordire dicendo che la ‘contaminazione’, naturalmente, è sempre esistita, e con essa la tendenza della creazione artistica a riprodurre, in modo più o meno consapevole, delle «preesistenze», ciò che noi oggi definiremmo legalmente “PLAGIO”.

    È  scritto in alcune storie della musica: se ne trova conferma con il grande codificatore delle prassi del sistema temperato Johann Sebastian Bach, che trascrive concerti barocchi di MARCELLO, VVIVALDI (famoso “dualismo Bahc-Vivaldi”), Johann Ernst e scrive corali su temi luterani. L’organista e musicologo Albert Schweitzer, in una biografia, rileva la presenza e l’importanza delle melodie luterane in tutta la produzione corale ed organistica bachiana. Evidentemente, NON SI TROVAVA SCANDALOSO SERVIRSI DI TEMI CELEBRI, come se si trattasse di ‘citazioni’ implicite, di materiali sonori già assimilati, da riutilizzare proprio come fa l’artigiano quando assembla strutture eterogenee. Non a caso in alcune trascrizioni i nomi degli autori originali non vengono citati (o forse non giungono fino a noi…) come ad esempio nel già menzionato Concerto in si minore BWV 979.

    E’ ormai convinzione comune degli storici che anche il genio di Mozart sia ricorso alla stessa prassi, divertendosi a copiare temi di altri compositori. Nella Ouverture del Flauto magico vi sono temi di CIMAROSA e di CLEMENTI, considerato il “padre della musica pianistica”. Mozart, come ricorda Luciano Chailly, «ebbe molte accuse di plagio per ‘prestiti’ da Gluck, Haydn, Paisiello, J. Christian Bach, Sarti, ed altri».

    E per concludere potrei citare Giovanni Carlo Ballola il quale, riferendosi a questa prassi cui anche Mozart aderì, scrisse: «se Mozart fosse vissuto ai nostri tempi, avrebbe dovuto passare molto tempo, per i suoi plagi, in un’aula di Pretura».

    • Sofia Petroni

      Ricollegandomi a quanto detto da Ludovica, volevo precisare che il fenomeno del plagio affonda le radici in un passato ancora più lontano : una forma di plagio stilistico era infatti rappresentata prima ancora dall’utilizzo di tutti quei modi che si ispiravano ai modi greci.
      Tornando al “700 come fonte inesauribile d’ispirazione”, noto è anche il caso della Marsigliese.
      La Marseillaise, inizialmente nota come “Chant de guerre pour l’armée du Rhin” per il carattere cruento del testo che invita a lottare e a vincere per la patria, fu composta negli anni novanta del settecento e scelta successivamente come inno dello stato francese. Siamo d’accordo che fin qui non ci sia nulla di strano, ma la verità è che l’inno rientra nei casi di plagio; infatti Claude Joseph Rouget de Lisle aveva proprio scritto un testo direttamente sulla musica di Giovanbattista Viotti.
      Il plagio fu per fortuna scoperto, e il brano attribuito conseguentemente all’autore originale.
      Penso che nel momento in cui la presa d’ispirazione sfocia nello sfruttamento totale di temi invariati di altri autori non può più essere giustificata. Prendere spunto per elaborare e creare del nuovo materiale è un conto, copiare per filo e per segno è invece un atto irrispettoso ed un segno di mancanza di originalità ed immaginazione.
      “il vero segno dell’intelligenza non è la conoscenza ma l’immaginazione”- Albert Einstein
      “Il tuo cervello è più ampio del cielo”- Emily Dickinson

      • Chigioni Samuel Alex

        Ecco la questione che mi interessava puntualizzare e che è stata puntualizzata da Sofia.Il fatto che la pratica del plagio è una pratica che troviamo anche in scritti molto antichi, ed era molto diffusa già ai tempi.
        E se era già diffusa ed era già pane per i denti dei musicisti di quell’epoca, perche noi dobbiamo porci cosi tanti problemi?
        E’ una cosa normalissima, e dovrebbe diventarla per tutti.
        Quante volte mi è capitato di dover comporre o creare un qualcosa, ed avere magari un vuoto di idee, e invece grazie a spunti di elaborati altrui sono riuscito a ricavare poi un ottimo lavoro.Tutto dio può aiutare e suo scaturire in creazioni che non hanno nulla in meno o in più rispetto “all’originale”.E se già lo facevano i vecchi colossi della storia, non ci vedo nulla di male, anzi.
        Vero comunque il fatto che, come detto da Sofia, il prendere spunto e prendere idee ed ispirare è un conto, e la copiatura totale e spudorata ne è sicuramente un altro.

  16. Agata Braiato

    Vorrei collegarmi alla citazione che Ludovica ha inserito nelle sue considerazioni “Quelli di seconda scelta imitano, i grandi rubano” Oscar Wilde.
    Penso che questa citazione sia molto significativa e penso che rappresenti al meglio la tematica che stiamo affrontando: chiunque è in grado di copiare, che esso sia o no un musicista o un’artista, ma in pochi sono in grado di prendere spunto da un’opera e creare qualcosa di molto più grande e significativo.
    Sicuramente la fase di copiatura, come anche Bianca sostiene, può essere molto utile in fase di studio perché ci permette di analizzare e comprendere da dove derivi la bravura del compositore a cui ci stiamo riferendo, ma solo in pochi sono in grado di trarre spunto da un brano di un grande compositore ed inserire elementi personali che siano in grado di renderlo ancora più significativo, moderno e, appunto, personale.
    Personalmente penso che, quest’ultimo esempio, non possa essere considerato plagio, anzi, penso sia una cosa positiva il fatto che qualcuno sia in grado di prendere e riinterpretare, aggiungendo anche elementi personali, brani già esistenti in cui, magari, ci si ritrova.
    Ed è qui che vorrei collegarmi a ciò che sostiene Mattia perché ancora oggi troviamo grandi cantanti, soprattutto nel mondo dei giovani, che riprendono melodie o piccole frasi da altri testi facendoli propri.
    Sangiovanni, il finalista di Amici, ad esempio, è stato accusato di plagio nella sua canzone “Malibù”: il brano, soprattutto nell’introduzione, somiglia moltissimo a quello dei The Kid Laroi “So Done”.
    Nonostante questo, però, ritengo che Sangio sia riuscito a dare una nuova interpretazione ed una nuova versione alla melodia, in cui lui ritrovava se stesso, ed è riuscito a raggiungere livelli altissimi: sicuramente “Malibù” è molto più ricca, nella sua diversità, dal brano originale, ed inoltre rappresenta a pieno lo stile di Sangiovanni ed i suoi sentimenti.

  17. Volevo soffermarmi su questo aspetto della musica jazz. Il jazz è uno stile che implica il frequente uso dell’improvvisazione. I musicisti che improvvisano, per la maggior parte dei casi, prendono spunto da opere gia preesistenti. Questo secondo me non è da considerare come plagio. Gia ai tempi i grandi compositori classici riprendevano temi di autori gia esistenti, ma riuscirono a lasciare comunque una propria impronta. Prendiamo ad esempio il caso di Mozart nell’ouverture del Flauto Magico; in esso ci sono temi di Cimarosa e di Clementi e nonostante cio Mozart è considerato “padre della musica pianistica”. I jazzisti, a parer mio, non commettono nessun tipo di plagio nelle loro improvvisazioni perchè, anche magari riprendendo temi di altri autori, ci mettono del loro, aggiungendo elementi di novità.

    • Bianca Beltrami

      Sono pienamente d’accordo con quello che è stato detto da Alessandra. Nella musica JAZZ, ma anche nella musica BLUES e in tutti i generi in cui è consuetudine fare IMPROVVISAZIONE (includendo anche la pratica di improvvisazione diffusissima nel periodo RINASCIMENTALE BAROCCO), sono presenti dei canoni che si ripetono e su cui vengono eseguite le improvvisazioni. Questi elementi tematici del basso, ad esempio la CADENZA FRIGIA in passato e la SCALA PENTATONICA oggi, vengono ripresi da quasi tutti i musicisti per comporre o improvvisare su di essi.
      Nessuno oserebbe considerarli “plagio”, riprendendo la CITAZIONE DI LAVOISIER fatta da Ludovica, questi diversi elementi di basso continuo vengono “trasformati” dai diversi compositori ed esecutori che li rendono unici applicando le loro caratteristiche personali a elementi canonici.

    • Andrea Seghezzi

      Sono pienamente d’accordo, ho avuto varie esperienze nella musica jazz facendo parte di numerosi gruppi, tra i quali la Big Bang del nostro istituto. Nelle improvvisazioni mi è capitato molto spesso di prendere spunto da composizioni e brani già esistenti, mantenendo però i giri di accordi della tonalità d’impianto del brano. Ovviamente non si può copiare totalmente dalla fonte, di solito si prendono delle cellule ritmiche o dei piccoli fraseggi non troppo lunghi sennò non sarebbe più un’improvvisazione.

  18. Sofia Petroni

    “C’è musica classica talmente bella da diventare popolare e leggera, e c’è musica leggera talmente bella da diventare classica. Quando la musica è bella è bella e basta!” – Andrea Bocelli
    Parole sante quelle del buon Bocelli…
    La musica di oggi, che affonda inevitabilmente le radici nel passato(poichè senza la musica precedente non sarebbe potuta esistere quella attuale, in quanto senza la materia prima non può svilupparsene un’altra in un certo senso “evoluta”),si costruisce spesso, come abbiamo visto, a partire dalla musica classica.
    Abbiamo anche visto che superando certi limiti si cade nel plagio, però talvolta si possono realizzare anche prodotti molto interessanti. A tal proposito mi sento di citare Matt Kent, un ragazzo pieno di entusiasmo che sorprende tutti facendo tante visualizzazioni sui social tra cui tik tok in primis e poi instagram.
    Matt seleziona pezzi di musica classica e li trasforma in canzoni pop: in una prima fase studia il brano classico, poi inventa un testo, aggiunge degli effetti et voilà, un nuovo prodotto è stato realizzato.
    Lo ha fatto con il Rondo alla Turca di Mozart: ha studiato il brano originale, l’ha rallentato, semplificato, e ha aggiunto il basso con la mano sinistra, ha aggiunto dei beats, ed infine un testo scritto da lui.
    La stessa cosa l’ha fatta anche con brani di Beethoven, Chopin, Vivaldi, Tchaikovski, etc…
    Come ho anche già detto in un altro commento, non vedo la pratica del creare nuovi pezzi, nuovi prodotti a partire da altri scritti molto prima come un qualcosa di principalmente negativo. Al contrario penso che sia bello poter creare tantissimi prodotti diversi a partire da uno stesso brano preesistente dei nostri predecessori, in fondo è come fare omaggio alla musica dei grandi compositori del passato adattandola a diversi ambiti ,situazioni, ed epoche.
    Inoltre rappresenterebbe anche un modo per rendere la musica del passato attuale.
    Oserei dire che secondo il mio parere si potrebbe creare proprio un genere apposito, che includa canzoni composte lavorando su brani classici preesistenti. Sarebbe un sottogenere della musica classica ?Un ramo di quella moderna?
    Perchè no?

    • Trovo molto interessante lo spunto di Sofia. Sarebbe bello trovare un punto di incontro all’interno dell’ambito della musica e delle arti in generale. Alla fine l’arte è ciò che permette di comunicare fra persone che non possono capirsi, perché è l’ambito in cui c’è più competizione anche fra gli artisti stessi?
      Dovrebbe essere un pregio saper prendere spunto da altri artisti, magari anche lontanissimi dalla nostra epoca(come l’esempio che ha fatto Sofia nel suo commento), per creare qualcosa di completamente innovativo.
      Riprendendo più nello specifico sia l’esempio di Sofia che l’articolo, trovo quello che è stato da molti definito “plagio” una via per avvicinare la musica barocca o classica ai giovani e alle nuove generazioni che la conoscono poco e, anzi, la snobbano.

  19. Antonio Guerini

    Vorrei entrare nel merito del plagio:nel corso della storia della musica, che sia per puro caso o perché la cosa è voluta, si è arrivati a copiare determinati temi come ad esempio il famosissimo tema dell’aria “caro mio ben” composta da Giuseppe Giordani ricorre in molti brani anche molto famosi, come ad esempio il secondo movimento del concerto per violino in re maggiore di Bach BWV 1043, lo stesso tema lo troviamo nelle prime note di “ombra mai fu” di Handel, a mio parere in certi casi si arriva ad un punto in cui il tema è talmente bello che più musicisti vi si cimentano come nel tema della follia quindi anche se effettivamente si tratta di plagio questo passa in secondo piano di fronde alla bellezza della musica proposta.

  20. Antonio Guerini

    Vorrei collegarmi alla citazione di Andrea Bocelli, è vero che in molti casi ci sono pagine di musica che rimarranno per sempre nella storia che sia per altezza d’ingegno come l’offerta musicale di Bach, oppure per la straordinaria bellezza come il celeberrimo canone di Pachellbel, tuttavia anche nella musica a noi più vicina ci sono brani talmente belli da diventare dei veri e propri classici intramontabili come è il caso di Bohemian Rhapsody che guarda caso,non solo la singola canzone ma tutto l’album dei Queen, si ispira al genere operistico.
    Quindi prendere spunto da altri genere che hanno avuto un immenso successo e reinterpretarli in chiave moderna è una cosa straordinaria. Ora ritenendomi una persona che ha ascoltato molti generi differenti dalla musica antica al rap e al rock mi sento di dire che non esistono generi di seconda classe ma solo brani degni di essere ricordati in ogni epoca della storia umana..

  21. giorgia tombini

    “Prendere spunto” da qualche altra canzone/composizione preesistente non per forza è sinonimo di “plagio” e non per forza può assumere un significato negativo. Per vari aspetti.
    Il primo di questi, quello più chiaro agli occhi di tutti, è che molte volte partire da qualcosa che già esiste può aiutare il nuovo artista a creare il proprio stile, o meglio può aiutarlo a esprimere un concetto che a lui esce difficile spiegare perché magari ancora troppo immaturo.
    – E qui mi permetto di ripescare dalla mia memoria un ricordo della mia infanzia per capire meglio questo concetto. Io, seconda figlia di tre, con una sorella maggiore che cercavo sempre di imitare perché mi piaceva come era lei. Si arrabbiava molto quando magari le copiavo il modo di vestirsi e mia mamma interveniva subito dicendo “Michi non devi arrabbiarti, devi essere contenta perchè vuol dire che le piace il tuo modo di vestirti”. –
    Potrebbe anche trattarsi di questioni commerciali – maggiormente per la musica odierna – prendendo canzoni che hanno avuto un gran successo, prendendo qualcosa che già funziona e imitandola per avere maggior diffusione – per questo si parla di “musica commerciale”. –
    Bisogna però guardare anche l’altra faccia della medaglia. Prima ho citato la “musica commerciale”. Si può parlare di una “formula” di successo sulla quale tante delle canzoni si basano – come del resto anche la forma-sonata per il classicismo e il notturno per il romanticismo -.
    I musicisti perciò incorrono in queste strutture e spesso possono anche creare canzoni simili ad altre o simili a già loro vecchie canzoni senza rendersene conto. Questo secondo me è rischioso perché, se usate solo per avere successo, si può cadere nel banale bloccando la creatività e la libertà dell’artista.

  22. Rraboshta Denis

    molto interessante la questione del plagio. la cosa più interessante è che come la musica, anche il senso stesso della parola plagio col passare del tempo si è trasformato e a oggi viene intesa come una copiatura illegittima. ma ciò non è considerata da tutti una cosa grave; per alcuni il plagio è accostato ad un concetto molto semplice che è la presa d’ispirazione (cosa che in musica è del tutto positiva). Qesta cosa mi fa venire in mente il significato che si dava al concetto di manierismo prima e dopo che esso fu riconiato da Vasari. inizialmente era inteso come una semplice e spudorata copiatura e poi con vasari venne inteso come sinonimo di stile.

  23. Bianca Beltrami

    E’ stata trattata molto dai miei compagni la questione del “plagio”, degli spunti che vengono presi da composizioni altrui dai musicisti. Vorrei sollevare l’altra questione accennata nell’ultimo paragrafo del capitolo, ovvero la musica dei grandi autori all’interno dei film. Ovviamente nei film che raccontano la vita di grandi musicisti sono presenti i brani composti dai protagonisti (mi sembra opportuno citare “AMADEUS”, che racconta la vita di W.A.Mozart in cui sono presenti moltissime composizioni settecentesche composte sia da Mozart ma anche da altri autori che egli incontra nel corso della sua vita https://www.youtube.com/watch?v=Es-VeN1zor4) ma vi sono film moderni che come colonna sonora hanno celebri composizioni dei più grandi compositori.

    Il più significativo esempio che vorrei condividere è quello che potremmo chiamare un “TRIALISMO” Stanley KUBRICK – BEETHOVEN – ROSSINI all’interno del celeberrimo film “Arancia meccanica” del 1971.
    Possiamo notare, infatti, come le musiche di Beethoven vengano utilizzate da Kubrick per costruire su di esse le immagini e gli stacchi di montaggio. Degna di nota la scena “deliziosa delizia e incanto” la cui colonna sonora è il II MOVIMENTO della NONA SINFONIA di Beethoven (https://www.youtube.com/watch?v=FsPiA6xBXYA). Per alcune scene particolarmente dinamiche, inoltre, Kubrick sceglie “LA GAZZA LADRA” di Rossini, come nella scena dello scontro con la banda di Billy Boy (https://www.youtube.com/watch?v=Z-zRtT5jPLA). Facendo questa scelta Kubrick da una nota gioiosa a scene particolarmente violente, creando così un contrasto.

    Questo ci fa notare come, anche in questo caso, la musica di un’altra epoca ha contribuito a rendere un film un capolavoro, dimostrando come attraverso la collaborazione l’arte non può che migliorare e migliorarsi a vicenda.

  24. Federica Medda

    Trovo molto interessante la questione del plagio. Molti pensano che esso sia inteso come una copiatura spudorata e spesso di conseguenza si sottovalutano molti i brani composti con delle melodie copiate. Si pensa anche che il plagio fosse molto piu diffuso in passato ma non condivido questa opinione. Molte volte anche oggi tra gli artisti se ne fa utilizzo. Tra gli artisti più influenti di questo periodo inoltre trovo che ci sia una continua imitazione tra le melodie utilizzate per le canzoni. Non utilizzano l’imitazione solo tra di loro ma anche con melodie del passato, reinterpretandole e rendendole di valore, senza rovinarle. Molte volte è anche servito a degli artisti per crearsi una carriera e maturare musicalmente in mancanza di esperienza o materiale quindi non posso considerarla una questione negativa.

  25. Volevo condividere una mia esperienza. Quest’anno mi è capitato di cimentarmi in brani che erano molto simili a quelli di grandi compositori, per esempio la “Serenata op.66” di Hummel(https://youtu.be/OO1YgzB72qU) che riprende l’inizio dell’overture “La Clemenzia di Tito” di Mozart (https://youtu.be/zWH3G_wbhO0). Penso che Hummel non volesse plagiare il tema di Mozart ma che volesse fargli un omaggio, visto che Hummel era un allievo del grande compositore. Quando l’ho suonata per la prima volta ho pensato che si trattasse di un plagio, perché non sapevo il rapporto che esisteva tra i due compositori, ma grazie alla professoressa Argentiero ho capito che era un semplice omaggio. Molte volte si pensa al plagio non sapendo bene che tipo di relazione intercorre tra due artisti, prima di pensare ad un plagio bisognerebbe informarsi sulla storia dei due compositori in modo tale che non si facciano conclusioni affrettate. Per rendere meglio l’idea dell’intenzione di Hummel riporto una citazione di Denis Waitley “La più grande destrezza comunicativa è rendere omaggio agli altri.”

  26. Federica Medda

    Leggendo i commenti dei miei compagni ho notato che in merito alla questione del plagio si siano fatti solo esempi positivi. Anche se nell’ultimo periodo non sempre è stato accolto da tutti gli artisti il prendere spunto da composizioni già esistenti. Il primo esempio che mi viene in mente è quello della canzone “Lucid dreams” di Juice Wrld ( https://youtu.be/mzB1VGEGcSU ). La base di questa canzone prende completamente spunto dalla canzone “Shape Of My Heart” di Sting ( https://youtu.be/NlwIDxCjL-8). Personalmente trovo che la canzone dell’artista Juice Wrld non rovini la base composta di Sting, anzi trovo che le dia molto onore, rendendola molto attuale. Nonostante “Lucid Dreams” sia molto apprezzata globalmente, Sting inizialmente l’ha molto contestata per poi definirla una bellissima interpretazione, molto fedele alla forma della canzone originale. Arrivo alla conclusione che non sempre inizialmente tra artisti venga molto appoggiata questa pratica nonostante il lavoro finale sia molto apprezzato e di ottimo livello perchè personalmente trovo che nel campo musicale ci sia molta competizione.

    • Giacomo Bagini

      Confermo, e credo che nella situazione di Sting non mi sentirei per nulla vittima di plagio. Lucid dreams ha messo in risalto la sua grande capacità compositiva, dimostrando come un suo brano scritto negli anni ’90, possa essere ancora utilizzato per comporre una hit da un miliardo e mezzo di ascolti su Spotify. Non vedo quindi il motivo dell’insistenza con cui Sting ha portato avanti la causa anche dopo la morte di Juice Wrld.
      La stessa canzone è stata inoltre accusata di aver plagiato Holly Wood Died, degli Yellowcard ( https://www.youtube.com/watch?v=FcYDWUnnwRM ). Penso che in questo caso si tratti solamente di una coincidenza, in quanto la parte “copiata” è solamente una progressione molto orecchiabile, potenzialmente già presente nelle orecchie di tutti, e che quindi chiunque avrebbe potuto mettere in musica senza nemmeno conoscere la canzone degli Yellowcard. Al contrario, il pezzo preso da Sting, è stato utilizzato come un vero e proprio sample (non è stato reinterpretato, ri-registrato ecc… , è stata inserita la vera registrazione di Sting), rendendo il tributo talmente evidente da non lasciare spazio ad alcun sospetto di plagio.

  27. Andrea Seghezzi

    Mi è capitato molto spesso di sentire una canzone e di avere la netta sensazione di averla già ascoltata da qualche parte, cioè di avere un dejavu. Sono quasi certo che sia successo ad ognuno di noi mentre ascoltiamo una nuova melodia e subito la nostra mente ci porta a un’altra già conosciuta. Spesso sentiamo dire che con 7 note è complicato essere originali e non ripetitivi, sebbene in realtà ci siano diversi fattori che contribuiscono a rendere una composizione unica e riconoscibile tra i quali il ritmo, l’arrangiamento, il sound e il testo. Essendo che la musica si rifà alla matematica e considerato che le note sono alla fine 7, è quindi ovvio che il numero di combinazioni non può essere infinito. Detto questo è quasi scontato arrivare all’ipotesi di plagio anche tra i più grandi musicisti contemporanei e non. Nel libro intitolato “Anche Mozart copiava” di Michele Bovi pubblicato da Auditorium del 2004, lo stesso Ennio Morricone diceva:
    “La musica orecchiabile, proprio perché tale, assomiglia a qualche cosa già scritta, già proposta alla gente. Se non fosse stata udita non avrebbe successo. Se un autore vuole davvero creare qualcosa di originale deve attingere a parametri inadatti alla musica leggera il cui prodotto è una canzonetta, a volte dilettantesca, a volte infantile, sempre destinata ad un successo stagionale. La mia posizione morale e musicale è che chi ha coscienza di questa professione, pertanto della orecchiabilità forzata di queste canzoni che hanno vita breve, dovrebbe astenersi dal fare cause e controcause per plagi indimostrabili e disturbare i giudici per queste cose.”
    Un fenomeno di attualità quello del plagio: le cause attualmente pendenti negli uffici giudiziari italiani sono infatti non meno di 3mila, dice Bovi. In Italia i casi più famosi di plagio sono quelli di Al Bano e Michael Jackson (oggetto del contendere, il brano “I cigni di Bakala”), Ricky Gianco e Claudio Baglioni e, ultimo in ordine di tempo Sergio Endrigo e il maestro Luis Bacalov dove la corte di appello civile di Roma ha stabilito che Bacalov copiò alcune note del tema musicale de ‘Le mie notti’ per la colonna sonora del film ‘Il Postino’.

  28. Chiara Maria Guarrera

    A proposito di plagio io volevo parlare dello scandalo che in questi giorni sta spopolando all’interno dei social.
    “Nel 2015 Anthony Laszlo ha pubblicato il singolo “F.D.T.” e in un parte ricorderebbe la canzone dei Maneskin.”
    Questo è quanto stato scritto all’interno di un post.
    Fortunatamente tutto ciò è stato smentito dalla replica della casa discografica Sony Music alle accuse di presunto plagio del brano dei Maneskin: “Abbiamo effettuato la perizia non c’è nessun plagio, ecco perché”.
    Quindi la voce è stata messa a tacere.
    Tuttavia un sacco di persone hanno approfittato di questa notizia che è circolata alimentando la voce.
    Come ad esempio il produttore Dade (cofondatore, bassista e chitarrista dei Linea 77) che su Instagram ha postato la canzone degli Anthony Laszlo sui propri canali social con una frase che lascia ben poco spazio all’immaginazione “Qualcosa non quadra”. Il produttore ha fatto ascoltare i ritornelli di entrambe le canzoni.
    Ciò mi fa mansare che molte voci di plagio siano semplicemente frutto di disinformazione e voglia di sollevare questioni perché o si fa questo di lavoro o semplicemente per il gusto di farlo.

  29. Giacomo Bagini

    Io credo che, come nel mondo della scienza, chi giunge ad una scoperta deve renderla usufruibile da tutta la comunità scientifica, anche in musica il compositore che realizza una melodia, una forma o un’idea funzionante debba permettere ad ogni altro musicista di usufruirne per dare il proprio contributo, per cooperare al fine di raggiungere, perché no, la perfezione.
    Trovo che si possa parlare di plagio in senso negativo nel momento in cui un musicista già abbastanza noto approfitta di un brano composto da un’artista minore, proponendola come una sua idea originale. Nessuno ne dubiterà in quanto la sua fama gli porta inevitabilmente anche credibilità.

  30. Giorgia Tombini

    “C’è musica classica talmente bella da diventare popolare e leggera, e c’è musica leggera talmente bella da diventare classica. Quando la musica è bella è bella e basta!” – Andrea Bocelli
    Si, la musica è bella e basta e qui mi sbilancio dicendo che ogni qualsiasi forma di musica nata con un minimo di sforzo e di fatiche può essere considerata tale. So che molte persone potrebbero trovarsi in disaccordo con me, ma c’è davvero musica e musica e ovviamente in ogni periodo ha le proprie caratteristiche. Quando parlo di un minimo di sforzo alla base della produzione sto parlando anche del più comune fenomeno del “plagio” o in termini meno spregiativi del “prendere spunto”, molte volte visto in modo negativo. Ma in realtà è bene che diverse musiche anche di diverse epoche si contagino a vicenda perchè si può portare avanti un’ampissima cultura musicale.
    Del resto ultimamente si sta diffondendo la caratteristica di utilizzare basi di musicali classiche, anche magari remixate come si fa ora, per creare canzoni pop, rock o leggere.
    Di seguito un esempio di questa pratica presa dal Canone in Re maggiore di Pachelbel https://youtu.be/15V74Qfzk_I
    https://youtu.be/SlPhMPnQ58k Memories – Maroon 5
    Questa pratica di “plagio” era molto frequente anche nel periodo Barocco quando i tempi di consegna delle composizioni era molto breve e copiare qualcosa di preesistente era un ottimo escamotage per comporre velocemente e avere come risultato un brano efficace.

  31. Grazie ragazzi, direi molto istruttivo soprattutto per me che col moderno ho perso certamente quella dimensione che viceversa vi appartiene. I contributi sono stati davvero ricchi, avete sollevato numerosi spunti e da qui partiremo per nuove sfide.

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